LA MONACA DI MONZA

IN TOURNÉE

5-9 febbraio 2020 Teatro Astra – Torino
11 e 12 febbraio 2020 Teatro Sperimentale – Pesaro
13 febbraio 2020 Teatro Filarmonici – Ascoli Piceno
14 e 15 febbraio 2020 Arena del Sole – Bologna
15 marzo 2020 Teatro Comunale – Casalmaggiore (Cr)
17-29 marzo 2020 Teatro Santa Chiara – Brescia

DI GIOVANNI TESTORI
ADATTAMENTO PER TRE VOCI E REGIA VALTER MALOSTI

CON FEDERICA FRACASSI
DAVIDE PAGANINI, GIULIA MAZZARINO

SCENE E LUCI NICOLAS BOVEY
COSTUMI GIANLUCA SBICCA
CURA DEL MOVIMENTO MARCO ANGELILLI
PROGETTO SONORO VALTER MALOSTI
SUONO E PROGRAMMAZIONE LUCI FABIO CINICOLA

TPE – TEATRO PIEMONTE EUROPA / CENTRO TEATRALE BRESCIANO /
TEATRO FRANCO PARENTI / TEATRO DI DIONISO
CON IL SOSTEGNO DELL’ASSOCIAZIONE GIOVANNI TESTORI

Fra i più importanti intellettuali italiani del Novecento, Giovanni Testori porta in teatro nel 1967 la figura della Monaca di Monza: figura storica di grande complessità prima ancora che personaggio dei Promessi sposi. Valter Malosti concentra il dramma di Testori su un triangolo: la protagonista Marianna De Leyva, una vita circondata di violenza fin dal suo stesso concepimento; l’amante Gian Paolo Osio, vero e proprio eroe nero e sanguinario che finisce i suoi giorni barbaramente trucidato; la conversa assassinata dai due per metterla a tacere. I tre personaggi sono in realtà già morti. Parlano come revenants, isolati ognuno nel proprio flusso di coscienza. Lo spettacolo ha debuttato con grande successo al Teatro Parenti di Milano nel febbraio 2019. Malosti dirige Federica Fracassi, attrice sensibile e già intensa interprete dell’universo femminile testoriano nei panni di Erodiàs, Cleopatràs e Mater Strangosciàs. Una performance violentemente poetica, amplificata dalle voci dei giovani attori che accompagneranno la Fracassi in scena.

 

«Credo che pochi artisti italiani portino nella propria figura le stimmate dell’artista moderno come Giovanni Testori – osservava Piero Citati nel 1971 -. Il suo bisogno fatale di andare oltre, sempre più avanti e lontano, dove nessuno possa sostare con lui: il suo disperato desiderio di conoscere il peccato, la dannazione, il rimorso e il delirio; e la fredda volontà di costruirsi, giorno per giorno, ora per ora, libro per libro, un destino tragico, cosa più moderno di questo?».

 

In Testori Marianna De Leyva è una sorta di revenant che strappa se stessa, fantoccio di carta, dalla Storia scritta. La parola si fa carne, rimette insieme le sue “ossa maledette” per dar vita ad una blasfema eppur umanissima resurrezione. La tragica vicenda della protagonista  prende forma con un andamento temporale distopico, e come in soggettiva cinematografica, addirittura fin da dentro il ventre materno, dal concepimento, dall’atto brutale del padre padrone, passando per gli opifici e le fabbriche  e le macchine e le benne della Monza e della Milano degli anni sessanta, fino a rivivere il disperato amore, che è il cuore pulsante del testo, per Gian Paolo Osio vero e proprio eroe nero, sconcio e sanguinario che finirà i suoi giorni barbaramente trucidato.

