LEONCE E LENA

Cesare Lievi dirige Lorenzo Gleijeses e Maria Alberta Navello in una visionaria favola d'amore di Georg Büchner

Una commedia. Uno staterello ancora in stile rococò. Uno dei tanti in cui la Germania del primo Ottocento è divisa. Un re che s’interroga sulla sostanza del sé e del proprio compito (regnare), senza venire a capo di nulla. Un primo ministro ignorante e impreciso. Un maestro che non insegna, ascolta sbadato e s’inchina. Una donna che non riesce ad essere amata: i suoi baci si trasformano in sbadigli sulla bocca dell’amato. Un popolo agghindato a festa che non riesce a nascondere la propria miseria. E il figlio del re: Leonce. E un suo servitore: Valerio. La ragione di stato, cui tutti devono sottomettersi, vuole che Leonce sposi la principessa Lena del Regno di Pipi. Leonce non vuole. La sua visione del mondo non glielo permette. E allora fugge. Nella fuga s’innamora di una ragazza e decide di tornare a corte con lei e di sposarla. Al momento delle nozze si scopre che la ragazza è Lena, fuggita per non sottostare anch’essa alla ragione di stato. Lieto fine. Ma è veramente così? Davvero l’amore trionfa? O non è il contrario? Il mondo banale, noioso e insensato da cui tentavano di scappare li risucchia e fagocita. Dai suoi confini nessuno riesce a uscire. Nessuno ne ha la forza. Adeguarsi è la soluzione. O sognare. Ma cosa? Semplice, dice Valerio alla fine, “che Dio ci conceda maccheroni, meloni e fichi, e ugole musicali, corpi classici e una comoda religione!”.

 

È una favola sull’amore, un testo romantico che unisce l’ironia ad una sarcastica riflessione sul mondo, il Leonce e Lena di Georg Büchner tradotto e diretto da Cesare Lievi. Questo nuovo riallestimento dell’aristocratica commedia ottocentesca è affidato in scena ad una folta compagnia di attori, ormai stabile in casa TPE: Lorenzo Gleijeses è Leonce, in un nuovo confronto con l’opera di Büchner dopo il successo del Woyzeck firmato Emiliano Bronzino; Maria Alberta Navello è Lena, già diretta da Lievi in Ifigenia in Tauride, Barbablù, e ne Il Principe di Homburg, in quest’ultima produzione accanto allo stesso Gleijeses. Insieme a loro Gianluigi Pizzetti, Paolo Garghentino, Marcella Favilla, Matteo Romoli, Andrea Romero, Riccardo Forte, Riccardo De Leo e Vincenzo Paterna raccontano di disuguaglianze sociali, disillusione e dell’utilità del vivere, temi centrali in questa favola onirica e visionaria.

di Georg Büchner

regia e traduzione Cesare Lievi

 

RE PIETRO del regno di Popo ………….. Gianluigi Pizzetti

PRINCIPE LEONCE, suo figlio ………….. Lorenzo Gleijeses

PRINCIPESSA LENA del regno di Pipi / ROSETTA ………….. Maria Alberta Navello

VALERIO ………….. Paolo Garghentino

LA GOVERNANTE ………….. Marcella Favilla

IL PRECETTORE / IL CERIMONIERE / CAMERIERE ………….. Matteo Romoli

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI STATO ………….. Andrea Romero

IL PREDICATORE DI CORTE / IL MAESTRO / CAMERIERE ………….. Riccardo Forte

PRIMO CAMERIERE ………….. Riccardo De Leo

SECONDO CAMERIERE ………….. Vincenzo Paterna

musiche dal vivo eseguite da
Mimmo Mirabelli – fisarmonica / Simone Campa – percussioni

 

scene e costumi Marina Luxardo
musiche Germano Mazzocchetti
luci Cesare Agoni
assistente alla regia Cristiano Azzolin

assistente costumista Monica Di Pasqua / direttore di scena Vincenzo Caruso
attrezzista Alessia Stivala

produzione FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA

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