25 aprile – 12 maggio

IL SISTEMA PERIODICO

Letture, spettacoli, incontri e approfondimenti da “IL SISTEMA PERIODICO” di Primo Levi

25 aprile POLO DEL ‘900  ingresso libero  

    • h 16.30 ANDARE IN MONTAGNA 
      Incontro con Fabio Levi, Valter Malosti e Domenico Scarpa
      h 17.30 ARGON / FERRO / ORO
      Letture di Bruno Gambarotta Elia Schilton

26 aprile – 4 maggio TEATRO ASTRA

    • PIOMBO  diretto e interpretato da NINO D’INTRONA
      MERCURIO
        diretto e interpretato da RICHI FERRERO

7 – 12 maggio TEATRO ASTRA

10 maggio h 19 POLO DEL ‘900 – ingresso libero

    • PRIMO LEVI E I TEDESCHI Incontro con la studiosa MARTINA MENGONI

11 maggio h 18.30 TEATRO ASTRA – ingresso libero

    • LE VOCI DELLA SCENA 
      Incontro con LUIGI LO CASCIO. Interviene STEVE DELLA CASA FABIO LEVI

12 maggio h 21 TEATRO ASTRA  

    • DIFFERENT TRAINS DI STEVE REICH  
      YIDDISHBBUK DI OSVALDO GOLIJOV – QUARTETTO D’ARCHI SENTIERI SELVAGGI

progetto di Valter Malosti e Domenico Scarpa / produzione TPE – TEATRO PIEMONTE EUROPA
con la collaborazione di CENTRO INTERNAZIONALE DI STUDI PRIMO LEVI, COMITATO NAZIONALE PER LE CELEBRAZIONI DEL CENTENARIO DELLA NASCITA DI PRIMO LEVI,
POLO DEL ‘900 E GIULIO EINAUDI EDITORE in occasione del 100° ANNIVERSARIO DALLA NASCITA DI PRIMO LEVI (1919 – 1987)

Incontro

Giovedì 25 aprile h 16.30, Polo del ‘900. Ingresso libero

Andare in montagna

Incontro con Fabio Levi, Valter Malosti e Domenico Scarpa

«Andare in montagna» è sinonimo, non solo per Primo Levi, di passione per l’alpinismo e di resistenza contro il fascismo. I tre racconti della sua autobiografia chimica Il sistema periodico che verranno letti il 25 aprile sono tappe di un’unica avventura: le città e le colline delle sue radici ebraico-piemontesi (Argon); l’arrampicarsi in cordata come palestra morale e politica (Ferro); la «spettrale alba di neve» della cattura in Valle d’Aosta e l’inizio del viaggio verso Auschwitz (Oro).

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Reading

Giovedì 25 aprile h 17.30, Polo del ‘900. Ingresso libero

Argon / Ferro / Oro

Letture di Bruno Gambarotta (Argon) e Elia Schilton (Ferro e Oro)

Argon è il primo racconto de Il sistema periodico. Porta il nome di uno dei gas nobili perché rievoca con affetto la galleria degli antenati di Levi, ebrei monferrini con i loro usi e il dialetto giudeo-piemontese, ma è al contempo un viaggio alle radici della sua profonda e sofferta identità ebraica. Ferro parla dell’amicizia con Sandro Delmastro, ucciso dai fascisti nell’aprile 1944: Primo accende in Sandro l’interesse per la chimica e la speculazione, Sandro gli fa scoprire l’amore per la montagna e il piacere delle cose pratiche. Nascerà di lì l’impulso a salire in montagna con i partigiani: Oro descrive la sua cattura da parte dei fascisti dopo poche settimane, senza rinunciare nella narrazione a sorprendenti dettagli comici. 