L’operazione drammaturgica (l’adattamento è per tre sole voci), e di regia, è volta alla radicale scarnificazione del testo, lasciando da parte quel sentore vagamente “pirandelliano” che si annusa nel testo completo, lasciando che l’andamento da feroce confessione, sviluppata in un dialogo apparente con l’inquisitore, si trasformi in quello che il nucleo del testo in realtà è, e cioè un atto violentemente ed eminentemente poetico, già lì ad esprimere una condizione “germinale” del teatro come prova “religiosa”, “immobile”, “lacerante e senz’esiti”,  come ha scritto Barbara Zandrino, una interrogazione spinta fino alla blasfema chiamata in giudizio di Dio, con furioso slancio eretico, per aver voluto così la creazione.

Valter Malosti

 

 

ESTRATTI DI RASSEGNA STAMPA

Malosti concentra tutta la forza della sua rilettura su quei fantasmi ancora arsi dalle fiamme infernali di un amore delittuoso, strani vampiri del sentimento, condannati a nutrirsi per l’eternità del desiderio che li ha avvinti, costretti al delirio della carne che si fa parola.  Maiuscola prova interpretativa di Federica Fracassi, che qui davvero si conferma attrice di altissima qualità, pienamente matura, capace di passare senza sosta dalle più aguzze sfumature a un lacerante furore espressivo. Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore

Uno spettacolo di rara forza, un trionfo della parola testoriana che «si fa carne», materia viva in Federica Fracassi, ottima interprete, che in una sorta di trance puntuta e lucida narra la sua afflizione di donna sempre costretta, dalla legge, dal padre, dalle regole, alla quale improvvisamente pare di poter vivere la libertà, l’amore che non ha mai avuto. Magda Poli, Il Corriere della Sera

Scegliendo la dimensione a tre personaggi e dunque a tre voci, Malosti, che ha già indagato il mondo testoriano in tutte le sue forme teatrali, poetiche e pittoriche, ha costruito uno spettacolo affascinante, ma soprattutto necessario, e ha guidato gli attori, molto convincenti, con intelligenza e sensibilità. Federica Fracassi dà di suor Virginia un’immagine di rara forza, di inquieta fisicità, di forte personalità e duttilità che non si possono dimenticare. Maria Grazia Gregori, DelTeatro

La Monaca che il regista Valter Malosti ha riassunto in un monologo a tre voci di 90’, tre attori in fila sul palco, come tre immobili fotogrammi di un film, ciascuno in una scatola-mondo protetta dal plexiglas che offuscato dalla polvere del tempo, li toglie dal confronto diretto ma li fa riposare in una sorta di eternità letteraria mai liberi però dalla dannazione che ci raccontano come in un film horror, come tre “revenant”. La grandezza del testo e dello spettacolo è nell’essere insieme corpo e spirito, luce e ombra, sperma e sangue, indelebile e perfetto riflesso di intenti d’autore da cui per fortuna non saremo mai abbastanza protetti, sempre ferite aperte. Maurizio Porro, CultWeek

È un esordio intenso, convincente, che lascia il segno nello spettatore. Federica Fracassi conferma la sua bravura dando vita a una monaca di Monza tragica e struggente. Nel complesso, uno spettacolo “perfetto” che sa riproporre quel rapporto inquieto e appassionato con Dio che fu la cifra di Testori. Paolo Perazzolo, Famiglia Cristiana

C’è un’imperdibile Monaca di Monza. Vista, non si dimentica: omogenea, bruciante, miracolosa e per merito di tutti. Il regista, Valter Malosti, è in stato di grazia. Federica Fracassi, nel ruolo della Marianna de Leyva scritta da Giovanni Testori come voce dalla morte, che torna per dirci la sua dannazione abissale eppure umana – è puro corpo di tenebra e peccato. Stefania Vitulli, Il Giornale

Un testo irto e potente, messo in scena con lucida ferocia da Valter Malosti. Prigioniera eterna della sua tomba-cella, nell’abito scuro della suora che poco a poco svelerà i capelli di fiamma e il petto della donna, microfono in mano come una rockstar dannata, Fracassi è una Marianna de Leyva-Virginia memorabile, di inquieta, modernissima potenza. Uno spettacolo di notevole suggestione visiva ed evocativa. Da vedere. Simona Spaventa, La Repubblica – Milano