Alcune parole per i Tre Moschettieri

Assolutamente da vedere!

Assolutamente da non perdere

Stupendo!!!!

Spero che tornino..

A leggere questi commenti, pare quasi di trovarsi davanti alla copertina di un libro di successo, di un cult del mercato editoriale, del giallo preferito per l’estate. E invece, questi blurb (letteralmente ‘strillo’, termine coniato nel 1906, dall’umorista americano Gelet Burgess), ovvero le parole di approvazione per grandi e piccoli autori stampate, come tradizione vuole, sulle copertine o sulle fascette per libri, sono invece commenti (da Facebook) di approvazione, dilazionati nel tempo, dedicati alle 8 puntate de I Tre Moschettieri che Fondazione TPE ha messo in scena nella scorsa stagione. La natura stessa degli 8 spettacoli, la vicinanza, anche per conformazione degli spazi, tra attori e spettatori, ha suggerito al pubblico una grande empatia con i protagonisti. I commenti sui social network sono stati numerosi, calorosi. Ve ne riportiamo qui alcuni, e vi diamo appuntamento alla prossima stagione per il ritorno di Athos, Porthos, Aramis e D’Artagnan e degli altri personaggi, con Moschettieri Cabaret, in scena 25 al 30 ottobre al Teatro Astra.

Ivan La domanda più frequente che ho sentito tra gli spettatori alla fine dell’ultima puntata è stata: “E adesso?! Come faremo senza I Moschettieri?!?” Ad ogni modo, grazie davvero! Ci mancherete molto. Spero anch’io che sia solo un arrivederci

Angela Ci avete fatto ridere per sette puntate e piangere all’ottava… Tutti, grandi e piccoli, abbiamo partecipato al vortice di emozioni messe in scena in modo magistrale dagli otto registri da tutti i tecnici e dai fantastici attori della compagnia. Un arrivederci commosso a tutti voi

Elena C’ero anche io allo spettacolo delle 18.00 di ieri. Uno spettacolo incredibile, ironico, intelligente, spassoso, gli attori bravissimi. Non vedo l’ora che arrivi la prossima domenica per continuare il divertimento. Bravi..Bravi tutti

Simona Spero che sarà solo un arrivederci perché è stata un’esperienza bellissima ed esaltante. Arrivavamo a teatro per essere trasportate nel mondo di Dumas e nel XVII secolo, per poi portarci a casa l’allegria e il buonumore che ci regalavate e godercelo nell’attesa della puntata successiva. In casa nostra si continuano a canticchiare le vostre canzoni, e guai a sbagliare una parola o a steccare, si viene immediatamente redarguiti e corretti! Insomma: se lo rifate siamo con voi: tutti per uno, uno per tutti!

Enrico Ci mancherete, ci avete fatto divertire, ci avete liberato la mente dalle preoccupazioni e siamo usciti da Teatro ogni volte meglio di come eravamo entrati….è stata un’esperienza magica, me la porterò dentro per tanto tempo, e sono davvero contento di esserci stato. Grazie di cuore a tutti voi. E spero, davvero, che i Moschettieri torneranno. Non ci dimenticheremo mai di voi. E speriamo di rivedervi tutti insieme presto!!!! Per Dumas, o, perchè no, per I misteri della Jungla Nera in versione Teatrale!!!

Elena Spero che sia un arrivederci!!! Il pubblico premierà questa grande produzione di qualità, con attori giovani, musiche originali eseguite in mezzo alla mischia e bellissimi cori. Anche le istituzioni dovrebbero sostenere progetti speciali come questo. Ho apprezzato la capacità di trovare sponsor e di incastonarli in modo ironico nello spettacolo e senza snobismi. Il teatro “povero” per ragazzi lo seguo da otto anni in giro per teatri, è bellissimo e poetico ma è la prima volta che vedo una vera grande compagnia con tutto l’apparato scenico e immaginifico che serve, al servizio di un progetto diretto anche ai bambini. Le grandi scenografie non stanno bene solo al Regio 🙂 Viva il teatro Astra dove vidi una meravigliosa Ifigenia in Tauride!!! E in biglietteria la signora francese più gentile dell’universo