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Spettacolo

Da venerdì 26 aprile a sabato 4 maggio, Teatro Astra

Due racconti minerali da Il sistema periodico

PIOMBO diretto e interpretato da Nino D’Introna

MERCURIO diretto e interpretato da Richi Ferrero

Gli spettacoli saranno presentati nel corso della medesima serata e acquistabili con un unico biglietto d’ingresso.
Orario spettacoli: giovedì, venerdì, sabato 21 / mercoledì h 19 / domenica h 17 / lunedì e martedì riposo

 

Piombo

di Primo Levi

Regia e interpretazione Nino D’Introna

Universo sonoro Alan Brunetta

Creazione luci Agostino Nardella

Costumi Roberta Vacchetta

Produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Cie Nino D’introna

Il protagonista di questo racconto si chiama Rodmund, discendente di una famiglia di lavoratori del piombo. Non si sa quanti anni abbia, né in che epoca viva. Sicuramente in un tempo lontano. Il racconto di Primo Levi fa viaggiare questo uomo attraverso paesaggi e situazioni apparentemente semplici ma sempre accompagnate da un’ombra misteriosa di fantasia. Rodmund inizia il suo viaggio dal Nord Europa e giungerà in un territorio mitico: «Icnusa che era l’isola dei metalli… dopo undici giorni di mare… terra di roccia e di vento… la gente sembrava forte e semplice… comandavano le donne e facevano la guerra…». In questo luogo sembra chiudersi questo viaggio che pare talvolta ispirarsi a Omero. Non vi sono colpi di scena ma il viaggio è affascinante, duro, intenso, colorato da pause riflessive, da descrizioni affettuose e da una determinazione costante: la ricerca del piombo nella terra.

«Leggendo e rileggendo più volte questo racconto – spiega Nino D’Introna – e grazie alle numerose pubblicazioni sull’opera di Primo Levi, ho cercato di tracciare un percorso geografico del personaggio che, partendo dalla Norvegia o dalla Germania, credo passi dalla Francia, poi dalle montagne piemontesi, per infine giungere in Sardegna. La terra in cui sono nato. Alla prima lettura, la parola Icnusa ha sicuramente determinato la scelta di questo racconto rispetto ad altri. Ma quando poi ho scoperto che l’ultimo luogo citato nel racconto, Bacu Abis, è un paese vicino a Carbonia, dove hanno lavorato come minatori diversi parenti della mia famiglia materna, e poco lontano mio nonno, ho sentito che non avevo incontrato questo racconto per caso. Il piombo evoca a tutti l’idea del peso ma anche di un metallo morbido. Così ho pensato che avrei voluto accompagnare il testo ad un universo sonoro adeguato a ciò che evoca questo metallo. Ho pensato al suono delle percussioni, gravi, al ritmo “pesante” delle casse, ai suoni metallici dei piatti della batteria e più in generale a come si possono suonare i metalli. Ho chiesto dunque ad Alan Brunetta, percussionista di indiscusso valore, di lavorare insieme e orchestrare voce, percussioni e suoni in un concerto tra il narrativo e il sensoriale. Vorrei che il personaggio di Rodmund non fosse troppo reale, anche perché, nelle descrizioni dell’autore, ha caratteristiche antiche e fantastiche. Credo che dovrebbe creare un minimo di “disagio” per la sua fisicità, forse nel senso del colore (“…denti azzurri…”) o di un corpo che si trasforma con il piombo, poiché “il piombo è proprio il metallo della morte…”. Non penso a una scenografia complessa ma piuttosto a elementi che evochino la materia e lo spazio che il personaggio incontra. Il racconto scritto da Primo Levi porta naturalmente a raccontare in prima persona. Ciononostante vorrei sfuggire alla prigione di una pura verbalizzazione narrativa, per trovare il teatro che anche lì si nasconde e cercarlo, come il protagonista, ossessionato dalle vene di piombo che si nascondono tra le rocce».

 

Mercurio

di Primo Levi

Regia e interpretazione Richi Ferrero

Elaborazione video Andrea Daddi

Assistente alla regia Niccolò Ferrero

Produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Gran Teatro Urbano

Per dare voce a un uomo assolato e salato, il caporale Abrahams, che con la sua compagna Maggie abita una piccola isola dimenticata nell’Atlantico chiamata «Desolazione», l’attore e artista multimediale Richi Ferrero una telecamera per ingigantire gli sguardi, le espressioni, i gesti riportandoli su uno schermo sospeso com’è d’uso nei concerti rock. Abrahams è il capitano della sua nave di terra dove al centro si erge il monte Snowdon. Il racconto procede come fosse un diario di bordo in giornate certe, nell’accudire i maiali, nello scovare le abbondanti uova di gabbiano e nelle strane manie della sua compagna Maggie fino all’arrivo di due naufraghi che, insieme ad altri due mortali in fuga dalla loro esistenza, diventeranno la ciurma in navigazione statica del caporale Abrahams. Sarà il monte Snowdon a determinare il destino dei naviganti di Desolazione allorché, svelando la sua natura di vulcano, sprigionerà l’unico minerale liquido esistente: il mercurio.

