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25 aprile – 12 maggio TEATRO ASTRA

Letture, spettacoli, incontri e approfondimenti da “IL SISTEMA PERIODICO” di Primo Levi

 

    • 25 aprile ore 17  

ARGON LETTURE DI GIOVANNI MORETTI  
ORO E FERRO DUE RACCONTI SULLA RESISTENZA

 

  • 26 aprile – 5 maggio  

PIOMBO  DIRETTO E INTERPRETATO DA NINO D’INTRONA
MERCURIO
  DIRETTO E INTERPRETATO DA RICHI FERRERO

 

 

  • 12 maggio ore 21  

DIFFERENT TRAINS DI STEVE REICH  
YIDDISHBBUK DI OSVALDO GOLIJOV – QUARTETTO D’ARCHI SENTIERI SELVAGGI

progetto di Valter Malosti e Domenico Scarpa / produzione TPE – TEATRO PIEMONTE EUROPA
con la collaborazione di GIULIO EINAUDI EDITORE e del CENTRO INTERNAZIONALE DI STUDI PRIMO LEVI

Il sistema periodico è un punto dove si concentra tutta l’opera di Primo Levi e tutta la sua biografia intellettuale. Tra i suoi libri, è il libro che occorre leggere se si vuole avere un’immagine completa di lui: «il più primoleviano», come lo definì Calvino. Offrire per la prima volta al pubblico l’esecuzione scenica integrale di quest’opera è una novità assoluta che coinvolgerà il teatro, la letteratura, la scienza e la società civile: ed è appropriato che accada a Torino, la città dove Levi ha vissuto e dove la sua opera ha preso forma.

Le ventuno storie brevi che compongono Il sistema periodico sono intitolate ciascuna a un elemento chimico, da Argon a Carbonio. Il libro è appunto l’autobiografia di un chimico, o per meglio dire la storia di una passione e delle sue radici. I primi due racconti, Argon e Idrogeno, ci portano rispettivamente al cuore della tribù ebraica piemontese di cui Primo Levi fa parte, e all’origine della sua vocazione di scienziato e di tecnico, scoperta quando era un ragazzo di quindici anni e alimentata negli oltre quarant’anni che avrebbe speso fra l’università, la fabbrica e la ricerca tecnologica a livello internazionale.

Il sistema periodico racconta le storie di tutta una vita ma è anche, tra i libri di Primo Levi, quello che ha la storia più lunga e intrecciata. Fin dagli anni dell’università, fin da prima di essere deportato ad Auschwitz, Levi ebbe il desiderio di raccontare la storia di un atomo di carbonio. Ne parlava spesso ai suoi amici di allora, e anche nel Lager la immaginò più volte: «Al carbonio, elemento della vita, era rivolto il mio primo sogno letterario, insistentemente sognato in un’ora e in un luogo nei quali la mia vita non valeva molto». Carbonio diventerà il racconto conclusivo del Sistema periodico, che esce da Einaudi nella primavera del 1975: il suo cammino, e quello dei racconti che lo compongono, copre dunque più di trent’anni. Una prima stesura di Argon era stata abbozzata fin dal 1946, mentre due racconti, Titanio e Zolfo, erano apparsi già fra il 1948 e il 1950. Con il tempo, Levi riuscì a trovare una struttura che tenesse insieme storie così diverse e così lontane, nel tempo così come per i temi e per il tono. Riuscì, nel corso del tempo, a trovare i modi appropriati di presentare di volta in volta il proprio personaggio, e una adeguata modulazione della propria voce.