Enrico OTTAVA PUNTATA FANTASTICA!!!!!!! BRAVISSIMI TUTTI!!! Scrivere sull’onda dell’entusiasmo dopo aver appena avuto la fortuna di assistere all’epilogo dei Moschettieri (in replica per altre cinque sere, fino al primo maggio, e invidio chi deve ancora vedere questa fantastica, bellissima messa in scena del capitolo finale della storia). Tutti particolarmente in forma, brillanti, bravi, ispirati, concentrati come sempre gli attori, ottima la regia, le luci, la scenografia, le musiche, l’organizzazione, colpi di scena scenici da quando entri in sala a quando esci, questa puntata è stratosferica, bella, malinconica, dark e cupa, avvincente, forte, ti lascia tanto, Dumas ancora una volta sarebbe stato felice di questo spettacolo. E’ stata davvero una fortuna, un onore, un piacere poter assistere a tutte le puntate, davvero. Spero che tutti coloro che hanno lavorato a questo spettacolo abbiano gioia e felicità professionale e personale, se lo meritano, e hanno dimostrato che il detto di Dumas, il motto dei Moschettieri è una cosa realizzabile, e porta fortuna: uno per tutti, e tutti per uno!!! E spero che questo sia un arrivederci….grazie Moschettieri, grazie a tutti voi del teatro Astra

Laura i tre moschettieri è un’opera con una peculiarità particolare: l’essere divisa idealmente in due parti, una allegra e guascona, l’altra cupa e drammatica. chi vuole mettere in scena deve per forza scontrarsi con il seguire una linea, che inevitabilmente è quella della commedia, o cambiare registro dopo il recupero dei puntali. teatralmente la scelta ricade sempre sulla commedia, ed è una scelta giusta, che rispetta le aspettative degli spettatori e il carattere allegro dell’autore. alla luce di questo, la sdrammatizzazione presente in quest’episodio mi piace, poichè rispetta le intenzioni del testo, senza snaturarlo eccessivamente. gran bell’episodio!

Giorgio Miladychièmiladychefa. Credo che il punto chiave sia questo.La vicenda dei giovani guasconi, le trame più o meno oscure del cardinale che riesce a cerebralizzare ed a rendere sottile e vaga l’identità sessuale così gioiosamente e giocosamente eclatante ed esplicita in sua maestà , rendendola inscindibile dalla brama di potere, l’amore buffo ed arruffone di Buckingham ed Anna, le tante vicende collaterali dei personaggi di volta in volta alla ribalta, che una sera ti sembra siano fondamentali e poi non vedi più, la musica che varia e delinea le atmosfere, specchio degli stati d’animo. Ma, ma se non ci fosse quella traccia che inizia subito nera e misteriosa, poi diviene più nitida, più comprensibile, poi ti sfugge di nuovo, ritorna, inquietante ed ammaliante al tempo stesso, ipnotica e seducente. Se non ci fosse, sarebbe un Van Gogh senza il colore. E quando si muove lei, si muove la vicenda , ora rallenta , ora si ferma , ora non ci stai dietro, si complica, ora diviene chiara è lampante. E poi, poi ti accorgi che tutto o quasi, parte da quella domanda che oramai ti risuona dentro, Milady chi è Milady che fa..? Una domanda a cui non vorremmo mai una risposta.

Giorgio E domani sera siamo all’ultima. In questi mesi ci avete accompagnato non solo con la presenza nel giorno dello spettacolo ma negli spazi , negli intervalli di vita tra gli episodi . E allora adesso non è più importante la vicenda, non mi incuriosisce la fine, voglio che rimanga la sensazione di una consuetudine ( nella sua accezione positiva ) di una dolcezza e serenità che continui ad accompagnarmi. Ormai siete compagni nei miei giorni, camminiamo insieme. L’unico finale che accetterei è quello a sorpresa, ma la sorpresa sarebbe…signori , lo spettacolo non è finito , continua, insieme, e, se non saremo su questo palco , beh…saremo sul palco della vita. Mi mancherete.

