Alcune parole per i Tre Moschettieri

Assolutamente da vedere!

Assolutamente da non perdere

Stupendo!!!!

Spero che tornino..

A leggere questi commenti, pare quasi di trovarsi davanti alla copertina di un libro di successo, di un cult del mercato editoriale, del giallo preferito per l’estate. E invece, questi blurb (letteralmente ‘strillo’, termine coniato nel 1906, dall’umorista americano Gelet Burgess), ovvero le parole di approvazione per grandi e piccoli autori stampate, come tradizione vuole, sulle copertine o sulle fascette per libri, sono invece commenti (da Facebook) di approvazione, dilazionati nel tempo, dedicati alle 8 puntate de I Tre Moschettieri che Fondazione TPE ha messo in scena nella scorsa stagione. La natura stessa degli 8 spettacoli, la vicinanza, anche per conformazione degli spazi, tra attori e spettatori, ha suggerito al pubblico una grande empatia con i protagonisti. I commenti sui social network sono stati numerosi, calorosi. Ve ne riportiamo qui alcuni, e vi diamo appuntamento alla prossima stagione per il ritorno di Athos, Porthos, Aramis e D’Artagnan e degli altri personaggi, con Moschettieri Cabaret, in scena 25 al 30 ottobre al Teatro Astra.

Ivan La domanda più frequente che ho sentito tra gli spettatori alla fine dell’ultima puntata è stata: “E adesso?! Come faremo senza I Moschettieri?!?” Ad ogni modo, grazie davvero! Ci mancherete molto. Spero anch’io che sia solo un arrivederci

Angela Ci avete fatto ridere per sette puntate e piangere all’ottava… Tutti, grandi e piccoli, abbiamo partecipato al vortice di emozioni messe in scena in modo magistrale dagli otto registri da tutti i tecnici e dai fantastici attori della compagnia. Un arrivederci commosso a tutti voi

Elena C’ero anche io allo spettacolo delle 18.00 di ieri. Uno spettacolo incredibile, ironico, intelligente, spassoso, gli attori bravissimi. Non vedo l’ora che arrivi la prossima domenica per continuare il divertimento. Bravi..Bravi tutti

Simona Spero che sarà solo un arrivederci perché è stata un’esperienza bellissima ed esaltante. Arrivavamo a teatro per essere trasportate nel mondo di Dumas e nel XVII secolo, per poi portarci a casa l’allegria e il buonumore che ci regalavate e godercelo nell’attesa della puntata successiva. In casa nostra si continuano a canticchiare le vostre canzoni, e guai a sbagliare una parola o a steccare, si viene immediatamente redarguiti e corretti! Insomma: se lo rifate siamo con voi: tutti per uno, uno per tutti!

Enrico Ci mancherete, ci avete fatto divertire, ci avete liberato la mente dalle preoccupazioni e siamo usciti da Teatro ogni volte meglio di come eravamo entrati….è stata un’esperienza magica, me la porterò dentro per tanto tempo, e sono davvero contento di esserci stato. Grazie di cuore a tutti voi. E spero, davvero, che i Moschettieri torneranno. Non ci dimenticheremo mai di voi. E speriamo di rivedervi tutti insieme presto!!!! Per Dumas, o, perchè no, per I misteri della Jungla Nera in versione Teatrale!!!

Elena Spero che sia un arrivederci!!! Il pubblico premierà questa grande produzione di qualità, con attori giovani, musiche originali eseguite in mezzo alla mischia e bellissimi cori. Anche le istituzioni dovrebbero sostenere progetti speciali come questo. Ho apprezzato la capacità di trovare sponsor e di incastonarli in modo ironico nello spettacolo e senza snobismi. Il teatro “povero” per ragazzi lo seguo da otto anni in giro per teatri, è bellissimo e poetico ma è la prima volta che vedo una vera grande compagnia con tutto l’apparato scenico e immaginifico che serve, al servizio di un progetto diretto anche ai bambini. Le grandi scenografie non stanno bene solo al Regio 🙂 Viva il teatro Astra dove vidi una meravigliosa Ifigenia in Tauride!!! E in biglietteria la signora francese più gentile dell’universo

