MOLIÈRE / IL MISANTROPO

UNO SPETTACOLO DI VALTER MALOSTI

IN TOURNÉE

8-12 gennaio Teatro Sociale – Brescia
14-15 gennaio Teatro Ariosto – Reggio Emilia
16-19 gennaio Teatro Alighieri – Ravenna
20 gennaio Teatro Remondini – Bassano del Grappa
22 gennaio Teatro Magnani – Fidenza
23 gennaio Cinema Teatro Boiardo – Scandiano
24 gennaio Auditorium Rita Levi Montalcini – Mirandola
25-26 gennaio Teatro Comunale Walter Chiari – Cervia
28 gennaio Teatro Goldoni – Bagnacavallo
30 gennaio – 2 febbraio Teatro Goldoni – Venezia
4 febbraio Teatro Alfieri – Asti
11-12 febbraio Teatro Sala Garibaldi – Carrara
13-16 febbraio Teatro Fabbricone – Prato
17 febbraio Teatro Solvay – Rosignano
18-20 febbraio Teatro Due – Parma
21-23 febbraio Teatro Sannazaro – Napoli

VERSIONE ITALIANA E ADATTAMENTO
FABRIZIO SINISI E VALTER MALOSTI

UNO SPETTACOLO DI VALTER MALOSTI

ALCESTE … VALTER MALOSTI
CÉLIMÈNE … ANNA DELLA ROSA
ARSINOÉ … SARA BERTELÀ
ORONTE … EDOARDO RIBATTO
FILINTO … PAOLO GIANGRASSO
ELIANTE … ROBERTA LANAVE
CLITANDRO … MATTEO BAIARDI
ACASTE … MARCELLO SPINETTA

COSTUMI GRAZIA MATERIA
SCENE GREGORIO ZURLA
LUCI FRANCESCO DELL’ELBA
CURA DEL MOVIMENTO ALESSIO MARIA ROMANO
ASSISTENTE ALLA REGIA ELENA SERRA
CANZONE BRUNO DE FRANCESCHI
AL CONTRABBASSO FURIO DI CASTRI

PRODUZIONE TPE – TEATRO PIEMONTE EUROPA
TEATRO CARCANO CENTRO D’ARTE CONTEMPORANEA
LUGANOINSCENA
IN COLLABORAZIONE CON INTESA SANPAOLO

Nel 1666 Molière debutta con il suo Misantropo: una commedia amara e filosofica, anomala e profetica, secondo molti il suo capolavoro – «un classico del Novecento», scrive Cesare Garboli, «scritto tre secoli fa».

Il Misantropo è oggi un testo totalmente “al presente”, violento, potente, perturbante. Una commedia tragica, venata di una forma di umorismo instabile e pericolante, che porta in sé, appena al di sotto della superficie comica, le vive ferite e il prezzo altissimo costato al suo autore: in essa emergono le nevrosi, i tradimenti, i dolori di un personaggio capace di trasformare tutto il proprio disagio e la propria rabbia in una formidabile macchina filosofica, esistenziale e politica, che interroga e distrugge qualunque cosa incontri nel suo percorso. Ma questo capolavoro è allo stesso tempo anche il dramma di un essere inadeguato alla realtà, l’allucinata tragedia di un uomo ridicolo, che si scontra con un femminile complesso e modernissimo, rappresentato come un prisma dalle tre figure di donna presenti nel testo, una sorta di misteriosa trinità.

Una commedia di confine, che coglie Molière al momento di farsi buffone del Re: infatti il grande autore nello stesso anno del Misanthrope collabora intensamente alle feste di Saint-Germain, e da quel momento in poi si adopererà sempre più ad organizzare i divertimenti reali.  Molière, come scrive acutamente Fausta Garavini, “abbandona la propria intima spoglia al suo personaggio”, forse il più autobiografico, se appunto si pensa anche al rapporto di servitù o servilismo nei confronti di Luigi XIV. “Alceste non può vivere nel mondo e fugge nel deserto; Molière deve sopravvivere e si costituisce prigioniero, si dichiara sconfitto.”

Ma allo stesso tempo dichiara, nel suo fallimento, la forza insuperabile ed eversiva della sua ribellione.

Valter Malosti, dopo il grande successo della sua rilettura de La scuola delle mogli, torna ad affrontare Molière, e lo fa proponendo al pubblico un Misantropo del tutto inedito. L’Alceste di Malosti è un filosofo, un nero buffone, un folle estremista del pensiero, che assume in sé anche le risonanze più intime e strazianti del dramma molieriano, senza rinunciare alla sottile linea comica, al fuoco farsesco che innerva il protagonista. Accanto a lui, nella parte di un’inedita Célimène, Anna Della Rosa, una fra le attrici più talentuose della sua generazione, ammirata anche al cinema nel film premio Oscar La grande bellezza di Paolo Sorrentino, insieme a un cast di altissimo livello: Sara Bertelà, Edoardo Ribatto, Paolo Giangrasso, Roberta Lanave, tra gli altri. Poiché Il Misantropo è anche testo di grande coralità, che si riscrive in scena con gli attori e che dunque richiede attori di grande finezza, anche per far risaltare i chiaroscuri della scrittura molieriana.