Enrico Settima puntata. Il viaggio si avvia verso l’ultima puntata, e già ne hai nostalgia. Ma la magia rimane. La città di Torino, che ha resistito all’assedio del 1706, ai bombardamenti e che, ne siamo certi, sarà importante per tutto il Paese nei prossimi anni, dovrebbe adottare questa compagnia di artisti, che siano liberi di andare per il mondo, ma che abbiano sempre qui una loro casa ideale, un punto di riferimento, in cui ritornare quando lo vorranno, perché abbiamo bisogno tutti della loro arte, perchè l’arte alla fine ti salva, perchè l’arte è potente come la luce dell’alba dopo ogni “notte buia e tempestosa”. Regia di Ugo Gregoretti, che ti fa venire in mente la sua versione divertentissima in bianco e nero del Circolo Pickwick, realizzata per la Rai con, fra gli attori, un giovanissimo Gigi Proietti…e il cerchio quasi si completa. Con questa compagnia, con questa regia e questa scenografia che sa di invenzioni che ti riportano alla grafica frizzante della pubblicità del dopoguerra, anche la parte più pesante del libro di Dumas diventa più leggera. Con l’inedita versione teatralesceneggiatura radiofonica, con tanto di presentatrice Lia Tomatis che fa la radiocronaca-sceneggiatura in diretta della puntata. Gli eroi sono sempre loro. I tre moschettieri più D’Artagnan. Che, smargiassi, allegri e mai impauriti, sfidano le pallottole degli ugonotti, le cannonate e trovano l’unico luogo al sicuro dalle orecchie delle spie del Cardinale, i bastioni de La Rochelle sotto il fuoco nemico, dove i quattro eroi vanno a fare colazione, e resistono più di un’ora…mentre Milady/Daria Pascal Attolini, beh, Milady fa Milady, e non ce n’è per nessuno, neanche per un trombone puritano come Felton, che, poverino, si prende schiaffoni per tutto il tempo da un Lord Winter sadomaso. Il lavoro sulle voci fatto degli attori in questa puntata dovrebbero vederlo tutti gli aspiranti attori. E poi, per chi come me è un fan sfegatato di questo spettacolo, e ama tanto tanto il libro di Dumas, vedere D’Artagnan Padre/Sergio Troiano che infila finalmente la cappa da moschettiere indosso al giovane D’Artagnan figlio/Luca Terracciano ha un che di epico davvero, una scena così bella che nemmeno nel libro c’è…l’idea del genio Aldo Trionfo di mantenere il papà di D’Artagnan per tutte le puntate, a mo di presenza moralizzatrice o personalizzazione della figura paterna interiorizzata dal giovane D’Artagnan, ci ha regalato un personaggio che abbiamo imparato ad amare come i Moschettieri stessi. Che dire? Lo show vale tutto il prezzo del biglietto, ma vale molto, molto di più per il cuore e lo spirito di noi spettatori, e non vedi l’ora di vedere la prossima puntata, anche se sai già che, siccome sarà l’ultima, ti mancheranno maledettamente tanto tutti, ma la poesia è anche questo: l’attimo magico e infinito in cui la vita si svolge, la luce che sfolgora di bontà e bellezza, e se poi finirà, la porterai dentro di te per sempre, come un sorriso che hai fatto in momenti allegri e che in te non si spegnerà mai!!!!!

