ANFITRIONE

TERESA LUDOVICO

TEATRO ASTRA, Torino

SCRITTO E DIRETTO DA TERESA LUDOVICO CON MICHELE CIPRIANI, IRENE GRASSO, DEMI LICATA, ALESSANDRO LUSSIANA, MICHELE SCHIANO DI COLA, GIOVANNI SERRATORE / MUSICHE DAL VIVO M° MICHELE JAMIL MARZELLA / SPAZIO SCENICO E LUCI VINCENT LONGUEMARE / COREOGRAFIA ELISABETTA DI TERLIZZI / COSTUMI TERESA LUDOVICO E CRISTINA BARI / ASSISTENTE ALLA DRAMMATURGIA LORETA GUARIO / CONSULENTE LETTERARIA LUCIA PASETTI / VIDEO ZEROTTANTA PRODUZIONI / PRODUZIONE TEATRI DI BARI

Il mito di Anfitrione è incentrato sul furto d’identità commesso dal sommo Giove ai danni del valoroso eroe tebano per sedurne la bellissima e incorruttibile moglie Alcmena. Una vicenda che, dall’antichità a oggi, ha conosciuto una lunga fortuna teatrale e letteraria. La storia, di per sé, non è priva di risvolti inquietanti: un uomo che perde ogni certezza su se stesso e una donna ingiustamente accusata di tradire il marito potrebbero ugualmente essere i protagonisti di una tragedia. Plauto – forse non per primo – ha scelto di trarne una commedia, mentre la lettura tragica prevale nelle letture di Euripide (l’Eracle furente), Kleiste, fuori dal teatro, nella riflessione filosofica-psicologica di Descartes e Lacan e nella creazione letteraria di José Saramago con L’uomo duplicato.

Forte di questa tradizione, la drammaturga e regista Teresa Ludovico ha scelto di riprendere il versante comico del mito. Nel solco segnato da Plauto, riscrive la commedia con un’ambientazione contemporanea che occhieggia al trash-pop e alle ambientazioni tv delle serie gangster-thrillerAnfitrione di Teresa Ludovico, prodotto dai Teatri di Bari, è in scena al Teatro Astra di Torino per la Stagione TPE venerdì 1° e sabato 2 marzo 2019 alle21.

Il doppio, la costruzione di un’identità fittizia, il furto e la perdita dell’identità garantita da un ruolo sociale, sono i temi che Plauto ci consegna in forma di tragicommedia. Sul palco sei attori e un musicista creano una coralità multiforme e tragica dove il sopra e il sotto, luci e ombre. realtà e finzione, verità e illusione, l’uno e il doppio si alternano in un continuo gioco di rimandi, attraverso la plasticità dei corpi degli attori, le sequenze di movimento, i dialoghi serrati e comici. «Per quest’ultimo viaggio sulla terra voglio regalare agli uomini il dono del malinteso e del riso», afferma Giove prima che tutto abbia inizio. Teresa Ludovico non elimina i risvolti problematici insiti nel codice genetico del mito, ma recupera anche, in modo del tutto originale, gli antefatti del plot reso celebre dal commediografo latino: ovvero le origini del felice matrimonio che il sommo dio viene a disturbare.

Anfitrione e Alcmena qui vestono i panni dei malavitosi. Lei, “donna d’onore” accetta di sposare l’assassino del padre in cambio della vendetta per i fratelli e poi, fedele ai patti, lo ama e lo rispetta. Anfitrione è un autentico boss: violento e arrogante, caduto nell’imbroglio di Giove viene progressivamente privato del suo potere fino a ridursi a «uomo di niente». Creatura immortale al punto da diventare un nome comune è il personaggio di Sosia, “uomo” di Anfitrione, anche lui vittima di un furto di identità, perpetrato, nel rispetto delle simmetrie teatrali, da Mercurio, l’astuto aiutante di Giove. Questa geniale creazione di Plauto è al centro di scene che hanno attraversato i secoli e le culture conservando intatta la capacità di divertire. Prima fra tutte, l’irrinunciabile scena madre in cui Sosia incontra il suo sosia: un Mercurio che, in questa nuova versione, aggiunge alla tradizionale perfidia qualche tratto snobistico da dandy, in evidente con- trasto con la rozzezza del piccolo delinquente di cui vuole prendere il posto; e poi il dialogo geniale — un capolavoro di comicità verbale — in cui lo stranito Sosia, vittima di sdoppiamento, cerca di spiegare l’inspiegabile ad un Anfitrione già di per sé poco incline a capire.

Per riportare in scena un testo antico di cui si apprezza e si comprende il valore, occorre “tradurlo” per il proprio pubblico, vale a dire trasformarlo quel tanto che serve per renderlo comprensibile, fruibile e apprezzabile in un sistema culturale inevitabilmente diverso. Si tratta di un lavoro paziente, che pone continuamente il “traduttore” di fronte al dilemma di decidere cosa conservare e cosa eliminare, cosa sostituire e cosa amplificare. Teresa Ludovico lo ha fatto in modo equilibrato regalandoci un Anfitrione capace di gettare un ponte tra il presente e il suo illustre passato.

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Teresa Ludovico

Regista, autrice e attrice, dal 1993 fa parte del Teatro Kismet Opera di Bari e dal 1998 è regista stabile., Scrive e dirige, fra gli altri, gli spettacoli Ecuba e i suoi figliBella e Bestia(premio Eti Stregagatto 2002), La regina delle neviIl malato immaginario presentati in festival e teatri in Europa, Asia e Australia. Si è avvicinata al teatro musicale scrivendo e interpretando varie opere fra cui il concerto teatrale In search of Simurgh, realizzato in collaborazione con i Radiodervish. Firma la regia di numerose opere di teatro contemporaneo fra cui Piccola AntigoneCara Medea e Namur di Antonio Tarantino, di cui è anche interprete. Cura la riscrittura e regia di I Was A Rat! di Philip Pullman coprodotto da Birmingham Repertory Theatre Company, Nottingham Playhouse Theatre Company, The New Wolsey Theatre, Ipswich, e la regia di The BFG di Roald Dahl, prodotto dal Birmingham Repertory Theatre. Dal 2002 al 2008 collabora con il Setagaya Public Theatre di Tokyo e cura la regia e la drammaturgia di Yuki no Joou e Ningyohime. Nel 2008 per Za Koenji Public Theatre di Tokyo firma regia e drammaturgia di Tabi to Aitsu to Ohimesama che nel 2011 vince il premio Jido Fukushi Bunka Sho come “Migliore opera per le nuove generazioni” e, nel 2016, firma testo e regia di Pinocchio. Dal 2011 al 2016 cura la direzione artistica del Teatro Kismet Opera, ora Teatri di Bari. Attualmente è direttrice artistica del festival Maggio all’Infanzia. Dalla Regione Puglia ha ricevuto il Premio Talento Donna – Puglia 2013.