La Partida. Prove con Vero Cendoya

Ieri pomeriggio ci siamo intrufolati nella Sala prove del Teatro Astra per assistere a qualche momento del laboratorio condotto da Vero Cendoya in occasione de LA PARTIDA, in scena sabato 16 luglio per Teatro a Corte. Sono stati coinvolti attori e danzatori non professionisti, di età diverse, amanti della danza e del teatro, che, attraverso semplici pratiche del linguaggio del corpo e della voce, stanno preparando alcuni interventi precisi da collocare all’interno dello spettacolo in scena nella splendida cornice del Castello di Racconigi.
Vero Cendoya, con la direzione musicale di Adele Madau, lancia la sfida di coniugare danza contemporanea con mondi apparentemente lontani o antagonisti, come quello del calcio nel caso de LA PARTIDA, dove cinque ballerini e cinque giocatori dialogano cercando un comune linguaggio: i danzatori si lasciano invadere dall’atmosfera dei cori e della tifoseria, i giocatori scoprono che le forme teatrali non sono poi così distanti da quelle del gioco. La coreografa catalana si domanda che cosa abbia in comune lo sport con la danza e perché le masse si lascino così tanto affascinare dal calcio, e risponde a questi quesiti con ironia, creando vivaci occasioni di confronto tra universi potenzialmente contrapposti. Vero parla un italiano impeccabile e guida i partecipanti al laboratorio verso una consapevolezza della fisicità attraverso l’energia che sta alla base dell’impulso del movimento: con una penna immaginaria che traccia le linee del corpo, i partecipanti, a coppie, innescano il moto dell’altro, si muovono nello spazio della Sala Prove, ricreando oggetti e figure e preparandosi a scendere in campo.
C’è qualcosa di LA PARTIDA che ricorda le atmosfere in bianco e nero di ”L’arbitro”, opera prima di Paolo Zucca presentato alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia nelle giornate degli autori. Il film racconta la rivalità tra L’Atletico Pabarile, la squadra più scarsa della terza categoria sarda, e Montecrastu, la squadra guidata da Brai, un arrogante fazendero abituato a vessare i peones dell’Atletico in quanto padrone delle campagne. Il ritorno in paese del giovane emigrato Matzutzi (Jacopo Cullin) e l’ascesa professionale dell’arbitro Cruciano (interpretato da Stefano Accorsi) rivoluziona gli equilibri del campionato e l’Atletico Pabarile comincia a vincere una partita dopo l’altra, grazie alle prodezze del suo novello fuoriclasse. Ecco una piccola ma significativa clip del film, l’appuntamento per la prima nazionale de LA PARTIDA è per sabato:

La danza del calcio

Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro.
Così scriveva Pier Paolo Pasolini, mescolando nel calderone della vita sacralità, teatro, spettacolo, sport. Non solo poeta, autore e regista, ma anche calciatore (a quanto pare una ”discreta ala destra”), e teorico del football quale sistema di segni, cioè vero e proprio linguaggio, con le sue caratteristiche intrinseche.

Pasolini durante una partita di calcio

Pasolini durante una partita di calcio

Pasolini non rappresenta l’unico esempio di incontro tra mondo dell’arte e dello sport: il calcio di Umberto Saba, raccontato in Cinque poesie per il gioco del calcio, ad esempio, è quello visto dal filtro di un poeta, che rimane sgomento da come l’esperienza di una partita diventi strumento preferenziale di unione, del sentirsi insieme, un’occasione per realizzare uno dei rari attimi disinteressati, collettivi, appassionati del vivere umano (Piaceva/ essere così pochi intirizziti/ uniti,/ come ultimi uomini su un monte,/ e guardare di là l’ultima gara.).
E in queste giornate di Europei e di raccoglimento intorno alla fede calcistica, con l’Italia che mette tutti d’accordo e riaccende le passioni di una nazione intera e solletica i sogni dei bambini di diventare calciatori, appare molto interessante la proposta della danzatrice e coreografa catalana Vero Cendoya che, nel suo La Partida (in prima nazionale per Teatro a Corte il 16 luglio, alle 19, nella suggestiva cornice del Castello di Racconigi) schiera su un campo/palcoscenico cinque danzatrici e cinque giocatori di football, creando una strana commistione che mescola le regole del calcio alla danza, cercando le affinità tra le due discipline. Vero Cendoya, formatasi presso il Dipartimento di Danza Contemporanea dell’Istituto di Teatro di Barcellona, ha fondato l’omonima compagnia nel 2008, sperimentando la collaborazione con artisti provenienti da discipline composite (dal cinema alla musica d’avanguardia, dal trasformismo alla poesia e alla pittura).
La coreografa catalana si domanda che cosa abbia in comune lo sport con la danza e perché le masse si lascino così tanto affascinare dal calcio, e risponde a questi quesiti con ironia, creando vivaci occasioni di confronto tra mondi lontani e potenzialmente contrapposti. Il risultato è una proposta di riflessione sulle necessità e priorità dell’essere umano. Passioni, animalità si confrontano in una partita in cui protagonisti e spettatori (opportunamente coinvolti, come fossero una vera e propria tifoseria, qualche giorno prima della mise-en-scène) si interrogano sulla vita sul terreno del gioco, dove i confini di campo e palcoscenico, magicamente, si confondono.