Enrico OTTAVA PUNTATA FANTASTICA!!!!!!! BRAVISSIMI TUTTI!!! Scrivere sull’onda dell’entusiasmo dopo aver appena avuto la fortuna di assistere all’epilogo dei Moschettieri (in replica per altre cinque sere, fino al primo maggio, e invidio chi deve ancora vedere questa fantastica, bellissima messa in scena del capitolo finale della storia). Tutti particolarmente in forma, brillanti, bravi, ispirati, concentrati come sempre gli attori, ottima la regia, le luci, la scenografia, le musiche, l’organizzazione, colpi di scena scenici da quando entri in sala a quando esci, questa puntata è stratosferica, bella, malinconica, dark e cupa, avvincente, forte, ti lascia tanto, Dumas ancora una volta sarebbe stato felice di questo spettacolo. E’ stata davvero una fortuna, un onore, un piacere poter assistere a tutte le puntate, davvero. Spero che tutti coloro che hanno lavorato a questo spettacolo abbiano gioia e felicità professionale e personale, se lo meritano, e hanno dimostrato che il detto di Dumas, il motto dei Moschettieri è una cosa realizzabile, e porta fortuna: uno per tutti, e tutti per uno!!! E spero che questo sia un arrivederci….grazie Moschettieri, grazie a tutti voi del teatro Astra

Laura i tre moschettieri è un’opera con una peculiarità particolare: l’essere divisa idealmente in due parti, una allegra e guascona, l’altra cupa e drammatica. chi vuole mettere in scena deve per forza scontrarsi con il seguire una linea, che inevitabilmente è quella della commedia, o cambiare registro dopo il recupero dei puntali. teatralmente la scelta ricade sempre sulla commedia, ed è una scelta giusta, che rispetta le aspettative degli spettatori e il carattere allegro dell’autore. alla luce di questo, la sdrammatizzazione presente in quest’episodio mi piace, poichè rispetta le intenzioni del testo, senza snaturarlo eccessivamente. gran bell’episodio!

Giorgio Miladychièmiladychefa. Credo che il punto chiave sia questo.La vicenda dei giovani guasconi, le trame più o meno oscure del cardinale che riesce a cerebralizzare ed a rendere sottile e vaga l’identità sessuale così gioiosamente e giocosamente eclatante ed esplicita in sua maestà , rendendola inscindibile dalla brama di potere, l’amore buffo ed arruffone di Buckingham ed Anna, le tante vicende collaterali dei personaggi di volta in volta alla ribalta, che una sera ti sembra siano fondamentali e poi non vedi più, la musica che varia e delinea le atmosfere, specchio degli stati d’animo. Ma, ma se non ci fosse quella traccia che inizia subito nera e misteriosa, poi diviene più nitida, più comprensibile, poi ti sfugge di nuovo, ritorna, inquietante ed ammaliante al tempo stesso, ipnotica e seducente. Se non ci fosse, sarebbe un Van Gogh senza il colore. E quando si muove lei, si muove la vicenda , ora rallenta , ora si ferma , ora non ci stai dietro, si complica, ora diviene chiara è lampante. E poi, poi ti accorgi che tutto o quasi, parte da quella domanda che oramai ti risuona dentro, Milady chi è Milady che fa..? Una domanda a cui non vorremmo mai una risposta.

Giorgio E domani sera siamo all’ultima. In questi mesi ci avete accompagnato non solo con la presenza nel giorno dello spettacolo ma negli spazi , negli intervalli di vita tra gli episodi . E allora adesso non è più importante la vicenda, non mi incuriosisce la fine, voglio che rimanga la sensazione di una consuetudine ( nella sua accezione positiva ) di una dolcezza e serenità che continui ad accompagnarmi. Ormai siete compagni nei miei giorni, camminiamo insieme. L’unico finale che accetterei è quello a sorpresa, ma la sorpresa sarebbe…signori , lo spettacolo non è finito , continua, insieme, e, se non saremo su questo palco , beh…saremo sul palco della vita. Mi mancherete.