Enrico La sesta puntata. Regia energicamente e esilarantemente dissacrante e di rottura di Robert Talarczyk.Il viaggio continua. D’Artagnan e Milady, l’eroe e la dark lady, che in questa puntata all’insegna della contaminazione, dei generi di teatro, delle epoche storiche (ma solo un po’, senza mai deragliare dall’universo Dumasiano, anzi mostrando come una storia così grande e attori così bravi possano reggere anche l’incursione di energie creative inarrestabili e dissacranti, che rompono gli schemi di un classico ottocentesco, ma Dumas era un uomo di mondo e un vero artista, questi artisti gli sarebbero piaciuti anche in questa puntata esilarante ) finalmente si incontrano e, poi, per l’indissolubile rapporto fra Eros e Morte, si scontrano…la dark lady, mai così dark e affascinante neanche al cinema, che sembra uscita da Sin City, e l’eroe, guascone, astuto fino alla fine, che cade nelle braccia della più terribile spia del cardinale nel modo più divertente mai realizzato, con Milady/Daria Pascal Attolini che insegue come una dark lady da film hard boiled o canzone di Buscaglione D’Artagnan/Terracciano che i costumisti hanno rockettarizzato in chiave davvero divertente…D’Artagnan che rimane inarrestabilmente devoto alla regina e alla sua ricerca di Costanza/Maria Alberta Navello, Costanza che nel libro come qui a teatro è lo spirito puro della storia, sempre a sua volta presente come un’entità superiore…D’Artagnan che proprio perché è pur sempre “Al servizio di sua maestà la Regina” (e credo che Bond e Fleming debbano infine qualcosina a Dumas e D’Artagnan) perpetra l’inganno con cui si fa beffe, qui in modo davvero esilarante (tanto da portarci persino in una discoteca nel pieno di una festa, con Athos/Onofrietti che cita Servillo in Sorrentino) della più terribile e letale spia del Cardinale, che potrebbe anche essere stato il primo capo della Spectre…ma qui, il Cardinale fa a gara in simpatia con Luigi XIII…abbiamo riso di cuore!!!. E poi, davvero, la creatività che esce dagli schemi, il papà di D’Artagnan/Troiano che interrompe la scena appena iniziata e rompe la barriera fra il pubblico e la storia, ma hegelianamente, quando l’io è negato dal non-io, poi si rafforza ancora di più, per cui la rottura della barriera fra pubblico e attori serve in realtà a rafforzare ancora di più l’incanto, come nella scena fra il Cardinale/Sarasso, la Regina/Favilla e Luigi XIII/Pizzetti, con il re che fa le bolle e regina e cardinale che fanno la calza….esilarante e divertente come lo spot dello sponsor di questa puntata, il cioccolato Oxicoa, vera altra genialata di questa edizione teatrale a puntate dei Moschettieri, ossia gli sponsor nella storia, un bell’esempio di product placement inserito in modo davvero simpatico e recitato da attori così bravi e accattivanti e soprattutto divertenti (Il re Luigi che si ferma con le tende lontano dalla Rochelle perché, lo accusa Richelieu, vuole mangiarsi di nascosto i gianduiotti) molto di più che certi attori hollywoodiani…le industrie dovrebbero investire molto di più nel teatro, questi artisti, queste maestranze, questa organizzazione lo meritano. E, poi, sempre, per chi ama i Tre Moschettieri, la figura paterna di Athos e quella di matrigna seduttrice di Milady nei confronti del figlio spirituale del conte de la Fere D’artagnan. Bravi tutti, dalle comparse ai primi ruoli, indimenticabile la scazzottata realizzata in montaggio alternato come al cinema (grazie ai maghi delle luci) fra Aramis/Romoli e Porthos/Casalis e gli sgherri del Cardinale, il cortometraggio muto della storia fra Athos e Milady e, poi, infine, l’incontro di amore-odio fra Athos e Milady, forse la vera storia d’amore del romanzo…su tutto, il vino d’Anjou…il capitolo che persino Perez Reverte ha messo al centro del suo indimenticabile Il club Dumas. E, legato al vino, indimenticabile stasera l’Oste-superstar!!! Era una notte buia e tempestosa, scrive Dumas…e noi, grazie al cielo, contro ogni avversità, siamo riusciti a tornare al Teatro Astra anche stavolta.Siamo riusciti a tornare a quella che per noi, è ora come una seconda casa. Grazie e complimenti!!!

