The Nest - Il nido

Franz Xaver Kroetz / DELLAVALLE/PETRIS

Produzione TPE

21 – 26 settembre 2021
TEATRO ASTRA, Torino

h 21, mer h 19.30, dom h 17

Dopo i successi di Un ballo, Suzannah, The Dead Dogs – vincitore del bando Forever Young 2018 promosso dalla Corte Ospitale – e Euthalia, la compagnia DELLAVALLE/PETRIS si confronta ora con la drammaturgia [esteticamente] politica di Kroetz, curando la prima messinscena italiana del suo Das Nest, scritto nel 1975, manifesto critico della società tedesca del Secondo dopoguerra con il suo contraddittorio boom economico.

Una giovane coppia, Kurt e Martha. Un figlio in arrivo. Per mantenere uno standard di vita adeguato al modello di benessere proposto dalla società e sostenere l’impegno economico che la scelta di metter su famiglia comporta, Kurt acconsente a svolgere dei lavori extra per il suo capo. Senza sapere cosa contiene, riversa di nascosto il contenuto di un’autocisterna in un laghetto. Poche ore dopo viene chiamato in ospedale dove il figlio è stato ricoverato e rischia di morire a causa di ustioni provocate dalle acque contaminate del laghetto dove la mamma lo ha portato a fare il bagno. Kurt, che ha agito in modo inconsapevole ma ottuso, rischia di essere il responsabile della morte del figlio. La coppia esplode.

Il testo è stato rappresentato nel 2016 in Inghilterra, con la traduzione e l’adattamento di Conor McPherson, la regia di Ian Rickson e le musiche di PJ Harvey testimoniando di essere, a trent’anni dalla sua stesura, ancora molto attuale. La pièce appare come una sorta di apologo, in cui le conseguenze delle nostre azioni e della ricerca di un benessere che non si pone domande, si ripercuotono direttamente e tragicamente sul “nido” che si voleva proteggere. Questa circostanza diventa la leva che sposta il dramma dal piano personale a quello esistenziale sollevando una riflessione sulla responsabilità individuale e sulla possibilità di essere e sentirsi collettività, su come affrontare i condizionamenti sociali più e meno evidenti, senza indicare quale possa essere la soluzione ma ribadendo la necessità di non smettere mai di interrogarsi.

Scrittore di straordinaria prolificità, Kroetz si è avvicinato allo stile di Brecht, ma i suoi testi migliori restano quelli centrati sulla emarginazione e la solitudine di personaggi femminili, colti con struggente essenzialità. I suoi spettacoli raccontano di personaggi resi inespressivi, muti, inetti perché sommersi dalla loro stessa miseria sociale.

Al testo originale, DELLAVALLE/PETRIS, con un’operazione di processo creativo partecipato, hanno voluto integrare uno sguardo sulla contemporaneità, raccogliendo – a partire da maggio 2021 – le suggestioni ricavate da una serie di videointerviste realizzate a giovani coppie. Un momento di confronto diretto con il mondo e con il pubblico attorno ad alcuni punti chiave: il rapporto col consumo, le prospettive del futuro, i limiti e i confini delle nostre azioni e delle nostre scelte. I dialoghi e le azioni del testo sono contrappuntati da immagini-emblema del difficile rapporto contemporaneo fra uomo, tecnologia, economia e ambiente.

Rientra nella medesima prospettiva di teatro partecipato anche la collaborazione attivata con Mercato Circolare, start up innovativa a vocazione sociale nata a Torino nel 2018 e impegnata nel far emergere e crescere l’attenzione del pubblico per l’economia circolare, che ha supportato la realizzazione dello spettacolo agevolando l’incontro di TPE con realtà circolari disposte a fornire materiale usato e di scarto per la costruzione della scenografia.

Da Franz Xaver Kroetz / Progetto DELLAVALLE/PETRIS / Traduzione e adattamento Thea Dellavalle e Irene Petris
Regia Thea Dellavalle / Con Luca Mammoli, Irene Petris
Scena Ronni Bernardi / Musiche Paolo Spaccamonti / Video Daniele Salaris / Suono Fabio Cinicola / Luci Umberto Camponeschi

Produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, ERT / Teatro Nazionale

in collaborazione con Mercato Circolare
e con Associazione Eco dalle Città, Gelso Sartoria sociale, Remida Centro di Riuso Creativo, Sartoria L’Orlando Furioso, Verdessenza Società Cooperativa

 

Note di regia

“All’inizio ci sono alcune parole.