Oggi, ascoltare uno dopo l’altro sulla scena quei ventuno racconti sarà una movimentata avventura per l’orecchio, per la parola e per l’occhio: e questo varrà tanto per gli interpreti quanto per il pubblico. Ventuno racconti, ventuno giornate come in un decameron abbreviato, ventuno diverse pronunce che ogni volta produrranno una sorpresa. Basti pensare che Primo Levi scrisse due storie fantastiche, Piombo e Mercurio, ambientate in tempi e paesi remoti, dichiarando che si trattava di racconti giovanili, laddove li aveva appena scritti, mettendosi nei panni – e nella penna – di un ipotetico sé stesso principiante. E che Levi sia un grande scrittore in senso assoluto, cioè un grande scrittore d’invenzione, ce lo dicono molti indizi, a cominciare dall’aggettivo «primoleviano» coniato da Calvino. Lo testimonia il respiro epico di Ferro, racconto di montagna e di resistenza dove s’incontra la figura indimenticabile dell’amico Sandro Delmastro. Lo testimoniano le pagine di Vanadio dove ci s’imbatte, vent’anni dopo Auschwitz, nel dottor Müller, un chimico tedesco, «uno di quelli di laggiù, che avevano disposto di noi, che non ci avevano guardati negli occhi, come se noi non avessimo occhi»: un superiore di Levi nel laboratorio chimico del Lager, dove il prigioniero 174517 era stato ammesso a lavorare. Lo testimonia infine, nell’ultima pagina, la straordinaria invenzione conclusiva di Carbonio, dove l’atomo di cui si racconta la storia entra a far parte dei circuiti neurali dello stesso Levi, permettendogli d’imprimere sulla carta il punto con cui l’intero libro si chiude.

Il sistema periodico è, fra le opere di Levi, quella che a metà degli anni 1980 ha innescato la sua fortuna negli Stati Uniti, poi nel mondo anglofono, poi in tutti i paesi del mondo. È l’opera che nel 2006 un’inchiesta promossa dal quotidiano inglese «The Guardian» ha proclamato «il miglior libro di scienza di tutti i tempi». È l’opera che nel 2010, in occasione dello EuroScience Open Forum (Esof) tenuto a Torino, ha offerto la base per la lettura scenica Il segno del chimico, prodotta dal Teatro Stabile di Torino con un testo a cura di Domenico Scarpa e con la regia e interpretazione di Valter Malosti. Oggi, ancora a Torino, quel lavoro viene rilanciato, rinnovato e aumentato, dedicandosi a tutti e ventuno i racconti del Sistema periodico: una esecuzione scenica nuova che sarà una nuova restituzione di Primo Levi alla sua città.

 

MERCURIO

diretto e interpretato da RICHI FERRERO

Per dare voce a un uomo assolato e salato, il caporale Abrahams, che con la sua compagna Maggie abita una piccola isola dimenticata nell’Atlantico, adatto la messa in scena come fosse un concerto rock. La sua isola si chiama “Desolazione” e poichè si tratta di un monologo utilizzerò un paio di telecamere per ingigantire gli sguardi, le espressioni, sfondandole su uno schermo lacerato come vele di altrettante barche. Abrahams è il capitano della sua nave di terra dove al centro si erge il monte Snowdon.
II racconto procede come fosse un diario di bordo, in giornate certe, nell’accudire i maiali, nello scovare le abbondanti uova di gabbiano e nelle strane manie della compagnia Maggie, fino all’arrivo di due naufraghi che insieme ad altri due mortali in fuga dalla loro esistenza diventeranno la ciurma in navigazione statica del caporale Abrahams.
Sarà il monte Snowdon a determinare il destino dei naviganti di “Desolazione” quando svelando la sua natura di vulcano sprigionerà l’unico minerale liquido esistente: il mercurio.
Il mercurio, opportunamente distillato da Hendrik, uno dei due naufraghi, alchimista d’occasione, servirà come merce di scambio per far arrivare nell’isola, da una nave, che in quei mari transita di tanto in tanto, quattro “signore” che della ciurma diventeranno spose.

Il Mercurio” insieme a “Il Piombo” si differenzia come racconto fantastico nel libro “Il Sistema Periodico” di Primo Levi che vede trattati altri ventun minerali i quali, invece, si relazionano ai terribili accadimenti della tragedia personale dell’autore vittima delle persecuzioni naziste. Si evidenzia però come Levi, a differenza degli altri minerali nobili trattati nel libro, ritenga il mercurio un minerale subdolo, sconcertante, in grado di far galleggiare nella sua liquidità i sassi e perfino il piombo oltre a trasformare l’oro in stagno. Forse, nella leggerezza letteraria del racconto, l’autore scopre e trova nell’elemento chimico trattato una corrispondenza con l’animo umano.

Nota: dopo ventidue anni dalla mia ultima andata in scena ringrazio Valter Malosti per avermi voluto nel suo progetto teatrale dove cercherò di fare meno danni possibili rimettendomi alla generosità del pubblico

Richi Ferrero