IL BERRETTO A SONAGLI

LUIGI PIRANDELLO / VALTER MALOSTI / ROBERTA CARONIA - produzione TPE

martedì 17 > martedì 31 dicembre
TEATRO ASTRA, Torino

h 21 – merc h 19.30 – dom h 17 / durata 90 min

SPETTACOLO DI CAPODANNO
martedì 31 dicembre h 20,30

Seguirà un brindisi con la Compagnia.
La serata si concluderà attorno alle h 22.30
€ 35 / € 30 abbonati TPE

DI LUIGI PIRANDELLO / ADATTAMENTO E REGIA VALTER MALOSTI / CON ROBERTA CARONIA, VALTER MALOSTI, PAOLA PACE, VITO DI BELLA, PAOLO GIANGRASSO, MARIA LOMBARDO, ROBERTA CRIVELLI / LUCI FRANCESCO DELL’ELBA / SCENE CARMELO GIAMMELLO / COSTUMI ALESSIO ROSATI / PRODUZIONE TPE -TEATRO PIEMONTE EUROPA

Con Il berretto a sonagli Malosti affronta Pirandello, confrontandosi con uno dei testi più popolari del grande drammaturgo siciliano, cercando di strapparlo allo stereotipo e tentando di restituire la forza eversiva originaria di quei “corpi in rivolta” posti al centro della scena, che è anche labirinto: una feroce macchina/trappola. Un testo vivissimo grazie alla violenza beffarda della lingua, una sorta di musica espressionista e tragicomica, molto evidente nel testo scritto in dialetto siciliano che è alla base di un lavoro originale di drammaturgia.

Una versione più schietta, dura, non ‘ripulita’ del testo pirandelliano, affidata sia al dialetto della prima stesura sia ad un italiano derivato da questa, che assume in sé elementi dialettali, per permettere di affidare agli attori una partitura più ritmica e musicale, recuperando anche una dimensione più autenticamente popolare, (senza dimenticare un certo sapore da Teatro di Varietà e da Opera dei Pupi) che non tradisce la “vita”.

Come è ormai noto, Il berretto a sonagli nasce come testo dialettale (‘A birritta ccu ‘i ciancianeddi) per Angelo Musco, attore comico di grande successo. Il testo in dialetto recitato da Musco non fu mai pubblicato da Pirandello, a differenza di quanto avvenne con Liolà. La prima redazione de Il berretto a sonagli, ritrovata nel 1965 e pubblicata solo nel 1988, può oggi diventare un mare linguistico in cui re-immergere il testo italiano, oltre che un prezioso corto-circuito dal punto di vista dei contenuti. Questa prima versione, infatti, ha offerto materia a Malosti per un lavoro di riscoperta e rilettura non solo linguistica, ma di ridefinizione di caratteri e ruoli affioranti dal recupero dei tagli capocomicali di Musco, mai ripristinati dall’autore nell’edizione italiana, anzitutto la perdita di una possibile co-protagonista della commedia, accanto a Ciampa, in Beatrice Fiorìca, la moglie tradita. Si tratta di un testo più duro, politicamente scorretto, a tratti ferocemente antimaschilista nelle battute, sia di Beatrice sia dell’equivoco personaggio della Saracena, e che presenta varianti significative che riguardano tutti i ruoli e in particolare una scena totalmente espunta nella versione italiana posta nel manoscritto all’inizio del secondo atto. Lo spettacolo si inserisce nel solco delle rivisitazioni “d’autore” di Malosti, come era accaduto con il felice lavoro tratto da La scuola delle mogli di Molière, per tre anni in tournée nei teatri italiani e con il recente Molière / Il Misantropo. Afferma Malosti: “Colgo nella pièce un carattere visionario come in Molière, e un andamento da farsa nera. Ciampa è per me un buffone tragico, come il Nietzsche di Ecce homo e l’Arnolphe de La scuola delle mogli”.

 

Malosti punta sulla forzatura dei toni, sull’esasperazione delle componenti livide, grottesche della vicenda. A questo fine egli recupera la stesura originale del copione che fu scritta in dialetto siciliano per Angelo Musco. Ma quella attuata dal regista è una discesa nelle viscere oscure dei personaggi attraverso questa accentuazione linguistica tutti i colori dell’affresco si accendono all’improvviso. Lo spettacolo di Malosti è divertente, acuminato, cattivo. Renato Palazzi / Il Sole 24 ore

Malosti sceglie ‘Il berretto a sonagli’ e da par suo, fa emergere gli aspetti più stridenti, grotteschi, antinaturalisti. Il ritmo della narrazione è forsennato, Malosti tiene le redini di una cavalcata feroce, parodia violenta di un mondo esasperato e disperato, dove il grande assente – l’uomo, il marito traditore – è un convitato di pietra che, ovviamente, si salverà. Questo Berretto a Sonagli merita lunghi applausi. Andrea Porcheddu / Glistatigenerali

Un piccolo capolavoro espressionista. Di questa storia archetipica di corna noi vediamo e ascoltiamo un carosello lucido, una farsa nera dove la distinzione celebre e ragionante  della corda “civile”, “seria” e “pazza” lascia posto a una profonda, imperscrutabile buffonata tragica. Di fortissima presa. Rodolfo Di Giammarco / La Repubblica