Enrico Settima puntata. Il viaggio si avvia verso l’ultima puntata, e già ne hai nostalgia. Ma la magia rimane. La città di Torino, che ha resistito all’assedio del 1706, ai bombardamenti e che, ne siamo certi, sarà importante per tutto il Paese nei prossimi anni, dovrebbe adottare questa compagnia di artisti, che siano liberi di andare per il mondo, ma che abbiano sempre qui una loro casa ideale, un punto di riferimento, in cui ritornare quando lo vorranno, perché abbiamo bisogno tutti della loro arte, perchè l’arte alla fine ti salva, perchè l’arte è potente come la luce dell’alba dopo ogni “notte buia e tempestosa”. Regia di Ugo Gregoretti, che ti fa venire in mente la sua versione divertentissima in bianco e nero del Circolo Pickwick, realizzata per la Rai con, fra gli attori, un giovanissimo Gigi Proietti…e il cerchio quasi si completa. Con questa compagnia, con questa regia e questa scenografia che sa di invenzioni che ti riportano alla grafica frizzante della pubblicità del dopoguerra, anche la parte più pesante del libro di Dumas diventa più leggera. Con l’inedita versione teatralesceneggiatura radiofonica, con tanto di presentatrice Lia Tomatis che fa la radiocronaca-sceneggiatura in diretta della puntata. Gli eroi sono sempre loro. I tre moschettieri più D’Artagnan. Che, smargiassi, allegri e mai impauriti, sfidano le pallottole degli ugonotti, le cannonate e trovano l’unico luogo al sicuro dalle orecchie delle spie del Cardinale, i bastioni de La Rochelle sotto il fuoco nemico, dove i quattro eroi vanno a fare colazione, e resistono più di un’ora…mentre Milady/Daria Pascal Attolini, beh, Milady fa Milady, e non ce n’è per nessuno, neanche per un trombone puritano come Felton, che, poverino, si prende schiaffoni per tutto il tempo da un Lord Winter sadomaso. Il lavoro sulle voci fatto degli attori in questa puntata dovrebbero vederlo tutti gli aspiranti attori. E poi, per chi come me è un fan sfegatato di questo spettacolo, e ama tanto tanto il libro di Dumas, vedere D’Artagnan Padre/Sergio Troiano che infila finalmente la cappa da moschettiere indosso al giovane D’Artagnan figlio/Luca Terracciano ha un che di epico davvero, una scena così bella che nemmeno nel libro c’è…l’idea del genio Aldo Trionfo di mantenere il papà di D’Artagnan per tutte le puntate, a mo di presenza moralizzatrice o personalizzazione della figura paterna interiorizzata dal giovane D’Artagnan, ci ha regalato un personaggio che abbiamo imparato ad amare come i Moschettieri stessi. Che dire? Lo show vale tutto il prezzo del biglietto, ma vale molto, molto di più per il cuore e lo spirito di noi spettatori, e non vedi l’ora di vedere la prossima puntata, anche se sai già che, siccome sarà l’ultima, ti mancheranno maledettamente tanto tutti, ma la poesia è anche questo: l’attimo magico e infinito in cui la vita si svolge, la luce che sfolgora di bontà e bellezza, e se poi finirà, la porterai dentro di te per sempre, come un sorriso che hai fatto in momenti allegri e che in te non si spegnerà mai!!!!!