«Mercurio insieme a Piombo – racconta Richi Ferrero – si differenzia come racconto fantastico nel Sistema Periodico di Primo Levi che vede trattati altri diciannove minerali i quali, invece, si relazionano ai terribili accadimenti della tragedia personale dell’autore vittima delle persecuzioni naziste. Si evidenzia però come Levi, a differenza degli altri minerali nobili trattati nel libro, ritenga il mercurio un minerale subdolo, sconcertante, in grado di far galleggiare nella sua liquidità i sassi e perfino il piombo oltre a trasformare l’oro in stagno. Forse, nella leggerezza letteraria del racconto, l’autore scopre e trova nell’elemento chimico trattato una corrispondenza con l’animo umano».

 

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Spettacolo

Da martedì 7 a domenica 12 maggio, Teatro Astra

Il sistema periodico

Dall’opera di Primo Levi (pubblicata da Giulio Einaudi editore)

Drammaturgia Domenico Scarpa e Valter Malosti

Con Luigi Lo Cascio

Progetto sonoro e live electronics Gup Alcaro

Un progetto di Valter Malosti

Produzione TPE – Teatro Piemonte Europa

Realizzato con la collaborazione del Centro Internazionale di Studi Primo Levi

 

Apparso nel 1975, Il sistema periodico è, fra le opere di Primo Levi, quella che a metà degli anni 1980 ha innescato la sua fortuna negli Stati Uniti, poi nel mondo anglofono, poi in tutti i paesi del mondo. È l’opera che nel 2006 un’inchiesta promossa dal quotidiano inglese «The Guardian» ha proclamato «il miglior libro di scienza di tutti i tempi». È l’opera che nel 2010, in occasione dello EuroScience Open Forum (Esof) tenuto a Torino, ha offerto la base per la lettura scenica Il segno del chimico, prodotta dal Teatro Stabile di Torino con un testo a cura di Domenico Scarpa e con la regia e interpretazione di Valter Malosti. Oggi quel lavoro viene rilanciato, rinnovato e aumentato attraverso una nuova esecuzione scenica affidata a Luigi Lo Cascio, e il sound design e i live electronics di G.U.P. Alcaro.

Il sistema periodico è un punto dove si concentra tutta l’opera di Primo Levi e tutta la sua biografia intellettuale. Tra i suoi libri, è il libro che occorre leggere se si vuole avere un’immagine completa di lui: «il più primoleviano», come lo definì Italo Calvino.

Le ventuno storie brevi che compongono Il sistema periodico sono intitolate ciascuna a un elemento chimico, da Argon Carbonio. Il libro è appunto l’autobiografia di un chimico, o per meglio dire la storia di una passione e delle sue radici.

Lo spettacolo si apre con due racconti di giovinezza. Il primo è Idrogeno, con cui Levi ci porta all’origine della sua vocazione di scienziato e di tecnico, scoperta quando era un ragazzo di quindici anni e alimentata negli oltre quarant’anni che avrebbe speso fra l’università, la fabbrica e la ricerca tecnologica a livello internazionale. Idrogeno è anche la storia di una grande amicizia maschile.

Invece Zinco ci parla con un tono lieve e inaspettato di una amicizia femminile ai tempi dell’università.

Al centro del lavoro abbiamo messo Cerio. Levi qui ci riporta dentro al lager, all’interno del laboratorio di chimica. Anche in questo caso il cuore del racconto è una grande amicizia: quella con Alberto Dalla Volta, già raccontata in Se questo è un uomo.

Presentando il volume nel 1975 a Torino, Levi avvalora l’ipotesi di aver già scritto Cerio nel 1947 affermando di non averlo inserito nel primo libro perché si trattava di una storia troppo allegra per quel contesto. Lo definisce “un racconto di vittoria”, troppo stonato in quel tessuto di sconfitte, di tragedie, del primo libro.

Il sistema periodico racconta le storie di tutta una vita ma è anche, tra i libri di Primo Levi, quello che ha la storia più lunga e intrecciata.

