28 luglio > 2 agosto h 21
TEATRO CARIGNANO, Torino

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KOLLAPS (Collasso)

di Philipp Löhle
traduzione Clelia Notarbartolo

con (in ordine alfabetico)
Roberta Calia (Roberta Shütz)
Yuri D’Agostino (Yuri Breuer)
Barbara Mazzi (Barbara Becker)
Raffaele Musella (Raffaele Becker)
Angelo Maria Tronca (Angelo Seeger)
e Gianmaria Ferrario al contrabbasso, pedaliera, distorsioni e effetti sonori

regia Marco Lorenzi

assistente alla regia Emily Tartamelli
dramaturg Thea Dellavalle
 
musiche composte ed eseguite dal vivo da Gianmaria Ferrario
visual concept e video Eleonora Diana
sound designer Giorgio Tedesco
luci Link-Boy (Eleonora Diana & Giorgio Tedesco)

uno spettacolo di Il Mulino di Amleto
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale

Un ringraziamento al Festival di Nuova Drammaturgia “Il mondo è ben fatto” a cura di Fertili Terreni Teatro

Se tu sapessi che il mondo finisse a mezzanotte come ti comporteresti? Sembra l’inizio di un gioco per bambini, in realtà è il presupposto da cui parte Kollaps, testo profetico del drammaturgo tedesco Philipp Löhle scritto nel 2015 e ora presentato per la prima volta in Italia.
Quanti sogni resteranno irrealizzati? Quante azioni non compiute? A quali errori non potremo più porre rimedio? Ma, soprattutto, ha ancora senso questa corsa irrefrenabile verso il precipizio in un mondo di cui sappiamo la data della fine?
Kollaps è una metafora dolce-amara di un Occidente che continua a correre disperatamente quando la corsa è finita da un pezzo, quando le risorse si stanno sgretolando, quando il tuo cellulare ha smesso di funzionare. Ecco, se tu sapessi che il tuo mondo sta per finire, cosa faresti?
Kollaps è una creazione speciale perché arriva in un momento complesso, smarrito e articolato delle nostre vite. Forse è per questo che sono allo stesso tempo felice e impaurito nell’affrontare una materia che getta uno sguardo così prepotente (e impertinente) verso il nostro presente.
Kollaps è un gioco feroce e ironico sulle vite che viviamo e le vite che avremmo voluto vivere. Phlipp Löhle immagina l’arrivo di un evento gigantesco, imprevedibile e (apparentemente) catastrofico per chiederci che cosa vogliamo veramente, che cosa desideriamo profondamente in una società che ci chiede di “abdicare al desiderio” (come direbbe Herbert Marcuse). Chissà se tutto questo ci ricorderà qualcosa di noi, del nostro recente passato, del nostro presente e del nostro ancor più imprevedibile futuro (grazie a Nassim Taleb e a tutti i suoi Cigni Neri, polli, tacchini, ecc.).
La vicinanza tra gli eventi di Kollaps e le domande più o meno scomode, che ci portiamo impresse sulla pelle, è così forte che con Philipp abbiamo deciso di usare i nomi reali degli attori del Mulino di Amleto al posto di quelli dei personaggi. Questo per creare un gioco di specchi, di ambiguità e sovrapposizioni tra il piano della metafora teatrale e il reale che stiamo vivendo.
D’altronde Kollaps è la fine di un mondo, è una finta apocalisse collettiva, una serie di piccole apocalissi individuali; è una domanda aperta e pulsante su cosa desideriamo veramente (se mai abbiamo la possibilità o il tempo di porci questa domanda). Kollaps ci chiede di fare i conti sul rapporto tra la nostra responsabilità sociale e la nostra responsabilità individuale. Kollaps ci racconta la storia di animali che vengono liberati dalle loro gabbie e di altri animali, apparentemente più evoluti, che in quelle gabbie decidono di rientrarci. Kollaps ci ricorda ironicamente che desideriamo sempre quello che non abbiamo e quando lo otteniamo – se lo otteniamo – non siamo felici. Ma Kollaps è anche la storia della fine di un matrimonio che poi altro non è anch’essa la piccola “fine di un mondo”.
Ho trovato appassionante che tutti gli eventi dell’immaginario di Kollaps fossero ricostruiti attraverso gli occhi e le parole di un uomo e di una donna comuni, che ripercorrendo gli eventi e le scelte fatte durante un’ apocalisse sgangherata, si ritrovano a capire che «tutto è tornato alla normalità, come prima. Solo che ora sappiamo che è fatto tutto di cartapesta». Per questo su di loro, sulla storia della famiglia Becker, abbiamo immaginato di costruire un falso documentario (forse un mockumentary?), uno strumento per dissezionare i loro pensieri, le loro ipocrisie, i loro desideri frustrati, i loro silenzi di coppia “normale” e borghese. Uno strumento che ci permettesse di raccontare i loro occhi in modo sincero e trasparente e spiare “la fine del mondo” attraverso il loro sguardo.
Kollaps è scritto da Philipp Löhle con un ricco e provocante puzzle di stili diversi e per questo abbiamo deciso di raccogliere la sfida creando un gioco di citazioni e di rimandi che vanno dal dramma borghese al Far-West allo slapstick. Forse è per questo che il nostro Kollaps è anche un ringraziamento a Ingmar Begman, a Ennio Morricone, a Herbert Marcuse, a Franco Battiato, a Nassim Taleb, a Buster Keaton, e a tutti quei pazzi che stanno rendendo possibile questa scommessa incredibile e rischiosa.
(P.s. Nessun animale è stato maltrattato durante la produzione di questo spettacolo teatrale!)

