VA PENSIERO

MARCO MARTINELLI - ERMANNA MONTANARI

TEATRO ASTRA, Torino

H 21 / DOMENICA H 17

DI MARCO MARTINELLI
IDEAZIONE E REGIA MARCO MARTINELLI E ERMANNA MONTANARI

IN SCENA: ERMANNA MONTANARI, ALESSANDRO ARGNANI, SALVATORE CARUSO, TONIA GARANTE, ROBERTO MAGNANI, MIRELLA MASTRONARDI, ERNESTO ORRICO, GIANNI PARMIANI, LAURA REDAELLI, ALESSANDRO RENDA

CON LA PARTECIPAZIONE DEL CORO MIKRON DIRETTO DA PAOLA DE FAVERI E MARCO CORDIANO NELL’ESECUZIONE DI ALCUNI BRANI DALLE OPERE DI GIUSEPPE VERDI: ANNA BALLATORE, MARTINA BELLONE, ELISA BRUSCHI, CARLOTTA BUFFA, ALESSANDRA CORDIANO, MATILDE DE PALO, CATERINA DI CASTRI, BIANCA DUGHERA, ARIANNA KIAVAR, ELISABETH KOHLLOFFEL, OLGA MANCINI, ANTONIA MASSA, MARGHERITA MAUTINO, MARTA PANICO, FRANCESCA PETRUSO, ELEONORA PRINA, NATALIA SELIVANOV, ANNA MICOL TROPEANO
ARRANGIAMENTO E ADATTAMENTI MUSICALI, ACCOMPAGNATORE E MAESTRO DEL CORO: STEFANO NANNI

INCURSIONE SCENICA: FAGIO, LUCA PAGLIANO
SCENE: EDOARDO SANCHI
COSTUMI: GIADA MASI
DISEGNO LUCI: FABIO SAJIZ
MUSICHE ORIGINALI: MARCO OLIVIERI

PRODUZIONE: EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE E TEATRO DELLE ALBE / RAVENNA TEATRO

Va pensiero è una creazione corale, ideata e diretta da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, che racconta il «pantano» delI’Italia di oggi in relazione alla «speranza» risorgimentale inscritta nella musica di Giuseppe Verdi.

Va pensiero è al centro della settimana che TPE dedica a Martinelli e al Teatro delle Albe da lunedì 11 a domenica 17 marzo e che comprende anche il progetto di poesia con i ragazzi del Sermig alimentato dai versi di Majakovskij, la presentazione del libro che a Martinelli ha dedicato Dolores Pesce e del suo Aristofane a Scampia che racconta come abbia portato il teatro nei quartieri più difficili del mondo, la proiezione al Cinema Massimo del suo film dedicato ad Aung San Suu Kyi, e ancora reading, seminari, proiezioni alla Mediateca Rai con i preziosi materiali di Rai Teche.

È una creazione corale, ideata e diretta da Martinelli e Montanari, che racconta il «pantano» delI’Italia di oggi in relazione alla «speranza» risorgimentale inscritta nella musica di Giuseppe Verdi. Il testo si ispira a un fatto di cronaca: il vigile urbano di una piccola città dell’Emilia Romagna si fa licenziare pur di mantenere la propria integrità di fronte agli intrecci di mafia, politica e imprenditoria collusa capaci di avvelenare il tessuto sociale della regione che ha visto nascere il socialismo e le cooperative. Un nuovo affondo drammaturgico di Martinelli sulla patria amata, perché si ritrovi il senso di parole come «democrazia» e «giustizia». Lo spettacolo vede in scena l’ensemble del Teatro delle Albe insieme ad altri attori ospiti e al Coro Mikron diretto da Paola De Faveri e Marco Cordiano che eseguirà dal vivo celebri brani dalle opere verdiane.

E sabato 16 marzo 2019 alle 18.00 al Teatro Astra La mafia dal sud al nord. Raccontare la mafia che cambia e le sue infiltrazioni: un incontro pubblico assieme a Marco Martinelli,autore e regista dello spettacolo; Giancarlo Caselli, magistrato, già Procuratore della Repubblica a Palermo e Torino, e Donato Ungaro, il coraggioso vigile urbano di Brescello che ha ispirato la storia vera di Va pensiero. Modera: Francesco Daniele, coordinatore II Commissione della Circoscrizione III, Città di Torino. Ingresso libero.

