ANNUNCIAZIONE

«Dodici poesie intorno ad Auschwitz» di Primo Levi, letture di Valter Malosti

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GIOVEDÌ 14 GENNAIO 2021 h 21 SUL SITO DEL CIRCOLO DEI LETTORI E SULLA PAGINA FB @STAGIONETPE

Annunciazione. Dodici poesie intorno ad Auschwitz è la selezione di poesie di Primo Levi – scelte e introdotte dal critico e studioso Domenico Scarpa e interpretate dal regista, attore e direttore di TPE Valter Malosti – che giovedì 14 gennaio 2021 alle 21 inaugura il ciclo Io so cosa vuol dire non tornare, il progetto ideato e curato dalla Fondazione Circolo dei lettori insieme al Centro Internazionale di Studi Primo Levi, che vede il TPE – Teatro Piemonte Europa collaborare a due appuntamenti.

Annunciazione sarà trasmesso online sul sito circololettori.it e sulla pagina Facebook di TPE @stagionetpe.

Altri partner del progetto sono: Giulio Einaudi Editore, Ministero dell’Istruzione, Fondazione Leonardo Sinisgalli, Comune di Novara e Comune di Settimo Torinese.

Il programma si articola in un fitto calendario di appuntamenti che prosegue fino al 16 febbraio 2021. TPE – Teatro Piemonte Europa vi contribuisce anche con un’altra nuova produzione sempre a cura di Valter Malosti e in programma nelle prossime settimane: Protezione. Tre podcast per tre racconti di Primo Levi tratti da Vizio di forma e da Storie naturali (Protezione, Quaestio de Centauris e Ammutinamento).

Annunciazione e Protezione rappresentano le nuove tappe del percorso sull’opera e la figura di Primo Levi intrapreso da TPE e Malosti nel 2019 per il centenario della nascita dello scrittore con il progetto Me, mi conoscete. Primo Levi a teatro, che ha anche visto l’avvio della preziosa collaborazione fra TPE, Centro Internazionale di Studi Primo Levi e Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Primo Levi.

In Me, mi conoscete. Primo Levi a teatro Malosti ha diretto Fabrizio Gifuni nell’adattamento scenico de I sommersi e i salvati in un Teatro Regio gremito. Ha diretto e interpretato la prima versione scenica autorizzata dal 1966 del romanzo Se questo è un uomo: prodotta da TPE assieme a due teatri nazionali (Teatro Stabile di Torino e Teatro di Roma), ha richiamato oltre 30.000 spettatori in tutta Italia e meritato due nomination ai Premi Ubu 2019. Ha curato e diretto Il sistema periodico interpretato da Luigi Lo Cascio. TPE ha anche prodotto la versione scenica dei due «racconti minerali» Piombo e Mercurio interpretati da Nino D’Introna e Richi Ferrero.

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ANNUNCIAZIONE. DODICI POESIE INTORNO AD AUSCHWITZ

Cura e presentazione di Domenico Scarpa

Letture di Valter Malosti

In collaborazione con TPE – Teatro Piemonte Europa e Giulio Einaudi Editore

Tutte le poesie sono nelle Opere complete, a cura di Marco Belpoliti, Einaudi Torino 2016, vol. II. I primi nove testi provengono da Ad ora incerta, raccolta pubblicata da Levi nel 1984; gli ultimi tre sono successivi, e saranno dunque una novità per quasi tutti gli ascoltatori.

 

  1. Il primo Atlante

«Abissinia abissale, Irlanda iridata adirata»… Quando, al principio degli anni Trenta, Primo Levi era un ragazzo disponibile a ogni avventura, volle disegnare un suo Atlante pieno di colori, dove ciascun paese aveva forme bizzarre e suggeriva invenzioni di parole. C’era anche la Germania, «terra turchina di germi e di germogli». Il ragazzo Levi non poteva sapere che proprio da quel paese sarebbe germogliato un punto sulla terra chiamato Auschwitz e destinato a essere, qualche anno più tardi, la più memorabile delle sue avventure. Da quel «primo Atlante» del ragazzo Primo Levi si è scelto di cominciare una lettura delle sue poesie: dodici testi, che aprono Auschwitz e il Giorno della Memoria nelle direzioni più inattese.

  1. Il tramonto di Fossoli

Quando viene catturato sulle montagne della Valle d’Aosta, poche settimane dopo aver scelto di fare il partigiano, Levi viene internato nel campo di Fossoli. È già il presagio di un addio: all’Italia, alla vita, forse anche a un amore. Levi sceglie così di riproporre in italiano, traducendoli alla lettera, alcuni versi dalla più famosa poesia d’amore di Catullo, quella dei cento e mille baci a Lesbia.

  1. Ostjuden

Al suo arrivo in Auschwitz, Levi incontra per la prima volta gli ebrei dell’Europa orientale, quelli che i nazisti chiamano con disprezzo Ostjuden, e per la prima volta sente parlare in yiddish. Con una poesia di pochi versi rivendica con orgoglio questa parola, descrivendoli nella loro ostinata essenza morale.

