LA MALATTIA TRA PARENTESI

PEPPE DELL'ACQUA - MASSIMO CIRRI

LAVANDERIA A VAPORE

DI E CON PEPPE DELL’ACQUA E MASSIMO CIRRI / REGIA ERICA ROSSI / PRODUZIONE TEATRO STABILE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA

È il 16 novembre 1961, mattino. Un medico di 38 anni entra nel manicomio di Gorizia. Ci sono viali alberati, muri, cortili vuoti e reparti chiusi. Siamo in un posto lontano da tutto, ai confini. Quello tra Italia e Jugoslavia, mondo comunista e Occidente, passa per le mura dell’ospedale. Si chiama Franco Basaglia il medico e viene dalla Clinica delle Malattie Nervose e Mentali dell’Università di Padova ed è finito in quel manicomio ai confini del mondo per caso. Muore il direttore di Gorizia in un incidente d’auto. E l’università non perde l’occasione per liberarsi dello scomodo assistente che ha letto troppi libri di filosofia. È diventato troppo “filosofo” per la carriera universitaria. La psichiatria all’epoca è tutta dentro il modello medico/biologico: la malattia mentale è malattia del cervello, del manicomio nelle Università non si parla mai. Franco Basaglia, dopo anni di università, vede per la prima volta un manicomio quando arriva a Gorizia. E, ancora prima di vedere sente. Sente un odore di morte, di sala settoria. Un odore che ha già sentito a vent’anni, in carcere. C’è stato sei mesi per antifascismo e ora l’odore è lo stesso: odore di merda.
Peppe Dell’Acqua, psichiatra e scrittore, è stato per anni direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, e prima, dal 1971, ha lavorato con Franco Basaglia all’Ospedale Psichiatrico di Trieste, dove ha partecipato al cambiamento e alla chiusura del manicomio e ha condiviso l’esperienza di quel laboratorio.