Enrico Stanotte Dumas era con noi al teatro Astra. Ho appena visto la prima della quinta, meravigliosa puntata. Dal primo istante ci ha stupiti, incantati, divertiti un sacco, appassionati. Ogni puntata è più bella, ad ogni puntata siamo sempre più stupiti,meravigliati come bambini che vedono i loro eroi finalmente in carne e ossa a pochi metri da loro. Le prossime cinque repliche della quinta puntata domani sera e per cinque altre formidabili, incredibili notti. Poi avanti con questo viaggio, la spada in pugno e il cuore tutti per uno e uno per tutti, nella storia di Dumas. Onore questa sera all’energico capitano dei moschettieri, Treville/Moretti. L’uomo che ha affrontato il Cardinale. Quello che sta succedendo al teatro Astra con i Moschettieri ha del miracoloso. E’ luce pura, è creatività allo stato puro, lanciata sulla scacchiera bianca e nera del palcoscenico in cui siamo immersi tutti in luci magiche, straordinarie, che ci incantano gli occhi e fanno sognare il cuore, e noi spettatori a sognare, un sogno a puntate, che ci accompagna per dei mesi, e non ci lascia soli dopo una sola notte. Ho capito che qualcosa di speciale stava succedendo all’Astra nel momento in cui sono andato ad acquistare i biglietti per la prima puntata. Fare l’abbonamento per vederle tutte è stato come imbarcarci per un viaggio nei personaggi che ho sempre adorato, ora da uomo più ancora che da piccolo. Athos, grazie per quello che ci stai insegnando. D’Artagnan, quello che vorremmo essere, Porthos, che la vita vuol dire anche sorridere e avere la forza di travolgere il nemico con la propria vitalità, e Aramis, il cuore verso il cielo e l’amicizia uno per tutti sulla punta della spada. E tutti gli altri, Monsieur D’Artagnan/Troiano che ci accompagna come un padre orgoglioso e amorevole nel viaggio di formazione del suo figlio che, come noi tutti, è uomo e quindi non perfetto, ma è nobilitato dal coraggio che ti viene quando ami qualcuno e sei disposto a correre fino al di là del mare per quel qualcuno che ami.. Grazie davvero a tutti. Superiamo i nostri guai quotidiani sapendo che ritroveremo voi tutti, il Cardinale, Re Luigi, Milady, Costanza e tutti gli altri nelle prossime puntate…e vorremmo non finisse mai. Vorremmo che Torino vi adottasse tutti come Compagnia Teatrale della città in quel posto davvero magico che è il teatro Astra. Dove i maghi delle luci, delle scenografie, dei costumi, della musica e dei duelli di spada stanno realizzando con gli attori e i registi e chi ha scritto questi otto episodi qualcosa di magico. Il cuore ci batte forte di gioia, ogni puntata è la carica emotiva potente che vi vuole in questi tempi, che ti aiuta ad andare avanti, che ti mostra che il lavoro duro duro duro degli artisti ci salverà tutti, alla fine, perché lo sta già facendo. Vorremo che i tre moschettieri non ci abbandonassero mai. Il viaggio continua. Ora la quinta puntata potete vederla per altre cinque notti incantate. Fate un viaggio nel tempo. Tornare nella Parigi di Dumas. Non ve ne pentirete. Grazie a tutti gli artisti di questa magica avventura!!!!

Elisa Il personaggio di Luigi XIII è strepitoso. Complimenti all’attore che lo interpreta.

||Ne approfiattiamo per salutare Gianluigi Pizzetti, meraviglioso interprete del Re, che già trent’anni prima, nell’edizione che si svolse all’Aquila, aveva dato corpo e voce al medesimo ruolo.
Come potrete leggere qui sotto, non mancano le fan di Aramis e del protagonista D’Artagnan, le rassicuriamo: Luca Terracciano è bellissimo anche senza parrucca e ha tutti i capelli ben saldi sul capo:

Patrizia Nadia, finalmente vedremo i capelli di D’artagnan!! E per Chiara, lo sguardo di Aramis!

Nadia Seguro… Ma se poi è pelato??

120 alzate di sipario

La nuova stagione della Fondazione TPE è stata presentata ieri alle 11 al Teatro Astra. Nel 2017 Fondazione TPE festeggia 10 anni di attività e propone una stagione di grandi numeri: 34 spettacoli, 120 alzate di sipario, 7 produzioni, di cui 5 in prima assoluta. La sala principale è tornata alle forme tradizionali dopo le trasformazioni del periodo Moschettieri, e si prepara ad accogliere una varietà di proposte: produzioni, spettacoli in ospitalità, danza, circo contemporaneo.
Eppure, come afferma il Direttore Beppe Navello: ‘’sarebbe stato impossibile presentare una stagione qualunque, quest’anno, dopo l’indimenticabile epopea de I Tre Moschettieri, facendo finta di niente e riprendendo il normale ron ron del teatro di prosa italiano’’.  E, infatti, si ricomincia proprio con Moschetteiri Cabaret (25 / 30 ottobre), un vaudeville di personaggi, intrighi, canzoni, costumi che hanno appassionato il pubblico della scorsa stagione, uno spettacolo che farà rivivere in nuove forme le avventure de I Tre Moschettieri e dei suoi protagonisti.

