IL SISTEMA PERIODICO

LUIGI LO CASCIO / GUP ALCARO

dal 7 al 12 maggio 2019
TEATRO ASTRA, Torino

Dall’opera di Primo Levi (pubblicata da Giulio Einaudi editore)

Drammaturgia Domenico Scarpa e Valter Malosti

Con Luigi Lo Cascio

Progetto sonoro e live electronics Gup Alcaro

Un progetto di Valter Malosti

Luci Mauro Panizza

Fonico Luca De Marinis

Produzione TPE – Teatro Piemonte Europa

Realizzato con la collaborazione del Centro Internazionale di Studi Primo Levi

 

Apparso nel 1975, Il sistema periodico è, fra le opere di Primo Levi, quella che a metà degli anni 1980 ha innescato la sua fortuna negli Stati Uniti, poi nel mondo anglofono, poi in tutti i paesi del mondo. È l’opera che nel 2006 un’inchiesta promossa dal quotidiano inglese «The Guardian» ha proclamato «il miglior libro di scienza di tutti i tempi». È l’opera che nel 2010, in occasione dello EuroScience Open Forum (Esof) tenuto a Torino, ha offerto la base per la lettura scenica Il segno del chimico, prodotta dal Teatro Stabile di Torino con un testo a cura di Domenico Scarpa e con la regia e interpretazione di Valter Malosti. Oggi quel lavoro viene rilanciato, rinnovato e aumentato attraverso una nuova esecuzione scenica affidata a Luigi Lo Cascio, e il sound design e i live electronics di G.U.P. Alcaro.

Il sistema periodico è un punto dove si concentra tutta l’opera di Primo Levi e tutta la sua biografia intellettuale. Tra i suoi libri, è il libro che occorre leggere se si vuole avere un’immagine completa di lui: «il più primoleviano», come lo definì Italo Calvino.

Le ventuno storie brevi che compongono Il sistema periodico sono intitolate ciascuna a un elemento chimico, da Argon Carbonio. Il libro è appunto l’autobiografia di un chimico, o per meglio dire la storia di una passione e delle sue radici.

Lo spettacolo si apre con due racconti di giovinezza. Il primo è Idrogeno, con cui Levi ci porta all’origine della sua vocazione di scienziato e di tecnico, scoperta quando era un ragazzo di quindici anni e alimentata negli oltre quarant’anni che avrebbe speso fra l’università, la fabbrica e la ricerca tecnologica a livello internazionale. Idrogeno è anche la storia di una grande amicizia maschile.

Invece Zinco ci parla con un tono lieve e inaspettato di una amicizia femminile ai tempi dell’università.

Al centro del lavoro abbiamo messo Cerio. Levi qui ci riporta dentro al lager, all’interno del laboratorio di chimica. Anche in questo caso il cuore del racconto è una grande amicizia: quella con Alberto Dalla Volta, già raccontata in Se questo è un uomo.

Presentando il volume nel 1975 a Torino, Levi avvalora l’ipotesi di aver già scritto Cerio nel 1947 affermando di non averlo inserito nel primo libro perché si trattava di una storia troppo allegra per quel contesto. Lo definisce “un racconto di vittoria”, troppo stonato in quel tessuto di sconfitte, di tragedie, del primo libro.

Il sistema periodico racconta le storie di tutta una vita ma è anche, tra i libri di Primo Levi, quello che ha la storia più lunga e intrecciata.

E che Levi sia un grande scrittore in senso assoluto, cioè un grande scrittore d’invenzione, lo testimoniano, oltre le parole di Calvino, le pagine di Vanadio,  dove ci s’imbatte, vent’anni dopo Auschwitz, nel dottor Müller, un chimico tedesco, «uno di quelli di laggiù, che avevano disposto di noi, che non ci avevano guardati negli occhi, come se noi non avessimo occhi»: un superiore di Levi nel laboratorio chimico del Lager, dove il prigioniero 174517 era stato ammesso a lavorare.

Lo testimonia infine, nell’ultima pagina, la straordinaria invenzione conclusiva di Carbonio. Fin dagli anni dell’università, fin da prima di essere deportato ad Auschwitz, Levi ebbe il desiderio di raccontare la storia di un atomo di carbonio. Ne parlava spesso ai suoi amici di allora, e anche nel Lager la immaginò più volte: «Al carbonio, elemento della vita, era rivolto il mio primo sogno letterario, insistentemente sognato in un’ora e in un luogo nei quali la mia vita non valeva molto.”

E l’atomo di carbonio di cui si racconta la storia e il viaggio secolare entrerà a far parte dei circuiti neurali dello stesso Levi, permettendogli d’imprimere sulla carta il punto con cui l’intero libro, e lo spettacolo con lui, si chiude.