Marco Lorenzi

SPETTACOLO PRESENTATO IN PRIMA ASSOLUTA ALL’INTERNO DEL CARTELLONE “SUMMER PLAYS”

La stagione estiva al Teatro Carignano organizzata da Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e TPE – Teatro Piemonte Europa dal 15 giugno al 13 settembre 2020.

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Philipp Löhle

Testo inedito per l’Italia, Kollaps è scritto da Philipp Löhle, nato a Ravensburg nel 1978. Nel 2006 accetta l’incarico di assistente alla regia al Teatro di Baden-Baden e nel 2007 vince una borsa di studio del Royal Court Theatre di Londra. Dal 2008 al 2010 è autore residente al Maxim Gorki Theater di Berlino. Assume poi lo stesso incarico al Nationaltheater Mannheim (2011/2012) e allo Staatstheater di Magonza (2012/2013). A partire dalla stagione 2018/2019 è autore residente al Staatstheater di Norimberga.

 

Marco Lorenzi

Classe 1983, si diploma nel 2006 alla Scuola del Teatro Stabile di Torino. Nel 2006 Bruce Myers, suo punto di riferimento nel tempo, lo sceglie come Romeo per Romeo e Giulietta e affiancarlo ne Il Grande Inquisitore diretto da P. Brook. Nel 2009 inizia la sua carriera da regista e fonda a Torino la compagnia Il Mulino di Amleto. In questi anni dirige Streamers di D.Rabe, La Tempesta di W.Shakespeare con Lello Arena, Per Ecuba con Franca Nuti e gli attori della compagnia, Sorvegliati-un progetto su Jean Genet, Doppio-Inganno una commedia perduta di William Shakespeare. Per il Teatro Stabile di Torino/Teatro Nazionale dirige Gl’innamorati di Carlo Goldoni (2013), Cenerentola (2015), L’albergo del libero scambio di G. Feydeau (2015), Romeo e Giulietta (2018), Alice nel Paese delle Meraviglie (2018), Otello di W.Shakespeare (2019). Nel 2015 debutta Mahagonny. Una scanzonata tragedia post-capitalistica; nel 2017 dirige Il Misantropo di Moliére-Una Commedia sulla Tragedia di Vivere Insieme, Premio del Pubblico Theatrical Mass di Campo Teatrale, Senza Famiglia di M.Barile, finalista al Premio Scenario, Ruy Blas. Quattro Quadri sull’Identità e sul Coraggio, da V. Hugo, vincitore di Siae-S’illumina per le nuove opere. È del 2018 Platonov. Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove da A. Cechov, produzione Elsinor/Centro di Produzione Teatrale, TPE – Teatro Piemonte Europa e Festival delle Colline Torinesi, vincitore del Last Seen 2018 di Krapp’s Last Post, segnalato dalla rivista Birdmen Magazine tra i dieci imperdibili del 2019, secondo classificato al Premio Rete Critica 2019. Nel 2019 firma la regia di Senza Famiglia, realizzata con ACTI Teatri Indipendenti, con la collaborazione di Campo Teatrale, il supporto di Residenza IDRA nell’ambito del progetto CURA 2018, con il sostegno del Centro di Residenza della Toscana, e per il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Valzer per un mentalista.