Il Teatro. Le produzioni.
Dopo l’apertura affidata ai Moschettieri Cabaret, Beppe Navello firma la regia di Una delle ultime sere di Carnovale di Carlo Goldoni, il terzo episodio di un percorso registico, iniziato con Il Divorzio di Alfieri e continuato con Il Trionfo del Dio Denaro di Marivaux, dedicato ai temi della corruzione e dei malcostumi della modernità, smascherati dalle parole dei più grandi drammaturghi del XVIII secolo (dal 21 febbraio al 5 marzo). In scena anche i grandi classici, come Leonce e Lena (13 / 22 gennaio), commedia di Büchner con la regia e la traduzione di Cesare Lievi, interpretata da Lorenzo Gleijeses e Maria Alberta Navello. Dal 29 marzo al 2 aprile, in cartellone, Clitennestra deve morire di Osvaldo Guerrieri, prima assoluta con la regia di Emiliano Bronzino, che ritorna all’Astra anche con Tre Sorelle di Cechov (il 24 e 25 marzo). Dal 24 novembre al 4 dicembre andrà in scena Lady Macbeth con la regia Michele De Vita Conti, che propone un esperimento  teatrale con un noto personaggio letterario, immaginando esso sia realmente esistito. Gli auguri natalizi invece sono affidati al trio Claudio Insegno, Carlotta Iossetti e Andrea Beltrano, in scena con Rumori Fuori Scena di Michael Frayn dal 20 dicembre all’8 gennaio.

La danza.
Il cartellone d’eccellenza di Palcoscenico Danza diretto da Paolo Mohovich prevede quest’anno, tra gennaio e maggio, otto appuntamenti. Si comincia il 26 gennaio con Aterballetto, la più importante compagnia italiana di produzione, con tre coreografie di Philippe Kratz, Jiří Kylián e Johan Inger, mentre il 22 e 23 marzo il grande ensemble del Balletto del Teatro Nazionale di Saarbrücken propone una creazione di Ohad Naharin, ideata nel 2009 per la Batsheva Dance Company. L’8 febbraio Agorà Coaching Project porta in scena tre coreografie di Paolo Mohovich, Michele Merola e Gustavo Ramìrez Sansano e il 18 e 19 febbraio Marta Reig Torres, Ruth Maroto e Jone San Martin, tre grandi danzatrici che hanno intrapreso un loro percorso come autrici, mostreranno al pubblico una creazione ad hoc per Palcoscenico Danza, Dance Ladies. Le coreografie dello svedese Mats Ek vengono riproposte dalla Eko Dance International Project, diretta da Pompea Santoro, il 2 e 3 marzo, e i vincitori del bando internazionale Permutazioni ideato da Cie Zerogrammi, in collaborazione con il Balletto dell’Esperia e Fondazione Piemonte dal Vivo, saranno ospiti di TPE in un evento pensato in collaborazione con il festival di video-danza spagnolo FIVER. Il 21 e 22 aprile la Thomas Noone Dance prodotta dal Mercat de Les Flores presenta Medea, ispirata a Euripide. Si rinnova la collaborazione con Interplay/Mosaico Danza e con le attività virtuose del territorio locale con il solo di Francesca Cola Sosterrò le ragioni della leggerezza, previsto il 22 aprile. Cie Zerogrammi presenta inveceIl Mondo Salvato dai Bambini, il 5 e 6 maggio, una creazione che unisce danza, prosa e videoinstallazione, liberamente ispirata all’omonima opera di Elsa Morante.