Marco Martinelli (Reggio Emilia, 1956) fonda il Teatro delle Albe a Ravenna nel 1983 con Ermanna MontanariLuigi Dadina e Marcella Nonni. Con loro nel 1991 dà vita a Ravenna Teatro – Teatro Stabile di Innovazione. I loro spettacoli sono caratterizzati da una poetica rigorosa e emozionante, capace di restituire alla scena la sua antica e potente funzione narrativa: hanno una circuitazione nazionale e internazionale, e hanno ricevuto numerosissimi premi e riconoscimenti in Italia e all’estero. La contaminazione interculturale si incontra con la riscrittura di classici come Folengo, Shakespeare, Molière e Goldoni, l’attenzione alle radici folcloriche e popolari, la rilettura delle avanguardie storiche di Jarry e contemporanei come Testori, il teatro civile su temi d’attualità come i migranti, il razzismo, le mafie, il potere dei media. Fra i titoli più importanti dell’ultimo decennio: Rumore di acque (2010), un intenso monologo capace di trasfigurare in grottesca e malinconica poesia la cronaca tragica dei barconi alla deriva. Pantani (2012) dedicato al «Pirata», Premio Ubu 2013 per la migliore novità drammaturgica. A te come te, una lettura scenica degli articoli scritti da Giovanni Testori per il Corriere della SeraVita agli arresti di Aung San Suu Kyi (2014, con Ermanna Montanari, Premio Enriquez 2015) sulla leader birmana premio Nobel per la Pace nel 1991: spettacolo che nel 2016 diventa un film. Nel 2017 debutta Maryam su testo di Luca Doninelli.

 

Cori e citazioni verdiane

I atto

  • Di Provenza il mar, il suol – La Traviata
  • Libiam – La Traviata
  • Cortigiani, vil razza dannata – Rigoletto
  • Addio, del passato – La Traviata
  • Coro muto – Rigoletto
  • La Vergine degli angeli – La forza del destino

II atto

  • O Signore dal tetto natio – Lombardi alla Prima crociata
  • Vedi le fosche e notturne spoglie – Il Trovatore
  • Requiem – Requiem
  • Parigi o cara – La Traviata
  • Patria oppressa – Macbeth
  • Va Pensiero – Nabucco

DAL TEATRO CIVILE ALLA NON-SCUOLA:
UNA SETTIMANA CON IL TEATRO DELLE ALBE

TPE dedica un grande focus al «drammaturgo corsaro» Marco Martinelli, con “Va pensiero” che racconta l’infiltrazione mafiosa nella Bassa emiliana, il suo teatro e i progetti di educazione da Scampia a Rio de Janeiro assieme a Ermanna Montanari

 Va pensiero: note di regia di Marco Martinelli

Va pensiero è un’opera di fantasia. È un romanzo teatrale sull’Italia di oggi, su un popolo in prigionia come lo era quello ebreo nella cattività babilonese: il Va pensiero suona per tutti noi. Lo spettacolo prende spunto da un episodio realmente avvenuto, quello di Donato Ungaro vigile urbano a Brescello negli anni a cavallo del secolo, giornalista, scrittore, che si fa licenziare pur di mantenere la propria integrità di fronte agli intrecci di mafia, politica e imprenditoria collusa. Ma inVa pensiero la sua vicenda è trasfigurata, spostata in una cittadina immaginaria dell’Emilia-Romagna, intrecciata ad altre storie e altre figure di questo conflitto che sporca e insanguina la nostra terra che ha visto nascere il socialismo e le cooperative.

Il nostro modello era Charles Dickens, era il romanzo dell’Ottocento. Verdi, come musica in cui è inscritta la “speranza” risorgimentale, Dickens come modello narrativo, che nel suo grandioso raccontare la Londra nera, cupa, degli assassini, del malaffare, riesce sempre a trovare il modo di far passare la luce. E quella di Ungaro è una storia che dà speranza, un racconto alla Dickens due secoli dopo: paesaggio in nero con fiammella finale.

Va pensiero ha due aspetti visivi che abbiamo pensato alla radice. Da una parte è un paesaggio della drammaturgia si sposta dall’ufficio del sindaco, all’argine di un fiume, alla Piazza Mazzini di questo paese immaginario. Un paese che è un popolo – in scena ci sono dieci attori e venti coristi – ed è la terra che noi amiamo, per questo suoniamo con le nostre campane teatrali un grido di allarme, e la storia di Ungaro è questo grido. Dall’altra parte però, davanti a un paesaggio di popolo, di terra, ci sono dei primi piani cinematografici fortissimi: ognuna delle dieci figure, che sono i pilastri narrativi della storia.

