Domenica 16 dicembre 2018 h 21 TEATRO ASTRA, Torino  INGRESSO LIBERO

«BISOGNA FARE DI SÉ DEI CAPOLAVORI».
CARMELO BENE & EDOARDO FADINI, UN’AMICIZIA RIVOLUZIONARIA

PROIEZIONE DEL FILM MANFRED DI CARMELO BENE, a cura di Rino Maenza.

Conversazione con Susanna Fadini, Rino Maenza, Valter Malosti, Leonardo Mancini, Armando Petrini, Franco Prono, Alberto Vanelli

Il 16 dicembre 2013 muore a Torino a 85 anni Edoardo Fadini. Organizzatore teatrale, critico, intellettuale, è stato uno dei protagonisti della stagione che fa di Torino, fra gli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, una delle capitali internazionali dell’avanguardia e dell’innovazione teatrale. Fra i protagonisti Carmelo Bene, con il quale intrattiene un’amicizia trentennale.

A cinque anni dalla scomparsa di Fadini, TPE con il suo direttore Valter Malosti gli dedica l’intera stagione 2018.19 e propone domenica 16 dicembre 2018 alle 21 al Teatro Astra la proiezione del film Manfred di Carmelo Bene, realizzato dalla Rai nel 1978 e trasmesso soltanto una volta nel 1983 su Rai2. Attorno alla proiezione, una conversazione con Susanna Fadini, il direttore TPE Valter Malosti, gli storici del teatro e docenti Leonardo Mancini e Armando Petrini, il docente di storia del Cinema Franco Prono e il presidente della Casa del Teatro Alberto Vanelli.

 

EDOARDO FADINI

Edoardo Fadini (1928-2013) esordisce come critico teatrale de L’Unità dal 1961 al 1970 e come titolare della rubrica teatrale sul settimanale Rinascita dal 1970 al 1975. Dal 1962 al 1974 è direttore dell’Unione Culturale di Torino fondata da Franco Antonicelli. Fonda e dirige le riviste Teatro (con il critico teatrale Giuseppe Bartolucci e con il docente Ettore Capriolo) e Fuoricampo. Nel 1967 organizza all’Olivetti di Ivrea il primo Convegno Internazionale sul Nuovo Teatro, da cui scaturirà il Manifesto del Nuovo Teatro che firma insieme con Franco Quadri e Giuseppe Bartolucci. Dirige la casa editrice Studio Forma ed è docente presso il Dams all’Università degli Studi di Torino.

Nel 1975 fonda il Cabaret Voltaire, ispirato a quello omonimo di Zurigo del 1916 e dedicato alla diffusione del teatro d’avanguardia. Il nuovo Cabaret Voltaire viene ricavato in un appartamento di via Cavour 7, nel centro di Torino, e resta attivo fino al 1994 producendo in tutto 419 spettacoli. Al Cabaret Voltaire Fadini programma i maggiori nomi d’avanguardia a livello mondiale, spesso in prima italiana, e tutto quel teatro che rompe con la tradizione ed è estraneo al sistema degli Stabili italiani del tempo. Porta per la prima volta il Living Theatre, dei quali produce spettacoli come l’Antigone: «Fu un grande evento – ricorda Fadini -. Mi telefonarono dalla segreteria particolare di Gianni Agnelli. Volevano dodici biglietti per lo spettacolo. Venne la famiglia Agnelli al completo». Il 20 ottobre 1969 la prima italiana di Paradise Now, spettacolo-happening del Living Theatre, viene interrotta dalla polizia: «Vidi a Berlino Paradise Now e subito lo programmammo per Palazzo Carignano: 300-400 persone si accalcarono dentro e all’uscita ci aspettavano 25 gazzelle della Polizia». Al Cabaret Voltaire passano Bob Wilson, Pina Bausch, Tadeusz Kantor, John Cage, Jerzy Grotowski, Lucinda Childs con Philip Glass e Laurie Anderson, Allen Ginsberg, i Bread and Puppet. Come autore e condirettore, al Cabaret Voltaire produce e realizza spettacoli di ricerca entrati nella storia del teatro italiano: Ecce Homo Machina (Biennale di Venezia, 1981), Inferno, Purgatorio, Paradiso (dalla Divina Commedia, Torino 1976, ’78, ’79), Storia Universale dell’infamia / Ultimi giorni dell’umanità (da Borges e Kraus, Torino 1980).

È fra i promotori ed ispiratori dei protagonisti della nuova scena italiana: Eugenio Barba, Carlo Quartucci, Leo De Berardinis, più tardi il Nuovo Teatro degli anni Ottanta con i Magazzini Criminali e Falso Movimento. Tra il 1987 e il 1992 a Chieri (Torino) organizza il Festival Internazionale del Nuovo Teatro. Per il Teatro Stabile di Torino si occupa per anni dei temi del decentramento, con una singolare e fruttifera sintesi fra le avanguardie internazionali e i problemi di integrazione culturale e civile di una città in profonda trasformazione.