Il Teatro. Spettacoli ospiti.
Si comincia il 17 novembre con Glauco Mauri e Roberto Sturno, interpreti di Edipo Re ed Edipo a Colono, due trasposizioni da Sofocle che compongono un’unica e completa analisi dell’immortale mito e le cui messinscena sono affidate allo stesso Mauri e ad Andrea Baracco. Ritorna un altro amico del TPE, Eros Pagni, protagonista di Minetti, in scena dal 14 al 19 febbraio con la regia di Marco Sciaccaluga, una rivisitazione dell’opera di Thomas Bernhard dedicata a Bernhard Minetti, grande attore tedesco del dopoguerra. In scena a marzo Le Prénom, brillante commedia di Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière, nella versione italiana di Fausto Paravidino e la produzione del Teatro Stabile di Genova. Michele Sinisi propone invece Miseria&Nobiltà dal testo di Eduardo Scarpetta, dal 10 marzo. Immancabili altri due amici del TPE, Flavia Mastrella e Antonio Rezza, che presentano quest’anno due delle prime loro opere collettive, Pitecus e Io, in scena l’1, 2 e 3, 4 febbraio. Lucilla Giagnoni sarà invece la protagonista di Chimera, dall’omonimo romanzo di Sebastiano Vassalli. Grande attenzione anche per i giovani interpreti, le realtà del luogo, la contemporaneità: si susseguiranno la nuova produzione di Onda Larsen, L’Uomo che sussurrava… Aiuto! (10 – 12 febbraio); Barbara Altissimo con Liberamenteunico, un lavoro realizzato con gli attori del Cottolengo di Torino (Cercando il Giardino, 5 e 6 maggio), Egumteatro che in Bilal (2 dicembre) racconta storie di individui che il giornalista Fabrizio Gatti ha incontrato nel suo viaggio negli orrori dell’emigrazione clandestina. Il lavoro di Ivana Ferri e Tangram Teatro La Bambina e il sognatore (13 e 14 maggio) porta invece in scena, in esclusiva, le parole di Dacia Maraini, in uno struggente racconto d’infanzie rubate. Il Giorno della Memoria e l’Anniversario della Liberazione sono l’occasione per dar voce il 27 gennaio a Etty Hillesum, giovane ebrea olandese deportata ad Auschwitz la cui vicenda è protagonista di Deve trattarsi di autentico amore per la vita, prodotto da Teatro i e, il 25 aprile, al racconto della vita di Beppe Fenoglio, nelle parole della sorella Marisa, in Uno scrittore in famiglia.

Il Teatro. L’Europa.
Da sempre il circo contemporaneo e l’innovazione teatrale europea hanno il loro posto preferenziale all’interno del cartellone di TPE. Si comincia con la compagnia francese IETO, ospite nelle passate stagioni e protagonista di alcune edizioni del Festival Teatro a Corte. Quattro performer in scena nel nuovo L’instinct du déséquilibre (7 / 9 aprile) propongono il loro concetto di disequilibrio e instabilità, tra colpi di scena e acrobazie mozzafiato. Sulla stessa scia si muovono italiani di blucinQue, in VertigoSuite# (11 / 13 novembre), con uno spettacolo unico, a metà strada tra danza, acrobazie circensi, musica classica per archi ed elettronica, ispirati dal concetto di vertigine, di smarrimento, di cambiamento. La coproduzione italo-francese Paracadute / Parachute (4 / 6 novembre), con la regia di Nino D’Introna, è invece un racconto onirico e poetico di due adulti, ancora bambini, che hanno smarrito il concetto di tempo e di spazio.

Buon compleanno TPE.
Il 26 marzo il TPE festeggia i 10 anni di attività con un compleanno internazionale: un collegamento con il Teatr Śląski di Katowice, in Polonia, che celebrerà la prima produzione TPE, Cinema!, che ha debuttato nel 2007 con la regia di Beppe Navello, ed è tuttora in scena, con successo, a 10 anni di distanza.  

Porthos secondo Godard

“Ho preso un materiale bruto, dei ciottoli perfettamente levigati che ho messo gli uni accanto agli altri, e questo materiale si è organizzato”, scrive Jean-Luc Godard a proposito del suo Vivre sa vie. Girato a Parigi tra il febbraio e il marzo del 1962, è il quarto lungometraggio di Godard e prende spunto da un’ inchiesta giornalistica di Marcel Sacotte dal titolo Où en est avec la prostitution?

Nanà, la ventiduenne protagonista della vicenda, non riesce a guadagnare abbastanza per vivere, pur lavorando come commessa in un negozio di vinili. Il film racconta l’avvicinamento della ragazza al meretricio. Abbordata per strada, si concede a pagamento, è poi introdotta da un’amica nel giro della prostituzione, ma durante una discussione con Raul, il  suo lenone, Nanà è ferita a morte da un colpo di pistola e abbandonata sulla strada. Godard ricorre a una tecnica di narrazione frammentata in dodici quadri, allo scopo di ‘‘accentuare l’aspetto teatrale, l’aspetto brechtiano del film’’.