Nel costruire insieme al regista la lingua di questo nuovo Misantropo, il giovane autore Fabrizio Sinisi si confronta con alcuni grandi autori del Novecento, soprattutto Thomas Bernhard. Il testo classico viene qui messo a reazione con un altro grande capolavoro molieriano: quel Don Giovanni di cui il Misantropo diventa la tavola rovesciata e complementare, l’immaginario prologo della dissoluzione: Alceste e Don Giovanni diventano i due volti di una lotta totale e disperata contro l’ipocrisia e il compromesso su cui è costruita la civiltà. Lo spettacolo viene a proporsi quindi come un lucido saggio sul desiderio e l’impossibilità di esaudirlo, sul conflitto tra uomo e donna, uomo e società, uomo e cosmo. Il rapporto di Alceste e Célimène diventa quindi un violentissimo agone, una resa dei conti la cui posta in gioco è – per citare proprio Lacan – la Verità come “ciò che sempre resiste all’intelligenza”.

 

N.B. I nomi saranno pronunciati all’italiana. È una scelta. Giusta o sbagliata che sia. D’altra parte la maggior parte dei nomi che Molière inventa per i suoi personaggi del Misantropo, nella lingua italiana, seppur rari, sono perfettamente esistenti e documentati. L’unico nome pronunciato alla francese sarà quello di Célimène.

 

 

ESTRATTO DI RECENSIONI

 

Il Misantropo di Valter Malosti è esteticamente scorretto, non concede spazio all’abbellimento, non fa nulla per evitare la sgradevolezza, anzi accentua i toni acidi evidenti fin dal suo impianto visivo, che suggerisce un mondo sospeso tra moda e rock, tra salotti e discoteche… Questa messinscena, che trasuda un’intelligenza fredda, scostante, va oltre la pura riscrittura: è un’operazione di decodificazione e ricodificazione complessa… Il nucleo portante della regia di Malosti è nel rapporto nevrotico di Alceste con Célimène, e più in generale con le donne… in una luce modernissima… In questo nodo sessuale, così molieriano e al tempo stesso così estraneo alle tradizioni interpretative del testo, sta a mio avviso l’aspetto più vivo dell’approccio di Malosti, quello che risponde a una necessità più profonda. L’attore-regista, in linea col resto del suo adattamento, infonde al personaggio un che di perverso, di scontrosamente e lividamente marionettistico. Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore

 

Valter Malosti regista e interprete, riscrivendo il testo con bravura insieme a Fabrizio Sinisi, ne ha fatto… la fotografia di uomini e donne in dissoluzione dove c’è posto anche per Don Giovanni, altro “diverso” e con lui Alceste… che pare più un personaggio di Thomas Bernhard che di Molière, iroso, odiatore del mondo, volgare, rancoroso. Malosti lo fa vestito come il Tony Pagoda del romanzo di Sorrentino, o il Tony Pisapia di L’uomo in più… il viso grifagno, è un buffone e un nobiluomo, un balordo e un eroe. Il risultato c’è, graffiante, specie nelle risonanze col presente. Anna Bandettini, La Repubblica

 

Un Molière inaspettato quello firmato da Valter Malosti, portato fuori dalla sua epoca, ricco di accidia, furore, incapacità di vivere i sentimenti, spesso inesistenti, di una sessualità esibita e vissuta come affermazione sociale. Se l’Alceste di Malosti, nevroticamente, conduce ovviamente il gioco, attorno a lui tutta la compagnia agisce in sintonia con questa rilettura. Ho trovato bravissima Anna Della Rosa, bella e algida nel ruolo di Célimène, mai caricaturale ma vera. Maria Grazia Gregori, delTeatro

 

Malosti forza la commedia più bella e più ambigua di Molière… curando anche la versione italiana e l’interessante adattamento insieme a Fabrizio Sinisi… Tutto il gioco scenico ruota intomo a Malosti-Alceste, giacchetta dai colori accesi, cipiglio nevrotico, innamorato dell’algida e vera Célimène, la brava Anna Della Rosa con la quale ha scontri aspri che hanno per tema l’impossibile verità del rapporto uomo-donna. Intorno a loro una sarabanda di cretini, opportunisti che danzano tutti la stessa danza di fallimento. Una lettura che la regia riesce a tenere sempre coerente e che gli attori ben seguono.

Magda Poli, Corriere della Sera

 

Certe esasperate chiavi d’accesso fanno in definitiva di questo Misantropo il primo allestimento post-Cesare Garboli… Malosti appronta un circo umano sospeso in una sorta di evocativo vuoto, nelle eleganti scene di Gregorio Zurla. Alceste, il misantropo molieriano, è certo al centro, protagonista come da titolo, ma lentamente la sua massiccia caratura si sfilaccia per lasciare il posto alle figure femminili… Célimène, una Anna Della Rosa stupendamente animale, potentissima e libera… Sara Bertelà, sempre divina nel tratteggiare i propri personaggi con ironia e calda passionalità. Andrea Porcheddu, Gli Stati Generali