MESSIAHAENDEL

PAOLO MOHOVICH

TEATRO ASTRA, Torino

COREOGRAFIA E IDEAZIONE SCENOGRAFICA PAOLO MOHOVICH / MUSICA GEORG FRIEDRICH HAENDEL (ESTRATTI DALL’ORATORIO MESSIAH) / DISEGNO LUCI MAURO PANIZZA, PAOLO MOHOVICH / COSTUMI CICCI MURA / PRODUZIONE ESECUTIVA ZEROGRAMMI IN COLLABORAZIONE CON TPE – TEATRO PIEMONTE EUROPA

EKO DANCE INTERNATIONAL PROJECT DIRETTO DA POMPEA SANTORO / DANZATORI GIUDITTA ALFARANO, SILVIA ARENA, CARLOTTA AVIDANO, GIORGIA BONETTO, ANDREA CAROZZI, ANASTASIA CRASTOLLA, CARLO DI LORENZO, MANUELA GALLINGANI, NICOLE GRITTI, AYMARA HERRERO FERIA, ROBERTA INGHILTERRA, STEFANO MILIONE, VERONICA MORELLO, FRANCESCA RABALLO, UMBERTO ROTA, IVAN SPITALE, FEDERICO TOSELLO, ELENA ZANATO

La personale interpretazione di Paolo Mohovich del Messiah, capolavoro di Georg Friedrich Haendel, torna in chiusura dell’edizione 2019 di Palcoscenico Danza. Affascinato dal potente oratorio barocco, il coreografo ha creato uno spettacolo che trae ispirazione dalla ricerca condotta su quest’opera e che si è sviluppata su più fronti. Quello musicale, legato essenzialmente alla partitura e alle sue atmosfere cangianti. Quello architettonico, scultoreo e pittorico, legato all’arte rinascimentale e barocca con i suoi volumi, il vigore plastico, il gusto dominante per gli effetti prospettici e i chiaroscuri fortemente accentuati. E infine quello spirituale, presente nei versetti biblici selezionati dal librettista Charles Jennens. Il gesto e la forma, in questo eccezionale ambiente sonoro, sono il mezzo espressivo attraverso il quale i 18 danzatori di Eko Dance International Project descrivono, in una scena scarna, le dinamiche prodotte da queste fonti di ispirazione.

L’oratorio Messiah è incentrato sulla figura di Gesù Cristo, trait-d’union fra l’umano e il divino, simbolo della ricerca della spiritualità e della necessità per l’uomo di raggiungere la perfezione dell’armonia: una ricerca che nel tempo ha influenzato lo spirito di molti artisti. La creazione artistica spesso è nata in risposta a un’urgenza spirituale e all’assillo conoscitivo alimentato dalle nuove scoperte scientifiche che fornivano una nuova visione del cosmo: dilatazione e deformazione dello spazio e nuova iconografia dell’universo.

Nella creazione di questa coreografia, Mohovich ha fatto riferimento all’esigenza spirituale come elemento imponente che caratterizza l’intera partitura di Haendel. La coreografia, della durata di 70 minuti, utilizza dell’oratorio alcuni brani che conferiscono allo spettacolo atmosfere dinamiche determinate dal continuo evolversi dei vari quadri, che evocano senza raccontare e in cui il linguaggio del corpo e l’ispirazione musicale si fondono per coinvolgere ed avvolgere lo spettatore negli stati d’animo profondamente contrastanti che caratterizzano l’oratorio. Non ci sono narrazioni né descrizioni dei versetti biblici, ma allusioni simboliche che conducono a un’atmosfera sospesa tra finito e infinito, tra umano e divino, tra sogno e realtà.