Il film omaggia Dreyer (con spezzoni del suo La passione di Giovanna D’Arco), Edgar Allan Poe (un cliente di Nanà legge per lei ad alta voce alcune pagine da Il ritratto ovale) e anche Alexandre Dumas, che diviene il pretesto per una dialogo sul senso delle parole, del silenzio e sul rapporto tra pensiero e linguaggio. Nell’undicesimo e penultimo quadro, Nanà, seduta in un bar, intavola una conversazione con un uomo seduto vicino a lei (il filosofo Brice Parain), che le racconta la storia della morte di Porthos, uno de I tre moschettieri di Dumas, che riportiamo qui in parte, nella traduzione italiana:

 

“Le scoccia che la stia guardando?”.
“No”.
“Sembra annoiato”.
“Niente affatto”.
“Cosa sta facendo?”.
“Leggo”.
“Mi offre da bere?”.
“Se vuole…”.
“Viene spesso qui?”.
“No. Qualche volta. Oggi è un caso”.
“Perché legge?”.
É il mio lavoro”.
“Strano. Improvvisamente non so più che dire. Mi succede molto spesso. So quello che voglio dire. Ci penso prima di dirlo per sapere se è proprio ciò che bisogna dire, ma al momento di dirlo non sono più capace di dirlo”.
“Sì, ovviamente. Senta, ha letto “I tre moschettieri?”.
“No, ma ho visto il film. Perché?”.
“Perché, vede, là c’è Porthos. Oltre tutto non è ne “I tre moschettieri”, ma in “Vent’anni dopo”. Porthos, il grande, il forte. Un po’ stupido. Non ha mai pensato in vita sua, capisce? Allora una volta deve mettere una bomba in un sotterraneo per farla esplodere. Lo fa, piazza la sua bomba, accende la miccia, poi scappa, naturalmente. Ma mentre corre, improvvisamente si mette a pensare. A cosa pensa? Si chiede come sia possibile che metta un piede davanti all’altro. Sarà senz’altro capitato anche a lei, no? Allora smette di correre, di camminare. Non riesce più. Non riesce più ad andare avanti. Esplode tutto. Il sotterraneo gli cade addosso. Lui lo sorregge con le spalle, è abbastanza forte. Ma alla fine, dopo un giorno o due, non ricordo, viene schiacciato e muore. Insomma, la prima volta che ha avuto un pensiero, ne è morto”.
“Perché mi racconta delle storie del genere?”.
“Così, per parlare…”.
“Ma perché bisogna parlare sempre? Io penso che bisognerebbe spesso stare zitti, vivere in silenzio. Più si parla, più le parole non vogliono dire nulla”.
“Forse, ma… si può?”.
“Non lo so, io…”.
“Sono sempre stato colpito da ciò: non si può vivere senza parlare”.
“Eppure sarebbe bello vivere senza parlare”.
“Sì, sarebbe bello. Sarebbe bello, insomma… È come se ci si amasse di più. Solo che non è possibile. Non ci si è mai riusciti”.
“Ma perché? Le parole dovrebbero esprimere esattamente ciò che si vuole dire. Ci tradiscono?”.
“C’è questo, ma anche noi le tradiamo. Dobbiamo riuscire a dire ciò che abbiamo da dire, poiché riusciamo a scrivere bene. Insomma, è comunque straordinario che un tizio come Platone si possa comunque ancora capire.
Ed è vero, lo possiamo capire! Eppure ha scritto in greco 2.500 anni fa. Insomma, nessuno conosce più la lingua dell’epoca, non è vero, non la si conosce più con esattezza. Quindi, se qualcosa viene trasmesso, si deve riuscire a esprimersi bene. Ed è necessario”.
“E perché bisogna esprimersi? Per capirsi?”.
“Dobbiamo pensare. Per pensare, dobbiamo parlare. Non si pensa in altro modo. E per comunicare, bisogna parlare. E’ la vita umana”.
“Sì, ma allo stesso tempo, è molto difficile. Io penso, al contrario, che la vita dovrebbe essere facile. La sua storia de “I tre moschettieri” forse è molto molto bella, ma è terribile”.

 continua  https://www.youtube.com/watch?v=KBIADXDQNis