Per trent’anni Fadini è amico e sodale di Carmelo Bene. Un legame che inizia nel 1963 con la presentazione della prima versione di Pinocchio di Bene al Teatro Alfieri, prosegue per tutto il decennio all’Unione Culturale con spettacoli come Don Chisciotte, e dal 1975 si consolida al Cabaret Voltaire, concludendosi solo con la morte dell’attore salentino il 16 marzo 2002. Per ricordarlo, Fadini organizza nel’ottobre-novembre dello stesso anno a Palazzo Bricherasio la mostra Carmelo Bene: mostra d’autore, e alla Galleria d’Arte Moderna il convegno Le arti del ’900 e Carmelo Bene, che in tre giornate raccoglie quasi duecento personalità fra artisti, critici, musicisti, scenografi, docenti.

Con Fadini scompare un mondo utopico ed entusiasta. Scrive Gigi Livio nel gennaio 2014, pochi giorni dopo la sua morte: «Gli enti finanziatori che avevano sostenuto un tempo Fadini ora erano diventati più avari e non solo per la crisi economica che stava avanzando ma perché gli interessi erano ormai di altro tipo, legati a una spettacolarità superficiale e che potesse avere un immediato successo che è cosa ben altra, anzi addirittura opposta, al risveglio dello spirito critico che aveva informato l’arte e la cultura dell’avanguardia e del suo organizzatore. Ora Fadini è morto, ma il suo mondo era morto da un pezzo. Non resta che rimpiangere l’uno e l’altro».

 

lL MANFRED di Carmelo Bene

di Rino Maenza

Una rarità ritrovata nel 2017 in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita del genio salentino. Il film, prodotto dalla Rai nel 1978, è rimasto «archiviato» nelle Teche e trasmesso una sola volta da Rai International nell’ottobre 1983. Attualmente è visibile soltanto in rete in una copia a bassa qualità. È una produzione realizzata con la collaborazione fra Rai e Teatro Comunale di Bologna, che ne è stato anche il set di produzione, in un allestimento teatrale originale ideato da Carmelo Bene che ne cura anche la regia cinematografica.

Si tratta di uno straordinario «melologo»: un genere che unisce musica e parlato con la meravigliosa partitura musicale di Robert Schumann, scritta fra il 1848 e il 1852 ed eseguita dall’orchestra e dal coro del Teatro Comunale di Bologna con la direzione di Piero Bellugi. A dar voce al dramma di Lord George Gordon Byron sono l’affascinante voce recitante di Lydia Mancinelli e la superba, unica ed insuperabile voce concertante di Carmelo Bene.

Il film è una produzione sperimentale, una prova generale di un concerto sinfonico che Bene avrebbe poi rappresentato nei maggiori teatri lirico-sinfonici italiani fra cui il Regio di Torino, Santa Cecilia a Roma, il Comunale di Firenze e il Massimo di Palermo, per conquistare nel settembre-ottobre del 1980 il palcoscenico più ambito: quello del Piermarini, ovvero il Teatro alla Scala, di cui calcò le scene per tre giorni nell’ambito della stagione sinfonica 1980-1981. Con il periodo cosiddetto «concertistico» e con l’avvento della «macchina attoriale», la voce-orchestra evocatrice di Carmelo predomina sulla scena incontrastata, sì da far scrivere a Gilles Deleuze: «Non è più questo o quel personaggio che parla, ma il suono stesso diventa personaggio, tale preciso elemento sonoro diventa personaggio. Carmelo Bene prosegue dunque il suo progetto d’essere “protagonista” od operatore più che attore, ma lo prosegue sotto nuove condizioni. Non è più la voce che si mette a bisbigliare, o a gridare, o a martellare, secondo che esprima questa o quell’emozione, ma il bisbiglio stesso diventa una voce, il grido diventa una voce, mentre al contempo le emozioni corrispondenti (affetti) diventano modi, modi vocali».

Il film di Manfred del 1978 realizza difatti la trasformazione di Bene in una sorta di voce-orchestra, dove lui interpreta tutti i personaggi del dramma eccetto la sua amata Astarte. Comincia così per Carmelo la cosiddetta fase fonica in cui la voce diventa strumento solista tra le figure dell’orchestra anche col supporto di un complesso apparato di elaborazione ed amplificazione sonora sia in teatro che all’aperto. L’accoglienza in Italia fu trionfale in tutti i teatri dove lo spettacolo andò in scena. Significativa anche l’accoglienza della critica e del pubblico negli Stati Uniti all’apparizione della versione integrale del Manfred pubblicata dalla Fonit Cetra, oggi distribuita da Warner Music Italia. Insomma, Manfred è una vivida testimonianza del genio artistico di Carmelo Bene e della sua grandezza culturale.

 

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