Enrico La sesta puntata. Regia energicamente e esilarantemente dissacrante e di rottura di Robert Talarczyk.Il viaggio continua. D’Artagnan e Milady, l’eroe e la dark lady, che in questa puntata all’insegna della contaminazione, dei generi di teatro, delle epoche storiche (ma solo un po’, senza mai deragliare dall’universo Dumasiano, anzi mostrando come una storia così grande e attori così bravi possano reggere anche l’incursione di energie creative inarrestabili e dissacranti, che rompono gli schemi di un classico ottocentesco, ma Dumas era un uomo di mondo e un vero artista, questi artisti gli sarebbero piaciuti anche in questa puntata esilarante ) finalmente si incontrano e, poi, per l’indissolubile rapporto fra Eros e Morte, si scontrano…la dark lady, mai così dark e affascinante neanche al cinema, che sembra uscita da Sin City, e l’eroe, guascone, astuto fino alla fine, che cade nelle braccia della più terribile spia del cardinale nel modo più divertente mai realizzato, con Milady/Daria Pascal Attolini che insegue come una dark lady da film hard boiled o canzone di Buscaglione D’Artagnan/Terracciano che i costumisti hanno rockettarizzato in chiave davvero divertente…D’Artagnan che rimane inarrestabilmente devoto alla regina e alla sua ricerca di Costanza/Maria Alberta Navello, Costanza che nel libro come qui a teatro è lo spirito puro della storia, sempre a sua volta presente come un’entità superiore…D’Artagnan che proprio perché è pur sempre “Al servizio di sua maestà la Regina” (e credo che Bond e Fleming debbano infine qualcosina a Dumas e D’Artagnan) perpetra l’inganno con cui si fa beffe, qui in modo davvero esilarante (tanto da portarci persino in una discoteca nel pieno di una festa, con Athos/Onofrietti che cita Servillo in Sorrentino) della più terribile e letale spia del Cardinale, che potrebbe anche essere stato il primo capo della Spectre…ma qui, il Cardinale fa a gara in simpatia con Luigi XIII…abbiamo riso di cuore!!!. E poi, davvero, la creatività che esce dagli schemi, il papà di D’Artagnan/Troiano che interrompe la scena appena iniziata e rompe la barriera fra il pubblico e la storia, ma hegelianamente, quando l’io è negato dal non-io, poi si rafforza ancora di più, per cui la rottura della barriera fra pubblico e attori serve in realtà a rafforzare ancora di più l’incanto, come nella scena fra il Cardinale/Sarasso, la Regina/Favilla e Luigi XIII/Pizzetti, con il re che fa le bolle e regina e cardinale che fanno la calza….esilarante e divertente come lo spot dello sponsor di questa puntata, il cioccolato Oxicoa, vera altra genialata di questa edizione teatrale a puntate dei Moschettieri, ossia gli sponsor nella storia, un bell’esempio di product placement inserito in modo davvero simpatico e recitato da attori così bravi e accattivanti e soprattutto divertenti (Il re Luigi che si ferma con le tende lontano dalla Rochelle perché, lo accusa Richelieu, vuole mangiarsi di nascosto i gianduiotti) molto di più che certi attori hollywoodiani…le industrie dovrebbero investire molto di più nel teatro, questi artisti, queste maestranze, questa organizzazione lo meritano. E, poi, sempre, per chi ama i Tre Moschettieri, la figura paterna di Athos e quella di matrigna seduttrice di Milady nei confronti del figlio spirituale del conte de la Fere D’artagnan. Bravi tutti, dalle comparse ai primi ruoli, indimenticabile la scazzottata realizzata in montaggio alternato come al cinema (grazie ai maghi delle luci) fra Aramis/Romoli e Porthos/Casalis e gli sgherri del Cardinale, il cortometraggio muto della storia fra Athos e Milady e, poi, infine, l’incontro di amore-odio fra Athos e Milady, forse la vera storia d’amore del romanzo…su tutto, il vino d’Anjou…il capitolo che persino Perez Reverte ha messo al centro del suo indimenticabile Il club Dumas. E, legato al vino, indimenticabile stasera l’Oste-superstar!!! Era una notte buia e tempestosa, scrive Dumas…e noi, grazie al cielo, contro ogni avversità, siamo riusciti a tornare al Teatro Astra anche stavolta.Siamo riusciti a tornare a quella che per noi, è ora come una seconda casa. Grazie e complimenti!!!

