La grafica del movimento. Conversazione con Andrea Costanzo Martini.

Raggiungiamo Andrea Costanzo Martini mentre è in viaggio tra Tel aviv e Bologna: ‘’Vivo in Israele ma sono spesso in volo per lavoro tra spettacoli, coreografia e insegnamento’’. Aspettiamo che arrivi in Piemonte il 10 luglio con RE-AL DANCES, un progetto site-specific elaborato appositamente per il Castello di Aglié in occasione di Teatro a Corte, in un sodalizio con due altre coreografe e danzatrici d’eccezione, Inés Boza Roser, che a Barcellona dirige il progetto scenico I.Boza/SenZaTemPo e Lopez Espinoza, diplomata alla MTD – Theaterschool di Amsterdam e già ospite dei più importanti festival europei. ‘’La mia nuova coreografia site specific si intitola Occhio di Bue, ci racconta Andrea Costanzo Martini, ”ed è stata creata ad hoc per il teatrino di Agliè, un luogo scenico incantevole ma con notevoli restrizioni sia di spazio che di pubblico’’. I tre artisti hanno avuto carta bianca e hanno immaginato di poter condurre lo spettatore in una visita guidata del castello di Agliè, lavorando ognuno in continuità con le proprie cifre stilistiche, creando microcosmi da esplorare in una relazione intima e complice con lo spettatore. ‘’Lavorare in un luogo prestabilito è un modo per misurarsi con limiti e fantasie altrimenti difficilmente immaginabili’’, continua Andrea, ”è un modo per rendere attuali luoghi altrimenti dedicati solo allo sguardo, come oggetti in un museo, e farli vivere della presenza dei performers e del pubblico’’. Agliè che, in occasione di Teatro a Corte ospiterà anche Talismani, un viaggio tra le fiabe più belle di Gozzano, diventa dunque luogo ricco di sorprese, rivela i suoi spazi, come il teatrino e la sala da ballo, diventa palcoscenico per storie e corpi, con tutti i limiti e le potenzialità connesse, come ci racconta Andrea: ”Ad Agliè la mancanza di profondità del palcoscenico mi costringe da un punto di vista fisico a lavorare sulla grafica del movimento, in modo quasi bidimensionale e mi offre la possibilità di trovare modi diversi per espormi al pubblico in uno spazio dove non ci si può nascondere. Il gioco tra cosa decido di mostrare e cosa non lascio vedere forma la coreografia e la drammaturgia del pezzo. Inoltre il luogo, essendo così piccolo, porta ad una grande intimità tra me ed il pubblico. Quando lavoro ad una coreografia tendo a pormi dei limiti, e nel caso del site specific questi limiti sono già dettati dal luogo’’.
Andrea Costanzo Martini fa riferimento all’iter della composizione, a che cosa significhi la committenza, la relazione con uno spazio e in un tempo specifico, e che cosa sia veramente importante, nella relazione artista-pubblico: ‘’Durante il processo creativo mi sono posto molte domande sulla figura del performer. A chi obbedisce? A se stesso o a chi commissiona il lavoro? E quando il performer è anche coreografo quali sono gli equilibri di potere? Immagino una situazione simile ma 200 anni fa. Fossi stato invitato allora, avrei potuto fare quello che faccio oggi? Il teatrino di Agliè funziona, per me, come lente di ingrandimento su queste domande. L’uomo di spettacolo e il palcoscenico. Nessuna via di scampo”. E a proposito del perché ci sia ancora bisogno di passare dal corpo, di trasmettere e ricevere attraverso i suoi strumenti: ”Viviamo in un periodo nel quale la nostra consapevolezza, sempre più proiettata verso un mondo di simboli, immagini e astrazioni, tende a dimenticarsi della necessità del corpo. Un corpo non consapevole di sé, del piacere o del dolore, è un corpo che può essere usato ed abusato da chiunque. Sapersi ascoltare nei propri limiti, debolezze ed imperfezioni ed imparare a lavorare con la propria carne (fallibile) è una delle migliori forme di resistenza ad un sistema che, pur promuovendo in superficie la differenza e l’unicità come valori ideali, ci vuole tutti belli, tutti tonici, tutti uguali, tutti un po’ insoddisfatti di noi stessi e senza troppe domande”.

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