E che Levi sia un grande scrittore in senso assoluto, cioè un grande scrittore d’invenzione, lo testimoniano, oltre le parole di Calvino, le pagine di Vanadio,  dove ci s’imbatte, vent’anni dopo Auschwitz, nel dottor Müller, un chimico tedesco, «uno di quelli di laggiù, che avevano disposto di noi, che non ci avevano guardati negli occhi, come se noi non avessimo occhi»: un superiore di Levi nel laboratorio chimico del Lager, dove il prigioniero 174517 era stato ammesso a lavorare.

Lo testimonia infine, nell’ultima pagina, la straordinaria invenzione conclusiva di Carbonio. Fin dagli anni dell’università, fin da prima di essere deportato ad Auschwitz, Levi ebbe il desiderio di raccontare la storia di un atomo di carbonio. Ne parlava spesso ai suoi amici di allora, e anche nel Lager la immaginò più volte: «Al carbonio, elemento della vita, era rivolto il mio primo sogno letterario, insistentemente sognato in un’ora e in un luogo nei quali la mia vita non valeva molto.”

E l’atomo di carbonio di cui si racconta la storia e il viaggio secolare entrerà a far parte dei circuiti neurali dello stesso Levi, permettendogli d’imprimere sulla carta il punto con cui l’intero libro, e lo spettacolo con lui, si chiude. 

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Incontro

Venerdì 10 maggio h 19, Polo del ‘900. Ingresso libero

Primo Levi e i tedeschi

La studiosa Martina Mengoni ricostruisce e analizza i contatti epistolari tra Primo Levi e i suoi lettori in Germania. La traduzione di Se questo è un uomo uscì in Germania alla fine del 1961. «Non posso dire di capire i tedeschi» scrisse Primo Levi nella prefazione di Ist das ein Mensch?. Era un’affermazione fondata: eppure, durante gli anni Sessanta (e anche più tardi), mise in atto tutte le sue capacità analitiche, comunicative e umane per perseguire questo scopo. Una serie di nuovi elementi concorre a dimostrarlo: carteggi inediti, letture, incontri, confronti personali e pubblici, e persino il progetto di un libro, mai realizzato, che raccogliesse tutte le lettere ricevute dai suoi lettori della Germania Ovest. Per una parte consistente della sua vita di scrittore «capire i tedeschi» – o almeno, intercettarli, incontrarli, interrogarli – fu per Levi un’esigenza quotidiana e insieme un potente germe creativo, da cui scaturirà anche la trasfigurazione letteraria di Vanadio, penultimo racconto del Sistema periodico

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Incontro

Sabato 11 maggio h 18.30, Teatro Astra. Ingresso libero

Per il ciclo Le voci della scena, a cura di TPE – Teatro Piemonte Europa

Il sistema periodico

Incontro con Luigi Lo Cascio, interprete dello spettacolo Il sistema periodico. Intervengono Steve Della Casa, critico cinematografico e Fabio Levi.

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Concerto

Domenica 12 maggio h 21, Teatro Astra

Different Trains di Steve Reich / Yiddishbbuk di Osvaldo Golijov

Quartetto d’archi Ensemble Sentieri Selvaggi

Due brani d’oggi per quartetto d’archi ispirati alla Shoah. Steve Reich (1936) da bambino attraversava gli Usa coast-to-coast in treno per fare la spola fra i genitori separati. Negli stessi anni, in Europa, altri treni trasportavano altri bambini verso i Lager. Different Trains (1988) racconta la scoperta di questa traumatica consapevolezza. Yiddishbbuk (1992), fra i primi successi dell’argentino di origini askhenazite Osvaldo Golijov (1960), ricostruisce la musica perduta degli alchimisti di Praga e commemora, con le loro iniziali apposte ai diversi movimenti, i bambini internati a Terezin e uccisi nei campi.

 

Biglietti

Teatro Astra, via Rosolino Pilo, 6 – Torino

Orari degli spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 21.00; mercoledì ore 19.00; domenica, ore 17.00. Lunedì riposo.

Intero: 22,00 €
Ridotto: 15,00 €
Under 26: 10,00 €

 

Concerto Different Trains

Domenica 12 maggio 2019 ore 21

10 € posto unico

SPETTACOLO IN ABBONAMENTO