MAGNIFICAT

LUCILLA GIAGNONI

TEATRO ASTRA, Torino

DI E CON LUCILLA GIAGNONI / COLLABORAZIONE AI TESTI MARIA ROSA PANTÈ / MUSICHE PAOLO PIZZIMENTI / LUCI E VIDEO MASSIMO VIOLATO
TPE – TEATRO PIEMONTE EUROPA / CTB CENTRO TEATRALE BRESCIANO

Femminile” e “Maschile” sono degli archetipi, cioè stanno all’origine di ogni pensiero conscio e inconscio di ogni essere umano, iscritti nel nostro codice più profondo, sono il substrato di tutta l’umanità. Le fiabe che ci sono state narrate da bambini sono scrigni di archetipi.

La fiaba in cui la fanciulla circondata dalle benedizioni e maledizioni delle fate si punge col fuso e cade addormentata per cento anni, parla di un archetipo del “Femminile” addormentato, nascosto, coperto da rovi (che in alcune versioni mentre è addormentato viene addirittura stuprato e genera figli). In altre fiabe è mandato in esilio e condannato a vagare per sette lunghi anni (sette camice da sudare, sette paia di scarpe di ferro da consumare) oppure mangiato dal lupo (che bocca grande hai!), o avvelenato e risvegliato con un bacio…

Anche gli antichi miti sono depositi di archetipi: la dea della terra e delle messi vaga per il mondo piangendo il rapimento della figlia prigioniera nel mondo di sotto, quello dei morti, ma ride quando una vecchia contadina le mostra il suo seno e il suo sesso.

I grandi testi poetici raccolgono questa sapienza: il cammino di Faust, sollecitato da Mefistofele, termina precipitando nel mistero (che può essere salvifico e terribile) delle Madri.

Non so ancora a quali testi farò riferimento, certo è che c’è molto da scavare perché ciò che cerco è sotterrato da millenni. Sta sotto come le dee primigenie che hanno accolto Edipo facendone un eroe che dà la salvezza e che disvela la verità sull’essere umano. A questa Terra che custodisce dentro di sé, sotterranea, la forza generatrice del “Femminile”, fanno riferimento le ultime parole di un’altra straordinaria preghiera/poesia, che è anche il finale di “Furiosa Mente”.

Laudato sii mi signore per sora nostra matre Terra”: canta San Francesco. Terra è Humus, da cui la parola Homo, e non invece Donna che viene da Domina, Signora, quasi a compensare con un titolo ciò che non è. O non è ancora. Come non è che Homo, Humus, conosca e pratichi l’Humilitas, l’umiltà, cioè l’essere in armonia con la Terra. E così, dopo l’invito alla lode, al rendere grazie e alla cura, è proprio l’umiltà ciò a cui ci chiama il “Cantico delle creature”: Laudate e benedicete mi signore e rengraziate e serviateli cum grande Humilitate.

Ma l’umiltà, insieme alla lode, al ringraziamento, al servizio è tra le prime parole di una preghiera/ poesia ancora più antica: il “Magnificat”. “L’anima mia magnifica il signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. Proprio perché Serva è Signora e Regina. Vergine, Madre. “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Felice in greco.

Forse, questa è una risposta: le Generazioni, cioè la Storia, cioè il nostro agire, dovranno d’ora in poi riconoscere tutto questo. Solo se dalla Terra riemergerà il “Femminile”, che oggi ci manca, ci sarà una possibilità per tutti di futura convivenza, non solo nella sopravvivenza, ma nella beatitudine, cioè nella felicità.