Enrico Stanotte Dumas era con noi al teatro Astra. Ho appena visto la prima della quinta, meravigliosa puntata. Dal primo istante ci ha stupiti, incantati, divertiti un sacco, appassionati. Ogni puntata è più bella, ad ogni puntata siamo sempre più stupiti,meravigliati come bambini che vedono i loro eroi finalmente in carne e ossa a pochi metri da loro. Le prossime cinque repliche della quinta puntata domani sera e per cinque altre formidabili, incredibili notti. Poi avanti con questo viaggio, la spada in pugno e il cuore tutti per uno e uno per tutti, nella storia di Dumas. Onore questa sera all’energico capitano dei moschettieri, Treville/Moretti. L’uomo che ha affrontato il Cardinale. Quello che sta succedendo al teatro Astra con i Moschettieri ha del miracoloso. E’ luce pura, è creatività allo stato puro, lanciata sulla scacchiera bianca e nera del palcoscenico in cui siamo immersi tutti in luci magiche, straordinarie, che ci incantano gli occhi e fanno sognare il cuore, e noi spettatori a sognare, un sogno a puntate, che ci accompagna per dei mesi, e non ci lascia soli dopo una sola notte. Ho capito che qualcosa di speciale stava succedendo all’Astra nel momento in cui sono andato ad acquistare i biglietti per la prima puntata. Fare l’abbonamento per vederle tutte è stato come imbarcarci per un viaggio nei personaggi che ho sempre adorato, ora da uomo più ancora che da piccolo. Athos, grazie per quello che ci stai insegnando. D’Artagnan, quello che vorremmo essere, Porthos, che la vita vuol dire anche sorridere e avere la forza di travolgere il nemico con la propria vitalità, e Aramis, il cuore verso il cielo e l’amicizia uno per tutti sulla punta della spada. E tutti gli altri, Monsieur D’Artagnan/Troiano che ci accompagna come un padre orgoglioso e amorevole nel viaggio di formazione del suo figlio che, come noi tutti, è uomo e quindi non perfetto, ma è nobilitato dal coraggio che ti viene quando ami qualcuno e sei disposto a correre fino al di là del mare per quel qualcuno che ami.. Grazie davvero a tutti. Superiamo i nostri guai quotidiani sapendo che ritroveremo voi tutti, il Cardinale, Re Luigi, Milady, Costanza e tutti gli altri nelle prossime puntate…e vorremmo non finisse mai. Vorremmo che Torino vi adottasse tutti come Compagnia Teatrale della città in quel posto davvero magico che è il teatro Astra. Dove i maghi delle luci, delle scenografie, dei costumi, della musica e dei duelli di spada stanno realizzando con gli attori e i registi e chi ha scritto questi otto episodi qualcosa di magico. Il cuore ci batte forte di gioia, ogni puntata è la carica emotiva potente che vi vuole in questi tempi, che ti aiuta ad andare avanti, che ti mostra che il lavoro duro duro duro degli artisti ci salverà tutti, alla fine, perché lo sta già facendo. Vorremo che i tre moschettieri non ci abbandonassero mai. Il viaggio continua. Ora la quinta puntata potete vederla per altre cinque notti incantate. Fate un viaggio nel tempo. Tornare nella Parigi di Dumas. Non ve ne pentirete. Grazie a tutti gli artisti di questa magica avventura!!!!

Elisa Il personaggio di Luigi XIII è strepitoso. Complimenti all’attore che lo interpreta.

||Ne approfiattiamo per salutare Gianluigi Pizzetti, meraviglioso interprete del Re, che già trent’anni prima, nell’edizione che si svolse all’Aquila, aveva dato corpo e voce al medesimo ruolo.
Come potrete leggere qui sotto, non mancano le fan di Aramis e del protagonista D’Artagnan, le rassicuriamo: Luca Terracciano è bellissimo anche senza parrucca e ha tutti i capelli ben saldi sul capo:

Patrizia Nadia, finalmente vedremo i capelli di D’artagnan!! E per Chiara, lo sguardo di Aramis!

Nadia Seguro… Ma se poi è pelato??

Tre moschettieri in métro

Sembra che nessun luogo di Parigi disti più di 500 metri dalla stazione della metropolitana più vicina. In effetti, con le sue 16 linee e le 301 stazioni e le decorazioni Art Nouveau, lo Chemin de Fer Métropolitain è uno dei simboli della Ville Lumière.
Nella metà degli anno ’90, l’artista Janol Apin ha realizzato un progetto fotografico ”mettendo in scena” i nomi delle stazioni della metropolitana di Parigi, in un viaggio sotterraneo ironico, fatto di aneddoti e luoghi di rimando collettivo, in cui immagini e testo si incontrano parlando il linguaggio comune del mimo.
Il progetto fotografico si chiama Métropolisson, rigorosamente in bianco e nero: la stazione Argentine è illustrata con due coppie di ballerini che ballano il tango; Champ de Mars diventa occasione per ritrarre un’astronauta ben equipaggiato; Château d’eau mostra un giovane disteso per terra che protende il braccio per raggiungere un distributore dell’acquain Gare du Nord sono immortalati insieme un esquimese e un pinguino di peluche; Invalides ritrae un piccolo lazzaretto che comprende uno zoppo, una donna con il braccio fasciato, un uomo con la benda sull’occhio e un altro con la testa fasciata; Quatre Setembre cattura due bimbetti con cartella alla mano, in attesa del primo giorno di scuola. Non manca la stazione della metro dell’ XI arrondissement dedicata a Alexandre Dumas: I Tre Moschettieri padroneggiano la scena e incrociano le spade con i loro cappelli piumati.