  1. Il canto del corvo

Scrivendo Se questo è un uomo Levi volle annunciare al mondo quella che definì «la mala novella» di Auschwitz. È un animale dal piumaggio nero, il corvo, a incaricarsi di cantarla in versi: versi che sembrano rivolgersi a noi lettori, e più ancora a eventuali orecchie tedesche, di ex aguzzini. Forse per questo Levi a un certo momento pensò di mettere in epigrafe all’edizione tedesca di Se questo è un uomo proprio questa poesia e non la celeberrima «Voi che vivete sicuri».

  1. La bambina di Pompei

Levi ci presenta, nel corso dei secoli, tre diverse incarnazioni di una vittima inerme: la vittima di una violenza naturale, l’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo, le vittime di una violenza umana, politica, deliberata, a Hiroshima o in un campo di sterminio.

  1. Donna Clara, traduzione da Heine

Di Heinrich Heine, poeta tedesco dell’Ottocento di origine ebraica, Levi si divertì a tradurre, nel corso degli anni, molte poesie. Questa è una delle più ironiche, beffarde e sorprendenti: un dialogo, nel quale la lingua tedesca e lo spirito ebraico si stuzzicano a vicenda, fino a una conclusione imprevista.

  1. Schiera bruna

Dopo la sua liberazione dal Lager, il 27 gennaio 1945, Primo Levi ha raccontato nel corso degli anni Auschwitz in modi diretti e indiretti. Qui una fila di formiche lungo un binario del tram gli ridesta un pensiero atroce: la voce e la mente gli si chiudono, mentre il Lager si riapre.

  1. Pio

Il celebre sonetto T’amo, pio bove di Carducci diventa l’occasione per Levi per farne la parodia e nello stesso tempo la contestazione, dando dare voce a una vittima che altrimenti nessuno ascolterebbe: il bove. E non per niente la protesta del bove finisce con una esclamazione in yiddish, Ay gevalt!, che evoca altre violenze, e altre vittime ben conosciute e ricordate.

  1. Annunciazione

Un’altra parodia, ancora più cupa, più sarcastica, più solenne, più secca. La scena è quella classica di un’infinità di dipinti antichi e moderni. Ma la nascita che qui viene annunciata – e non per niente l’intero progetto di letture deve il titolo proprio a questa poesia – è molto diversa da quella di Gesù Cristo.

  1. Canto dei morti invano

Alla nascita di un uomo fatale corrisponde il destino delle vittime di tutti i tempi, e soprattutto di quelli più vicini a noi. A modo suo è un altro “atlante”, un elenco che Levi ha compilato nel 1985 e che non smette di essere aggiornato.

  1. Il decatleta

Una poesia che è tutta una corsa, anzi, un complicato esercizio corporeo di distribuzione del fiato, delle energie. Ma alla fine è la stessa natura umana che si ribella, che protesta, e che interroga direttamente ciascuno di noi rivolgendoci un paio di domande essenziali.

  1. Agli amici

Agli amici fu scritta alla fine del 1985 e fu consegnata in regalo appunto ai suoi amici più cari. È un augurio nel quale, insieme con la pace e con un invito alla pace, si sente però la consapevolezza di tutto ciò che è accaduto, di tutto un passato da ripensare e da condividere.

 

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Data da definire

Protezione. Tre podcast per tre racconti di Primo Levi

Tre podcast a cura di Valter Malosti in cui verranno letti gli adattamenti radiofonici di altrettanti racconti di Primo Levi tratti da Storie naturali e Vizio di forma: Protezione, Quaestio de Centauris e Ammutinamento.

In collaborazione con TPE – Teatro Piemonte Europa

Tre racconti legati all’umano e alla natura. Scrive Fabio Levi: “Con i suoi racconti di fantascienza Primo Levi sa aprire il tempo e forzarne le dimensioni in modo sorprendente. In Protezione il presente si interseca e reagisce con un futuro nel quale gli uomini sono costretti a indossare una corazza per proteggersi da una tempesta di micrometeoriti. In Quaestio de Centauris accade l’opposto: da un’epoca lontanissima, che si confonde con il mito, emerge la figura di Trachi, il centauro, metà uomo e metà cavallo, che, con la sua intelligenza, la sua forza e la sua sensibilità sovrumana, attraversa come una visione reale e inquietante il nostro mondo di oggi.

Ma il tempo è solo la cornice; l’oggetto vero è l’umanità. Così l’autore ci sorprende non solo attraverso la scorciatoia delle analogie che a noi pare di scoprire in ogni racconto: ad esempio laddove siamo richiamati – ma possiamo scoprirlo solo ora – alla pandemia che ci assedia, o a quanto sia importante l’intelligenza degli esseri umani, tanto più acuta nella natura bifida e centauresca di Levi chimico e scrittore.

Anche nel terzo racconto, Ammutinamento, il tempo dilatato del mondo vegetale – “le piante sono molto lente” – fa da cornice a qualcos’altro: una rivolta inusitata degli alberi “in odio agli uomini”, per il loro insopportabile strapotere sulla natura. Ma lo sguardo va ben oltre la superficie e svela riflessi di straordinaria lucentezza, come la grazia incantevole con cui la bruna e snella ragazzina undicenne Clotilde sa intrattenersi con il rosmarino o con il ciliegio selvatico.”