Nel pensare la figura del sindaco di questo paese, la Zarina, una figura che vomita bruttezza, che vomita una spudoratezza del potere, si è disegnata la presenza di un padre stalinista, talmente potente nella sua ideologia da divenire un capobranco. Il rapporto drammatico tra figlia e padre, che l’ha imposta nel partito, emerge nel monologo in cui la Zarina parla al cuore, all’anima degli spettatori – che hanno già visto la sua corruzione – dicendo «Perché no? Perché dovrei agire giustamente? A quale principio morale, a quale Legge dovrei sottostare? I dieci comandamenti? Voi… voi ci credete? Intendo, ci credete davvero? Quali altre Tavole della Legge dovrebbero fermarci? LibertéEgalitéFraternité? La Grande Rivoluzione Comunista? Il sol dell’Avvenire? Di quale Avvenire?». La Zarina è lo specchio della nostra coscienza più buia. Aldilà dei valori che crediamo di portare avanti, c’è un momento in cui la terra ci manca sotto i piedi, e noi stessi siamo a un passo dall’abisso, nessuno di noi è innocente. In Va pensiero ci siamo interrogati in primis sulla nostra interiore corruzione.

Se lo scontro fra la Zarina e il vigile Vincenzo Benedetti è il centro della storia, tutte le altre figure sono altrettanto fondamentali: Stefania Sacchi, consulente finanziaria, Olmo Tassinari amico d’infanzia della Zarina, Antonio Dragone, imprenditore ‘ndranghetista, Edgardo Siroli, ufficio stampa del Comune, Rosario e Maria, gelatai fuggiti da Napoli, Sandro Baravelli, imprenditore quasi onesto e Licia, segretaria, che fa tutto quello che le dice la Zarina e ne subisce gli insulti: «Mi paga. Ho uno stipendio. Si deve pur vivere». E questo lo troviamo terribile quanto l’imprenditore ‘ndranghetista che corrompe, che può arrivare fino al sangue, ma il sangue parte dal fatto che la coscienza della nostra società è o uscata, anche nei comportamenti più quotidiani.

Ci troviamo all’interno di un teatro, come fondale c’è un sipario che apre a un altro teatro, a un altro luogo. E il teatro è questa società, ma questa prima di tutto, una società di attori, una comunità teatrale che si relaziona appunto con il mondo. In scena c’è un teatro rosso che diventa un buco nero, prende fuoco, questo fuoco che chiede di essere attraversato non solo dagli attori ma anche dagli spettatori. Siamo all’interno di un rosso, colore dei teatri antichi all’italiana, ma anche della bandiera di questo sindaco, di tutti questi iscritti ad una ideologia rossa che è diventata sì un vulcano, ma anche la cenere della propria fede.

I luoghi sono tanti, proprio come in un romanzo, c’è un continuo andare e venire, siamo noi, gli attori, che spostiamo e allestiamo. Abbiamo costruito una pedana per gli spazi, per i vari luoghi, e questa pedana diventa il patibolo su cui posare il capo e non saperlo posare, diventa il luogo del sacrificio. È un lavoro in continuo movimento, ogni luogo viene creato e poi distrutto, esiste e non esiste, ognuno di noi è corrotto e contemporaneamente un piccolo fiammifero. Questo luogo è semplicissimo e antichissimo. E il coro, che all’inizio si sente velato, pian piano durante il lavoro viene svelato.

Va pensiero è stato scritto pensando a un film. È la prima volta che capita e non è un caso che sia immediatamente successivo al nostro primo lungometraggio Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi. un’osmosi fra i due linguaggi, un rincorrersi: per tanti anni il cinema è stato sottotraccia, poi a un certo punto le proiezioni hanno cominciato a entrare in maniera massiccia nei nostri spettacoli. Il omanzo del resto è una forma di cinema che precede il cinema stesso, con questa capacità, questa possibilità di raccontare paesaggi diversi, ambienti, e di passare dal campo lunghissimo al primissimo piano, quindi dal mondo al dettaglio dell’anima descritta, inscritta in un volto.

Siamo immersi in un clima sonoro. Stefano Nanni, dirige il coro e contemporaneamente suona la fisarmonica e l’armonium, e in questo lega la sua sapienza tradizionale con quella di Marco Olivieri, che per Va pensiero ha composto le musiche che si innestano con le arie e i cori verdiani. Sono suoni che riguardano un possibile buco della natura, ci sono suoni di terremoto, di vento forte, di uccelli, gracchiamenti, qualche cosa appunto di psichico. Verdi è una culla del nostro orecchio, mentre questi sono i suoni di questo buco, e insieme compongono tutta una serie di evoluzioni mureniche all’interno del lavoro.

Su dieci attori ce ne sono la metà che lavora con noi per la prima volta, ma li abbiamo pensati durante la scrittura del testo. Anche dalla loro vita e esperienze, dalle loro lingue (dal calabrese, al napoletano, insieme alle cadenze romagnole e emiliane) abbiamo ricavato le figure per impastare questo «dramma padano», miscelando cronache giudiziarie e sogni.