Métropolisson_by_Janol_Apin_Argentine

I TRE MOSCHETTIERI: dall’inchiostro al palcoscenico

Intorno ai Moschettieri sono stati pensati degli incontri di approfondimento, in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino: alcuni docenti, attraverso specifiche lezioni all’interno degli spazi del Teatro Astra, coinvolgono registi, scenografi, costumisti, attori e tecnici che fanno parte del progetto de I Tre Moschettieri in 8 puntate e offrono la possibilità di brevi incursioni in palcoscenico per assistere all’allestimento delle puntate. Martedì 23 febbraio si è tenuta la lezione della prof.ssa Eva Marinai dal titolo “Dalla narrativa alla scena: un Trionfo per I Tre Moschettieri”, caratterizzata da un’introduzione sul feuilletton (in particolare sul rapporto tra narrazione e teatro) e poi da un incontro-intervista con Beppe Navello, per indagare il passaggio dalla scrittura drammaturgica di Aldo Trionfo per I Tre Moschettieri alla messa in scena, dal primo esperimento a oggi, al Teatro Astra. Due allieve del corso di Storia del teatro della prof.ssa Marinai hanno raccontato questo incontro:

Da una collaborazione tra la Fondazione TPE e l’Università di Torino è nata l’idea di partecipare ad una lezione-incontro tra la nostra docente di Storia del Teatro, Eva Marinai, e il direttore della Fondazione, Beppe Navello, in occasione della realizzazione de I tre Moschettieri. L’incontro al Teatro Astra, dal titolo “Dalla narrativa alla scena: un Trionfo per I tre moschettieri”, cui hanno partecipato circa sessanta studenti del corso di studi in Lettere, si è svolto durante la mattina del 23 febbraio con la testimonianza di Beppe Navello ed è proseguito fino al tardo pomeriggio con le prove di Gigi Proietti. Dopo un’introduzione in cui la docente, Prof.ssa Marinai, ci ha parlato del feuilletton e del rapporto tra narrazione e teatro, leggendoci alcuni passi tratti da alcune Note di regia di Aldo Trionfo (autore del testo drammatico tratto dal romanzo d’appendice) sul tema “diegetico-mimetico”, ci ha raggiunti il regista e direttore del Teatro Beppe Navello, per l’incontro-intervista sulla messa in scena dei Tre moschettieriStagione 1986/1987.

Si tratta della prima volta in cui Beppe Navello, allora direttore del Teatro Stabile dell’Aquila, oggi alla guida della Fondazione TPE (Teatro Piemonte Europa) con sede al Teatro Astra di Torino, decide di sperimentare lo spettacolo seriale attraverso la messa in scena del famoso romanzo d’appendice di Dumas, I Tre Moschettieri. Il successo è immediato, le dodici puntate infatti raggiungeranno il tutto esaurito. 

“Un romanzo che ha segnato la mia giovinezza e che tutt’ora considero uno dei più grandi capolavori della storia della letteratura”, sono le parole d’esordio del nostro incontro con il regista, che a distanza di trent’anni decide di impegnarsi nuovamente nel progetto e nella messinscena del primo episodio dei Tre moschettieri (riadattato per il teatro da Aldo Trionfo), avvalendosi, per le successive puntate (su drammaturgia di Ettore Capriolo, Ghigo De Chiara, Aldo Nicolaj, Renato Nicolini), di una fiorente collaborazione di altri registi italiani di rilievo, alcuni di essi già collaboratori della versione anni Ottanta: Ugo Gregoretti, Gigi Proietti, all’epoca assieme a Maurizio Scaparro, Mario Missiroli e Attilio Corsini, mentre oggi con Piero Maccarinelli, Myriam Tanant, Andrea Baracco, Robert Talarczyk, Emiliano Bronzino, affiancati dal medesimo scenografo di allora: Luigi Perego.

