DI LA' DALLE COLLINE

Eugène Durif / Pietra Selva

Ho lavorato al testo di Eugène Durif con particolare emozione, sentendomi parte di quel processo creativo che ha portato alla nascita di “Loin derrière les collines”. Sfogliando quelle pagine ho cercato, subito, d’istinto, le tracce, per esempio, di quell’andare tra i boschi e le vigne, tra le colline e i paesi delle langhe a cercare Pavese, e a trovare un incanto: per quella pioggia improvvisa che piega i vigneti, nell’incredibile luce del mattino d’agosto, per l’apparire, nei sentieri, di piccole croci, di immagini votive o di ceppi sparsi a ricordare i caduti, per il sentiero tra i boschi e il danzare e perdersi tra gli alberi delle parole degli attori che leggono e vivono i “Dialoghi con Leucò”.

Ma questa prima spinta ha lasciato il posto ad un interesse profondo per la particolare scrittura di questa pièce di Durif,  dove una parola poetica, complessa, legata al mito si accosta in modo imprevisto e spiazzante a quella semplice della parlata quotidiana, dove il tempo dell’azione è un tempo ambiguo e frammentato, dove i luoghi descritti, il bosco, la vigna, la piazza fantasma, hanno una forte carica simbolica ma sono anche concreti luoghi dell’azione, dove transitano o sostano i vivi e i morti della piccola comunità di un paese, all’indomani della guerra.

Durif non costruisce una “storia” anzi si potrebbe dire che non accade quasi nulla, ma è proprio questo nulla che fa emergere, come dalle profondità di un pozzo, le verità perdute.

Nello spettacolo la scena è un mondo di ruderi, cocci, frammenti dei pozzi di vigna, tracce di una civiltà antica e recente, che i personaggi della storia compongono e scompongono dando vita al bosco, alla vigna, alla “piazza fantasma” del loro paese.

Questi luoghi sono i luoghi degli incontri, dei riconoscimenti, degli smarrimenti, dei giochi, i luoghi intatti dell’infanzia o feriti dalla guerra, i luoghi degli amori sognati e dell’amore vissuto.

Questi luoghi sono incessantemente attraversati dai personaggi che compiono  una sorta di  viaggio interiore, che è anche viaggio nel tempo: il tempo della storia, quella di un paese all’indomani della liberazione con i suoi morti e i suoi sopravvisuti, il tempo sospeso dei ricordi, il tempo sofferto della memoria, il tempo dell’infanzia perduta, il tempo desiderato e sognato del futuro, l’attimo fuggente di una notte di fine agosto,  il tempo della festa, il tempo della vita.

Pietra Selva

di Eugène Durif

traduzione Anna D’Elia

con Xavier Berlioz, Gabriele Ciavarra, Raffaella Gardon, Fiora Giappiconi, Stefania Luberti, Gianluca Matarrese, Raffaella Tomellini

regia Pietra Selva

FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA in collaborazione con VIARTISTI e con Face à Face, Salone Internazionale del Libro, Sistema Teatro Torino

da un progetto di Andrea Dosio, Eugène Durif sostenuto dal Programma Europeo di Cooperazione Transfrontaliera ALCOTRA 2007-2013 “GLI SCAVALCAMONTAGNE” Fondazione Teatro Piemonte Europa – Théâtre la Passerelle di Gap

si ringrazia Fondazione Cesare Pavese