Nido.

La parte fragile, la parte messa insieme, rametti che si sommano e si fanno struttura, per accogliere la solidità compatta, la curva fragilissima del guscio.

Ci sono nidi di cavi e plastica. Il nido si costruisce con quello che c’è a disposizione.

Il Nido racconta una storia semplice.

Un quotidiano.

Un desiderio di normalità e futuro. Sperare che tutto vada per il meglio. E indirizzare gli sforzi perchè ci sia futuro.

Il nido assorbe le nostre energie. E’ per il nido che cerchiamo di agire nel mondo. Ci concentriamo molto per tenere stretto il nostro progetto, il giardino che vorremmo avere, che vogliamo, che avremo.

E il mondo diventa sfondo, paesaggio, troppo affollato, troppo complesso per essere decifrato.

Perdiamo il senso del confine e anche l’idea che il confine è permeabile.

Che il mondo agisce su di noi.

Lo sappiamo ma non riusciamo a definirlo. Non sappiamo dire dove arrivano le nostre azioni. Le seguiamo per un po’ poi le perdiamo di vista. In questa distrazione sfocata c’è un pericolo.

Sostenibile.

Il tema è caldo. La parola è ovunque, parola d’ordine.

Viviamo in un presente insostenibile, ma non molliamo la presa, non lasciamo cadere del tutto. Puntelliamo. Anche con le parole. E con le parole d’ordine.

L’ immagine è quella di Atlante: un uomo solo,  il mondo un peso da portare sulle spalle, cercando di non essere schiacciati.

Sostenibile non include automaticamente /

Responsabile.

Invece c’è una sfumatura nell’etimologia di quest’altra parola che ha messo in moto il nostro lavoro di adattamento del testo, il desiderio di renderlo significante per l’oggi, per un oggi preciso, per un oggi confuso, in cui pensare al teatro. Responsabile è chi risponde. E la risposta implica una relazione, trovarsi faccia a faccia, guardarsi attraverso l’altro. Anche l’attore, ὑποκριτής in greco, è “colui che risponde”.

Abbiamo pensato di fare delle interviste e di provare a innescare un corto circuito con il testo parlando con le persone, rompendo l’isolamento forzato degli ultimi mesi.

Per sentirci meno soli. Per ricostituire un coro che sia eco delle azioni.

Abbiamo provato a praticare queste parole.

Abbiamo cercato alleanze.

Viviamo nel futuro rispetto a quando il testo è stato scritto.

 

KURT: “Andiamo a dormire. Domani è un altro giorno”

MARTHA: “Sì”

 

responsàbile (ant. risponsàbile) agg. e s. m. e f.
[der. del lat. responsum, supino di respondēre «rispondere» (propr. «che può essere chiamato a rispondere di certi atti»), sull’esempio del fr. responsable]. – 1. agg. e s. m. e f. a. Che risponde delle proprie azioni e dei proprî comportamenti, rendendone ragione e subendone le conseguenze.

 

ESTRATTI DI DOMANDE POSTE DURANTE LE INTERVISTE

Not so FAQ (not so frequently asked questions) 

 

Un’abitudine che hai e che ti piace?

Un’abitudine che hai e che vorresti cambiare?

Cosa butteresti nella spazzatura?

Qual è una cosa che sai fare bene?

Quante case hai cambiato?

Quanti fidanzati/e hai cambiato?

Quante macchine hai cambiato?

Quanti telefoni?

Quante biciclette ti hanno rubato?

Se al termine dell’intervista ti dicessi che hai vinto un premio di mille euro cosa compreresti?

Cosa comprerai davvero?

Paghi in contanti o con la carta?

Fai acquisti on line?

Quale pensi che sia la vita media di un uomo/donna occidentale?

Ti piacciono le statistiche?

 

Qual è la tua finestra preferita?

Cosa occupa più spazio in casa tua?

Quanto tempo dedichi ai social per lavoro o per svago?

Hai cambiato alcune delle tue abitudini per uno scrupolo ecologico?

Che effetto ti fa pensare che la tua lavastoviglie potrebbe vivere più a lungo di te?

Cosa ti fa venire in mente la parola scarto?

Ti sei mai sentito scartato?

Cosa consideri un bene di lusso?

Un lusso a cui rinunci?

Un lusso che invece ti concedi?

Qual è l’ultima cosa che hai imparato?

Verso chi ti senti responsabile?