Libertà, amicizia, coraggio e lealtà sono alcuni degli ingredienti principali di quest’avventura letteraria ornata da intrighi amorosi e da tradimenti, che sul palcoscenico prende vita in forma comico-musicale, di vaudeville, grazie alla trasposizione scenica dei drammaturghi sopracitati e alle note del compositore Germano Mazzocchetti.

Navello, regista del testo di Trionfo, evoca gli incontri con il grande artista genovese: “Ricordo benissimo quando andai a Genova da Aldo Trionfo. Lo avevo conosciuto anni prima durante la sua direzione al Teatro Stabile di Torino. Era l’estate del 1986 e gli volevo chiedere se, accanto a Missiroli, Gregoretti e Proietti, mi avrebbe firmato la regia di una delle puntate de I Tre Moschettieri che sarebbe andato in scena all’Aquila dal 12 dicembre di quell’anno per tutta la stagione. Mi rispose che non ce l’avrebbe fatta, era già stanco e malato; ma che sarebbe stato felice di scrivere l’adattamento dal romanzo di Dumas”. Così le parole di Navello, velate da una leggera malinconia, ci conducono nella genesi di questo straordinario kolossal teatrale.

Un’avventura memorabile dunque, che oggi viene rinnovata al Teatro Astra, grazie a una nuova sollecitazione del Ministero che chiede ai Teatri Nazionali o a Rilevanza culturale di diventare stabili nel proprio territorio, costruendo da un lato un rapporto duraturo con il proprio pubblico, e assicurando, dall’altro, una continuità di lavoro e di crescita professionale ai giovani attori italiani. Un nuovo viaggio che non vuole, però, essere un semplice revival: se infatti una certa continuità con il passato è data dalla presenza di alcuni dei protagonisti di allora nella direzione, però, di una valorizzazione dei giovani attori, gli elementi di novità non mancano. Il numero di puntate è stato, infatti, ridotto notevolmente, passando da dodici a otto, e i copioni hanno “subìto” un ulteriore processo di riscrittura e attualizzazione.

La differenza con il passato è evidente anche nell’allestimento scenografico, realizzato da Luigi Perego in collaborazione con il Teatro Regio di Torino, che segue una pianta rettangolare che abbraccia e coinvolge l’intero pubblico, creando uno spazio scenico immerso tra gli spettatori, i quali si trovano a contatto diretto con i corpi degli attori.

Un salto nel tempo in una Parigi seicentesca dai tetti rossi, che per sessanta minuti catapulta lo spettatore in una scenografia tutta interattiva, a dir poco “tridimensionale”, e che gli permette di evadere dal capoluogo piemontese anche grazie a un’insolita dimensione olfattiva delle piazze parigine, ricreata da un delicato effluvio dalla ditta artigianale di profumi Tonatto. Come in tv, infatti, gli attori proporranno dei caroselli: ad ogni puntata l’azione verrà interrotta per trenta secondi al fine di promuovere gli sponsor che hanno finanziato tale progetto.

Un’attenzione di non poco conto quindi quella verso il pubblico, che diventa protagonista, insieme agli attori di un momento che si potrebbe definire di festa collettiva.

A conclusione del nostro incontro, Navello ci spiega come la ragione principale di riprendere in mano questo progetto nasca, oggi come allora, dall’esigenza di sostenere il lavoro giovanile. La compagnia è infatti composta da quaranta giovani attori prevalentemente under 35, di cui annotiamo solo qualche nome: Luca Terracciano (D’Artagnan), classe ’88, diplomato presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, attivo anche nel cinema e nella televisione; Daria Pascal Attolini (Milady) classe 82, diplomata alla Paolo Grassi nel 2007; Alberto Onofrietti (Athos); Diego Casalis (Porthos); Marcella Favilla nel ruolo di Anna d’Austria, regina di Francia. Infine, aggiunge: “la selezione del cast ha creato non poche difficoltà, poiché i nostri giovani ragazzi dovevano saper cantare, ma alla fine tutto si è risolto per il meglio e ci siamo divertiti parecchio”.

 

Sabrina Ventrone e Martina Di Nolfo