I DUE GEMELLI VENEZIANI

IN TOURNÉE

7-10 maggio 2020 Teatro Goldoni – Venezia
12-17 maggio 2020 Piccolo Teatro Strehler – Milano

DI CARLO GOLDONI
ADATTAMENTO DI ANGELA DEMATTÈ E VALTER MALOSTI

REGIA VALTER MALOSTI

PRODUZIONE TEATRO STABILE DEL VENETO, TPE – TEATRO PIEMONTE EUROPA, TEATRO METASTASIO DI PRATO, LUGANOINSCENA

Goldoni non fu soltanto scrittore di teatro, non scrisse soltanto commedie che poi altri avrebbero rappresentato, ma visse tutta la propria vita stando nel teatro scritto da lui e da altri. La maggior parte dei lavori che Goldoni ha allestito erano suoi; se allestiva opere liriche, era autore del libretto. Ma il testo era sempre messo in scena da Goldoni in persona, che lavorava con attori e con attrici di volta in volta diversi, a seconda del periodo della sua vita. Per questa ragione, tutto il teatro di Goldoni è anche la storia di lui uomo di teatro. Non era solo un uomo di lettere che a casa scriveva commedie e poi le dava da rappresentare a qualcun altro. È questa la figura duplice e complessa di Goldoni: Goldoni agiva così, scriveva e si rappresentava.

Giorgio Strehler, Goldoni e il teatro, in Quaderni d’Italia 2, 1997

 

Note di regia

Ho scelto da sempre di lavorare lungo il crinale sottile e impervio che separa la tradizione (intesa come piena appropriazione delle proprie radici espressive) dalla ricerca. Ma questa via deve contenere al suo interno la forza di dialogare con entrambe, alla scoperta di un teatro che vuole parlare allo spettatore tutto intero, in cui l’emozione e il processo di elaborazione intellettuale sono un corpus unico che ogni volta vive di una propria autonomia estetica e poetica.

Uno dei nodi centrali della mia ricerca è sicuramente la nostra lingua. Ho compiuto un lavoro a ritroso, partendo da quelli che per me sono gli autori fondamentali nella costruzione di una lingua italiana per la scena: Giovanni Testori, Pier Paolo Pasolini, Carlo Emilio Gadda, Roberto Longhi. Ma ho incrociato anche Federico Fellini, Patrizia Valduga e Antonio Tarantino. Tre anni fa la prima sfida pirandelliana e ora il mio primo incontro con Goldoni.

I due gemelli è una gran macchina di divertimento con un intreccio trascinante fatto di duelli, amori e disamori, fughe, prigioni, ritrovamenti… ma è anche una farsa nera, inquietante, sulla famiglia l’identità, l’amore (anche brutale, violentemente erotico) e la morte.

La storia scenica e di composizione de I due gemelli veneziani, e dei suoi eredi letterari e scenici è un viaggio affascinante e rivela gli ultimi lampi di quella grazia eversiva e seminale che furono quella schiera di attori che tra la fine del 500 e la fine del 700 dominarono le scene teatrali europee. La loro forza risiedeva in una tecnica magistrale che combinava l’improvvisazione, i ruoli multipli, la maschera, un uso del corpo che potrebbe ricordarci la nostra danza contemporanea, il ritmo, la capacità di cambiare mille registri vocali.

Ma la Commedia è Poesia da rappresentarsi, e non è difetto suo che ella esiga, per riuscir perfettamente, de’ bravi Comici che la rappresentino.”

Si deve partire dal fatto che I due gemelli (e la dilogia di Bettina) saranno le uniche commedie dei primi tre tomi della Bettinelli dell’edizione a stampa dei testi goldoniani a non comparire. L’impressione di un’incertezza di Goldoni per la tenuta letteraria dei suoi Gemelli è confermata da tutta una serie di indizi e fonti.

A cosa ci troviamo dunque di fronte quando leggiamo I due gemelli? Probabilmente ad un’opera di creazione collettiva senza che per questo l’autore ne venga sminuito. Ma qui gli autori sono addirittura tre, I due diversi “Pantaloni” (Collalto e D’Arbes) che interpretarono I gemelli scrissero entrambi una loro fortunata variazione che vede i gemelli aumentare a tre.

Nei Mémoires, Goldoni nel bellissimo brano del capitolo LI del I tomo, in cui rievoca il primo incontro con D’Arbes, rivela la sua fascinazione per il carisma di un attore imponente e istrionico e la forte determinazione di questi — una determinazione sua soltanto— che lo spinge alla ricerca di un autore ‘onorato’ che sappia aiutarlo a riscattarsi dalle giovanili intemperanze da scavezzo dimostrandosi, davanti alla famiglia e alla patria, un attore altrettanto ‘onorato’.

Non è difficile, in passaggi come questo, dove il fascino per gli attori sembra distrarre Goldoni dal fuoco della riforma, leggere un implicito riconoscimento di autorialità; riconoscimento tanto più concepibile, agli occhi dell’autore, per la rimodulazione di un soggetto logoro —«rancido», lo definisce addirittura nella Lettera seconda al Bettinelli— in una commedia concertata con chiari intenti promozionali dell’abilità del protagonista (lo dichiara ancora il titolo da commedia dell’Arte, sul modello del Servitore di due padroni o dei Due Pantoloni).

Tant’è vero che, quando l’autore ritroverà Collalto alla Comédie-italienne e assisterà ai suoi Trois jumeaux, non sentirà il bisogno di rivendicare alcun diritto sul testo, sfoderando invece tutta la sua proverbiale bonomia nel concedere all’attore il merito di aver ‘virato’ il modello dal classico dualismo ad un insolito trialismo, e finendo nei fatti per mettere sullo stesso piano il lavoro di Collalto sui suoi Due gemelli veneziani e il proprio lavoro sulla tradizione plautina.

Confermando così definitivamente, se ce ne fosse stato bisogno, l’assoluta centralità del gioco dell’attore nell’equilibrio complessivo della commedia.

Valter Malosti

 

Si ringrazia Emanuela Chichiriccò (Università di Genova) per il suo prezioso studio intorno a I due gemelli veneziani di Carlo Goldoni