ideazIone e regia Simone Schinocca / TEDACÀ
Torna, dopo il successo della scorsa stagione, Strani-ieri, racconto dell’esodo di milioni di contadini del Sud italia che, tra il 1950 e il 1970, abbandonarono le campagne per recarsi nelle grandi città del nord, tra le quali Torino fu meta privilegiata. La scelta di partire, il viaggio sull’ancora esistente treno del sole, l’arrivo, l’ambientamento, il lavoro, la fabbrica, la casa, il primo ritorno nella terra natale, le prospettive per il futuro, sono i capitoli di questo racconto realizzato sulla ricostruzione del contesto storico e sociale e sulle interviste agli immigrati di ieri, con l’obiettivo di mettere in luce le speranze, i problemi, i sentimenti e i sacrifici che la scelta di migrare ha comportato in quelle vite.
di e con Lucilla Giagnoni / Fondazione TPE - CTB
Lo spettacolo s’ispira all’ultimo libro della Bibbia, Apocalisse, che non vuol dire come ormai è in uso nel linguaggio comune “Catastrofe” e, di conseguenza, “Fine”, ma “Rivelazione”, “Guarda”, “Racconta ciò che hai visto”: sono queste le indicazioni più frequenti date a Giovanni, il testimone-narratore. In un mondo di ciechi che credono di vedere e, dunque, di sapere, il mistero si rivela solo a chi sappia guardare, a chi abbia occhi nuovi. Questa è l’Apocalisse, una ri-nascita. Apocalisse è l’ultimo capitolo di una trilogia della “spiritualità” che ha visto Lucilla Giagnoni affrontare Vergine Madre, spettacolo ispirato al percorso di salvezza raccontato nella Divina Commedia e dallo spettacolo Big Bang che indaga sull’inizio e sulla Creazione facendo dialogare il linguaggio della scienza con quello della teologia e quello del teatro.
di Carlo Goldoni / Il Contato - Fondazione TPE
Il Ventaglio è una commedia corale, caratterizzata dalla compresenza simultanea in scena di 14 personaggi, che animano la piazza di un borgo lombardo senza tempo. Si tratta di un microcosmo afoso, paralizzato dal caldo che rende vana e pesante ogni azione. Dietro il mostruoso attivismo di tutti i personaggi che battono, picchiano, pestano, filano, leggono, bevono, spazzano, si nasconde una insanabile inerzia del vivere. Ne Il Ventaglio si respira l’aria della fine di un’epoca, la decadenza che scrosta i muri e mina le fondamenta del paese, ed è qui che si può leggere un legame molto stretto con la nostra contemporaneità, immobilizzata dalla crisi economica che sta costringendo tutti a fermarsi, a ridimensionare sogni e ambizioni, a covare depressione e risentimento. È una commedia della vecchiaia di Carlo Goldoni, che cela se stesso dietro il personaggio di Geltruda, l’aristocratica vedova che, come l’autore, guarda tutti dall’alto, con distacco e disincanto, mentre si prepara a prendere commiato dalla comunità.
di Nino D’Introna
THÉÂTRE NOUVELLE GÉNÉRATION - CENTRE DRAMATIQUE NATIONAL DE LYON
spettacolo in lingua francese sottotitolato
Nella sezione dedicata ai migliori risultati della creazione internazionale siamo contenti di presentare uno spettacolo del Théatre Nouvelle Génération di Lione, per la regia del suo direttore, il torinese Nino d’Introna. Da anni tra noi e TNG si è sviluppato un rapporto di collaborazione e incontro che porterà sicuramente altri importanti risultati artistici. Dopo un lungo viaggio, Aride e Kétal prendono possesso di un lembo di terra che reca la scritta “proprietà privata”. Non sono amici, si sono incontrati per caso, e Ketal ha approfittato dell’ingenuità di Aride per farsi portare il bagaglio. Il loro insediamento è però rapidamente disturbato dall’arrivo di un terzo incomodo, che afferma di essere il proprietario del luogo. La situazione degenera in una guerra, mettendo in pericolo la vita di ognuno. Neppure l’intervento improvviso di una donna cambierà i destini dei tre, accecati dal desiderio di potere. Scegliendo di portare sul palco il breve testo di Lise Martin, Nino D’Introna indaga le origini dell’umanità, e la violenza insita in ogni rapporto umano.
di Eduardo De Filippo regia di Michele Sinisi / TEATRO MINIMO - FONDAZIONE TPE
“Credo che ciascuno di noi nella propria vita prima o poi incontri il proprio prefetto: una o più volte purtroppo ci capita infatti di vestire i panni di Campese. Con molta dignità però mettiamo la giacca, facciamo il nodo alla cravatta e andiamo di primo mattino a parlare di noi, colla speranza che il prefetto ci stringa la mano e dica: sì. non di rado però il prefetto, essere umano pure lui, risponde al nostro desiderio di ascolto con lo scherno o più cinicamente con l’indifferenza. a me fa male. però finisco per ingoiare il rospo perché sono stato educato a non distruggere ogni probabilità anche minima che le cose possano migliorare. in certi momenti quando la misura non la trovo malgrado l’impegno, finisco per agire, perché bisogna anche compensare il vortice delle proprie emozioni. allora succede che al prefetto rispondo chiedendogli il rispetto che comunque si deve ad un essere umano che ha solo sperato in una stretta di mano accompagnata da un sì. non che si pretenda di scrivere tutti i finali ma è giusto, penso, desiderare l’ascolto.” Michele Sinisi
CIRCO ZOÉ / CIRCO VERTIGO
In un universo assurdo e senza tempo coabitano sette personaggi alla ricerca del limite tra il reale e l’onirico. Quando il sogno diventa realtà, quando la realtà svanisce, quando si mettono in discussione i codici e i riferimenti si perdono, cosa rimane? Non resta che destabilizzare le percezioni, privilegiare l’irrazionale, disfarsi della logica quotidiana. Giocare con l’immaginario collettivo lasciando allo spettatore la libertà di vedere oltre. Siamo al corto circuito, un conflitto di forze che può condurre a un’esplosione o ad una perfetta armonia. i Greci utilizzavano due parole per designare il concetto di Vita: Bios e Zoé. il Bios è l’insieme delle esperienze di un uomo; Zoé è la nostra vita più intima, più personale, più segreta. in scena un collettivo di artisti formatisi nei principali istituti d’Europa di formazione nelle arti circensi.
MERCOLEDÌ 26 OTTOBRE h. 10.30 e GIOVEDÌ 27 OTTOBRE h. 16.00
BALLETTO DELL'ESPERIA
Shakespeare’s Frames vuol essere un omaggio del Balletto dell’Esperia al grande scrittore inglese, attraverso la messa in scena di tre coreografie dedicate a personaggi minori o secondari tratti da suoi capolavori. Le opere di Shakespeare sono ricche di queste figure che, pur nella loro posizione di minor importanza rispetto ai personaggi principali, sono affascinanti e ricche di sfaccettature, e potrebbero essere di per se stesse protagoniste di una pièce teatrale. Lo spettacolo è firmato oltre che da Paolo Mohovich, direttore artistico del Balletto dell’Esperia, anche da due giovani autori che stanno nascendo in seno al Bde: Silvia Moretti e Davide Di Giovanni. I personaggi da cui traggono ispirazione le tre coreografie sono Ofelia, da Amleto, per Paolo Mohovich, le streghe, da Macbeth, per Silvia Moretti ed Ero, da Molto rumore per nulla, per Davide Di Giovanni.