IL RACCONTO DEL TEATRO. Cesare Lievi.

 

Un piccolo aneddoto che ha voluto condividere con noi Cesare Lievi, regista e traduttore dello spettacolo Leonce e Lena di Georg Büchner, in scena dal 13 gennaio al Teatro Astra.

Tanti anni fa a Berlino vidi una versione dell’“Anfitrione” di Heinrich von Kleist con la regia di Klaus Michael Grüber e protagonista femminile Jutta Lampe nel ruolo di Alcmena.

Il pubblico stava seguendo lo spettacolo in modo piuttosto stanco. Gli attori erano bravissimi, le scene bellissime, le luci altrettanto, tutto perfetto, ma lo spettacolo sembrava non vivere. Io ero tra il pubblico e devo ammettere che eravamo davvero provati.

Giunti alla fine del testo di Kleist, Alcmena non sa dire se durante la notte abbia dormito con Jupiter o con il marito Anfitrione: è qui che Jutta Lampe inizia ad avanzare lentamente verso il proscenio. Il pubblico comincia allora improvvisamente a svegliarsi: il suo modo di camminare avviene come nell’aria. Giunta al proscenio, Alcmena vede cadere dall’alto una pioggia d’oro – quasi fosse una nuova personificazione di Jupiter – porge la mano per toccarla e dice l’ultima parola del testo di Kleist: Ach!, che equivale al nostro Ah!

Il modo in cui è stata pronunciata quest’ultima battuta ha fatto sì che il pubblico capisse in un solo secondo tutto ciò che aveva visto in oltre due ore, acquisendo il senso globale dello spettacolo. Sono bastati pochi metri, pochi passi e un gesto.

Questo dovrebbe accadere sempre a teatro: lo svelarsi improvvisamente di un senso pieno.

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