Il fantasma di Palazzo Lascaris

Il fantasma di Canterbury di Oscar Wilde narra la storia dell’ambasciatore americano Hiram B. Otis e della sua famiglia, la moglie Lucretia, il primogenito Washington, la figlia quindicenne Virginia e i gemelli esperti di scherzi e tranelli Stars e Stripes, che si trasferiscono nell’antica tenuta di Canterville Chase, nella campagna inglese, dove, nel 1575, si era consumato l’omicidio della moglie di sir Simone di Canterville. Da quel momento la presenza di un fantasma aveva reso impossibile il ritorno a casa alla nobile stirpe dei Canterville, i cui membri erano stati spaventati a morte o condotti alla pazzia, costretti a rinunciare per sempre alla tenuta di famiglia. Il fantasma proverà dunque a spaventare i nuovi arrivati con lugubri apparizioni notturne, grida, sospiri, clangori di varia natura, ma i nuovi proprietari non prenderanno troppo sul serio le sue apparizioni, e il racconto si trasformerà in una parodia delle classiche storie del terrore.
Il maestro della nuova magia Etienne Saglio approda con i suoi incanti a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte, per una performance site specific in occasione della seconda settimana di Teatro a Corte, a evocare proprio un fantasma, una creatura acquatica e celeste che segue movenze sinuose o rapidissime. Una provocazione? Un sogno? Una fantasia?
Wilde pubblicò il Il fantasma di Canterville nel 1887 sulla Court and society Review. Il breve racconto, che si snoda con un gusto grottesco tipico del tempo, ma al contempo con grande ironia, mette in luce le differenze tra la cultura americana e la società inglese. Vi diamo appuntamento con FANTÔME di Etienne Saglio il prossimo 13 luglio dalle 22 lasciandovi con un brano scelto da Il fantasma di Canterbury: la scena che segue racconta di come sul tappeto del salotto di Canterville Chase sia rimasta una macchia di sangue a testimonianza del delitto, macchia che è impossibile lavare via, nonostante siano trascorsi secoli. Gli Otis, però, non ne restano troppo sconvolti e, tramite l’ausilio del Super Smacchiatore e Detersivo Incomparabile Pinkerton, provano, con uno spruzzo, a farla sparire.

 Il temporale imperversò furioso tutta la notte, ma non accadde nulla di notevole. La mattina seguente, tuttavia, quando scesero per la prima colazione, trovarono che la spaventosa macchia di sangue era ricomparsa sul pavimento. “Non credo possa essere colpa del Super Detersivo,” osservò Washington “perché l’ho provato con tutto e mi ha sempre dato risultati perfetti. Dev’essere stato il fantasma”. Di conseguenza fregò via la macchia una seconda volta, ma ecco che la seconda mattina era comparsa di nuovo. E ci fu anche la terza mattina, benché la biblioteca fosse stata chiusa a chiave la notte da Mister Otis in persona, il quale aveva poi portato via la chiave con sé. Tutta la famiglia cominciava ormai a interessarsi seriamente alla faccenda: a Mister Otis venne il sospetto di essere stato forse un po’ troppo dogmatico nel negare l’esistenza di fantasmi, Miss Otis espresse l’intenzione di farsi socia dell’Associazione Psichica, e Washington stilò una lunga lettera per i signori Myers & Pomodore sulla permanenza delle macchie sanguigne allorché queste siano connesse con qualche delitto. Quella notte ogni dubbio intorno all’effettiva esistenza dei fantasmi fu dissipato per sempre. Il giorno era stato caldo e soleggiato e quando, verso sera, l’aria rinfrescò, la famiglia Otis uscì in massa per una scarrozzata. Non rincasarono che alle nove, e consumarono un pasto leggero. Durante la conversazione non fu fatto il benché minimo accenno a spettri e fantasmi, di modo che mancavano anche quelle condizioni primarie di attesa ricettiva che spesso precedono il verificarsi di fenomeni psichici. Come mi narrò in seguito Mister Otis, il discorso cadde su quegli argomenti che formano di solito il nocciolo della conversazione tra gli americani colti delle classi superiori, come ad esempio l’enorme superiorità, quale attrice, della signorina Fanny Davenport al confronto di Sarah Bernhardt; la difficoltà di trovare granoturco acerbo, focacce di sorgo e pannocchie bollite nel latte anche nelle migliori case inglesi; l’importanza di Boston sullo sviluppo dell’anima universale; i vantaggi del bagaglio assicurato nei viaggi per ferrovia, e la dolcezza dell’accento di Nuova York in paragone alla pronuncia strascicata dei londinesi. Non si parlò neppure lontanamente di cose soprannaturali e tanto meno fu fatta alcuna allusione a sir Simon de Canterville. Alle undici la famiglia si ritirò e alle undici e mezzo tutte le luci erano spente.

Poco tempo dopo Mister Otis venne però risvegliato da un curioso rumore che proveniva dal corridoio, proprio davanti all’uscio di camera sua. Risuonava come uno stridore di metallo che pareva farsi sempre più vicino ad ogni istante. Il ministro si alzò senza indugi, accese un fiammifero e guardò l’orologio. Era l’una esatta. Si sentiva calmissimo, e si tastò il polso per accertarsi di non essere febbricitante. Lo strano rumore continuava, accompagnato ora da un distinto strascicare di passi. Il ministro s’infilò le pantofole, tolse dal cassetto del tavolino da notte una minuscola fiala di forma oblunga, e aprì la porta. Diritto davanti a sé vide ergersi, nell’esangue luce lunare, un uomo dall’aspetto spaventoso.

[trad.it di M. Gallone, Milano, Rizzoli, 1982]