DONNE INFORMATE SUI FATTI

CARLO FRUTTERO / BEPPE NAVELLO

L’omonimo romanzo di Carlo Fruttero raggiunge una sorta di sintesi essenziale: otto sguardi di donne puntati su un fatto di cronaca nera, otto personaggi diversi per età, per cultura, per provenienza sociale dicono la loro riguardo all’assassinio di una bella rumena che è riuscita a sposare un banchiere. Lo scrittore sembra non raccontare neanche più, lascia che i personaggi prendano corpo dalle loro stesse parole, si materializzino a poco a poco nella storia, parlando.

Lui, il Poeta (così lo avrebbe chiamato Pirandello) sembra starsene in disparte con sorniona ritrosia. Ma le donne informate parlano per conto di lui, petulanti e verbose, precise e colorite nel linguaggio che ciascuna di esse a poco a poco si conquista: e a poco a poco, negli occhi del lettore, si forma un‟immagine fisica, un‟idea di costume, di gesticolazione, una dimensione corporea grassa o esile o alta; o più o meno elegante, più o meno simpatica. D’improvviso, quasi senza accorgersene, ci si rende conto di essere in teatro, in una interrelazione drammatica di altissima qualità.

Molti anni fa, Fruttero mi disse in una conversazione informale che “oggi, in Italia, non c‟è più nessuno che sappia far parlare un giornalaio”; da allora, la situazione non credo che gli risulti migliorata. E quando, poco più di un anno fa, ho letto il suo romanzo con gran divertimento, mi è tornata in mente quella frase. Perché queste sue otto signore, “la bidella, la barista, la carabiniera, la volontaria, la giornalista, la figlia, la migliore amica e la vecchia contessa”, non sbagliano una sola frase, una sola parola e l‟atlante linguistico tracciato dalle loro voci ci insegna un pezzo di società italo-torinese, sgangherata e infetta sotto le apparenze per bene. Parlano, parlano, talvolta parlano troppo, come si dice che accada alle donne: in un cicaleccio continuo, in un affastellarsi di voci che cercano di sopraffarsi. Una bulimia verbale che, alla fine, porta anche alla verità, a capire chi ha commesso il delitto.

E soprattutto porta alla certezza che il teatro c’è, persino impaginato secondo gli usi della drammaturgia, in una sequenza di monologhi che devono soltanto essere un po’ tagliati. Mi è sembrato che Fruttero avesse scritto il libro nella speranza che questa volta l‟appuntamento della sua scrittura con il palcoscenico, sempre rinviato per imperscrutabili motivi del destino, non potesse mancare.

Beppe Navello

di Carlo Fruttero

con (in ordine alfabetico) Romina Mondello, Daniela Poggi, Patrizia Zappa Mulas
e con Tiziana Catalano, Maria Alberta Navello, Luisella Tamietto, Erika Urban

regia Beppe Navello

FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA in coproduzione con IL CONTATO/TEATRO GIACOSA DI IVREA